15/10/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Giro d’Italia o un favore a Israele?
Lo “Spirito di Assisi” che ha visto diventare questa nostra città punto di riferimento della Pace, del dialogo interreligioso. Come si concilia tutto questo con la politica di Israele, le sue continue violenze, i morti, i muri, la violazione dei diritti umani?


Dal 4 al 27 maggio si svolgerà il 101° Giro d’Italia che farà tappa ad Assisi, con partenza il giorno 16 da S. Maria degli Angeli, dopo l’arrivo del giorno prima a Gualdo Tadino.

Questa edizione del Giro è partito da Gerusalemme (con una cronometro e ben tre tappe nei territori palestinesi occupati da Israele), prima volta tappa fuori dell’Europa, in cambio di 12 milioni di euro pagati dallo stato israeliano.

Oltre 120 gruppi per i diritti umani di tutta Italia avevano chiesto di spostare il luogo di partenza perché questa scelta, che ha poco a che fare con il ciclismo, è un chiaro favore all’immagine dello stato di Israele in un momento in cui non solo continuano ad essere, come da sempre, violati i diritti umani dei palestinesi ma che dal 30 marzo è in atto una vera e propria repressione nel corso delle proteste della "Grande marcia del ritorno" che ha già fatto 49 morti e 6.793 feriti, come denuncia anche Amnesty International.

Una situazione inaccettabile e vergognosa per cui non si può mascherare con lo sport una tantum, come simbolo di pace, quello che la politica e la violenza realizzano quotidianamente.
Per questo Assisi, come simbolo di città per la Pace, con l’accettazione di questa realpolitik di fatto compie atti opposti alla sua natura, la sua vocazione, la sua immagine e la sua volontà.

Non possiamo dimenticare che Assisi è gemellata con Betlemme dal 1989 tanto da aver appena organizzato, il 21 aprile, la conferenza internazionale delle città italiane gemellate con la località della Basilica della Natività strettamente collegata a quella del Santo Sepolcro.

Inoltre Assisi è il luogo da cui molti francescani partono per la loro missione in Terra Santa e sono strettamente collegati con la patria di San Francesco.

Se si ha coscienza di ciò non si poteva non rifiutare di essere complici di una scelta che nega la storia ed i valori della città, anzi ciò che si pubblicizza come lo “Spirito di Assisi” che ha visto diventare questa nostra piccola cittadina punto di riferimento della Pace, del dialogo interreligioso, di incontro dei rappresentanti mondiali delle varie religioni.

Come si concilia tutto questo con la politica di Israele, le sue continue violenze, i morti, i muri, lo sradicamento degli olivi, l’abbattimento delle case palestinesi, l’embargo di merci, lo stato poliziesco, la violazione dei diritti umani?

Per questo riteniamo che da Assisi più che dalle altre città italiane, attraversate da questa edizione del Giro d’Italia, si doveva levare forte la voce di non partire da Gerusalemme e non utilizzare l’alibi di quanto fatto da Gino Bartali per giustificare gli interessi economici di organizzatori e sponsor, e non avallare con la propria silente, anzi concordante, partecipazione le ingiustizie implicite nell’evidente appoggio politico alla “presunta normalità” della politica di Israele.

Siamo ancora in tempo almeno a dire qualcosa che ristabilisca la verità ed offra una speranza.
Assisi e l’Umbria facciano la propria parte.





Circolo culturale “primomaggio”

Inserito giovedì 10 maggio 2018


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