19/07/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Prima che tu sorridi, io ho sorriso
La Nuova Brigata Pretolana per Aldo Capitini: Spettacolo musicale con letture e canzoni contro la guerra. Pretola, 24 giugno 2018


Lo spettacolo (una performance cantata, recitata e narrata) è dedicato a Capitini all’interno delle celebrazione per la libertà e la liberazione di Perugia nel giorno del XX giugno dell’Ottocento e del XX giugno del Novecento.
Parte da Antonio Fogazzaro, con il nostro Risorgimento, e termina ai nostri tempi, alla I Marcia per la Pace e la Fratellanza dei Popoli, ideata e realizzata da Capitini nel 1961, e alle attuali marce e iniziative contro la guerra, per la pace, per la nonviolenza, ispirandoci appunto al pensiero capitiniano.
Lo spettacolo attraversa oltre un secolo di storia con un canto arcaico contadino, con canti legati al fenomeno emigratorio di fine ottocento e oltre, alla Grande Guerra, alla Resistenza, alla Seconda guerra mondiale, alla Liberazione, alla Pace, per concludersi con canti della tradizione pretolana legati soprattutto ai giorni di festa, quale è quello del 24 giugno di quest’anno.
I canti saranno alternati a letture poetiche da parte di Anna Maria Farabbi, che punteranno dritte dritte sulla poesia civile, così sovente bistrattata e illanguidita. Anna M. Farabbi vuole così innescare una mina politica poco conosciuta e poco battuta anche negli eventi di questo cinquantenario capitiniano.

Ma ecco la scaletta musicale della performance.

1 Buona sera miei signori - canto iniziale di benvenuto

Siamo a metà Ottocento, per la precisione tra il 1850 (marzo 1948 – marzo 1949: I Guerra d’Indipendenza) ed il 1859 (aprile – luglio 1859: II Guerra d’Indipendenza).
Antonio Fogazzaro (1842 – 1911) scrisse il suo capolavoro, Piccolo mondo antico, nel 1895, ma lo ambientò in quegli anni tra le guerre d’indipendenza sul Lago di Lugano e sul Maggiore.
In Piccolo mondo antico si legge:
“Nello stesso tempo si udirono i remi d’una barca che veniva da Porlezza, si udì un fagotto scimmiottar l’aria di Anna Bolena. Franco, che s’era seduto sulla poppa del battello, saltò in piedi, gridò lietamente:
«Ehi là!».
Gli rispose un bel vocione di basso:
Buona sera.
Miei signori,
buona sera,
buona sera.
Erano i suoi amici del lago di Como, l’avvocato V. di Varenna e un tal Pedraglio di Loveno, che solevano venire per far della musica in palese e della politica in segreto; un segreto di cui Luisa sola era a parte.”

Il Buonasera introduttivo vale oggi come un Buongiorno, ovviamente.

2 Al suono di chitarra e mandolino - canto augurale

E’ una serenata augurale, di benvenuto, dedicata al pubblico, a tutti gli ascoltatori; dedicata a tutti i partecipanti e compartecipanti..

3 Canto alla mietitora - canto arcaico
E’ una delle più antiche forme sopravvissute di canto rustico medioevale. Il “Canto alla mietitora” (detto anche “alla Todina”), tipico del periodo della mietitura (da S. Giovanni in poi, oggi per l’appunto) sino agli anni ’70 era ancora sicuramente presente lungo gran parte del versante adriatico dell’Appennino (oltre l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo ed il Molise, sino in Romagna), ma anche nel Lazio ed in Toscana (come “Stornelli toscani alla mietitura”).
Il canto è detto “canto a vatoccu” o “canto a batoccu” (“a bitoccu” nelle Marche, ove sono detti anche “Canti alla falciatora”). Questo è il batacchio delle campane e verosimilmente il nome è stato applicato a codesto tipo di canto perché in esso si ha il battere e ribattere delle due voci (due maschili, o una maschile e l’altra femminile, a volta anche due coppie di voci).
E’ un canto a polivocalità primitiva (secondo un modello di “discanto”) e si applica in genere a stornelli su due endecasillabi ripetuti.

4 Addio mia bella addio -  canto risorgimentale

“Addio mia bella addio” è il canto più famoso tra quelli sorti nel 1848. Il titolo originale era “Addio del volontario all’innamorata”. Autore del testo fu il fiorentino Carlo Alberto Bosi. L’autore della musica è invece ignoto.
Venne pubblicato nel 1859, al tempo della II Guerra di Indipendenza.
Ricordate il canto finale del film del 1941 di Mario Soldati con Alida Valli (Luisa) e Massimo Serato (Franco)?  È “Addio mia bella addio”, appunto, un canto squisitamente risorgimentale.
Siamo sul lago Maggiore, all’Isola Bella, e scrive Fogazzaro in Piccolo mondo antico:
«… Una vecchia, che aveva tre figli fra quei soldati, gridava loro, tutta scarmigliata ma non piangente, che si ricordassero del Signore e della Madonna… I soldati molto pratici del prevost, la prigione militare, risero… e il battello partì. Grida, sventolar di fazzoletti e poi un CANTO, un CANTO POTENTE di cinquanta voci gagliarde:

Addio, mia bella, addio,
l’armata se ne va
… … …

I soldatini erano tutti ammucchiati a prora su cataste di sacchi e barili, quale seduto, quale sdraiato, quale in piedi, e cantavano a squarciagola con l’accompagnamento cupo delle ruote del vapore…».

Così come cantavano i giovani perugini (nel 1859) che andavano al nord per unirsi alle truppe sabaudie, lasciando Perugia priva di elementi validi per contrastare la sete di vendetta papalina.

5 Mamma mamma mamma dammi cento lire - canto sull’emigrazione

Questa canzone è l’adattamento al tema dell’emigrazione di una antica ballata, “La maledizione della madre”.
Nella ballata originale la madre non vuole che la figlia sposi il re di Francia, la figlia disobbedisce e muore attraversando a cavallo un corso d’acqua.
In questo canto la mamma, contrariamente ai fratelli (e avrà ragione la mamma), non vuole che la figlia emigri. Morirà infatti annegata.
Il canto si riferisce alle emigrazioni dei contadini dell’Italia settentrionale verso l’America meridionale (II metà dell’ottocento).
La Nuova Brigata Pretolna vi propone la sua versione, raccolta da L. Galeazzi nel sud del Lazio, e oggi a Pretola arrivata e adottata.

6 O Dio del cielo - canto alpino della Grande Guerra

“O Dio del Cielo” (“Gran Dio del Cielo”) è un noto canto popolare, conosciuto soprattutto nella versione trentina all’interno dei canti di Montagna: il canto è infatti un canto degli Alpini, cantato specialmente durante la I Guerra Mondiale, quella lunghissima guerra di trincea che unì individui da ogni parte d’Italia, e che nei lunghi momenti d’attesa invitava i singoli a cantare i propri canti, per cacciare la malinconia, la tristezza, la paura, nella speranza continua che la guerra finisse, che arrivasse la pace, che si potesse tornare a casa (sani e salvi, ovviamente).  E questo fu uno dei tanti motivi che permisero la diffusione dei canti da una parte all’altra della nostra penisola.
La Nuova Brigata Pretolana (come la vecchia Brigata) ne esegue la versione socialista, riadattata nel corso della II Guerra Mondiale: una canzone decisamente pacifista ed antimilitarista.

7 La canzone dell’8 settembre - canto di prigionia e resistenza

È un canto di prigionia, di confino, di resistenza e legato all'evento dell'armistizio tra l'Italia e gli alleati.
Le parole sono del Gruppo Padano di Piadena sulla musica di un antico canto ottocentesco, rivisitato successivamente (“Ed un giorno andando in Francia”).

8 Bella ciao - canto della resistenza

Controversa, complessa, enigmatica, discutibile e affascinante l’origine di questo canto.
Proviene probabilmente dalla fusione  di due canti antecedenti:  “La bevanda sonnifera” e  “Fior di tomba II”  (C. Nigra. Questa è quanto meno una delle ipotesi.
Come tale venne assunto ad inno patriottico alla fine della guerra di liberazione, dopo la RESISTENZA, al fine di unire tutte le brigate partigiane che combatterono contro il nazi-fascismo. Si potrebbe ufficializzare, forse, la sua versione che oggi spesso cantiamo, ai primissimi anni del II dopo guerra. Forse già nel 1946 allorché venne invece proclamato Inno d’Italia il vecchio Inno di Mameli (ovvero il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro) scritto un secolo prima, nel 1846 e cantato nel ’48 durante le 5 giornate di Milano e nel ’49 durante la Repubblica Romana (ove Mameli morì).
Ma, quando è nata realmente “Bella ciao”?
Probabilmente già verso la fine della Resistenza. Due importanti interviste (che ci riguardano da vicino!), tra le altre, lo dimostrerebbero. Eccole.
I testimonianza:
“È stato nel marzo-aprile 1945 che ho sentito per la prima volta Bella ciao. Da gruppi di partigiani emiliani che avevano passato la linea gotica e che erano stati inquadrati nel gruppo di combattimento Cremona, dove c’erano anche parecchi altri volontari provenienti all’Umbria, dalla Toscana, dalle Marche eccetera. E anch’io ero fante volontario del II battaglione, V compagnia del 22° reggimento di fanteria Cremona. Sulla linea gotica c’erano 4 divisioni italiane: la Cremona, la Friuli, la Legnano e la Folgore… E Bella ciao la sentimmo cantare prima dell’offensiva, quindi marzo o inizio d’aprile, da questi emiliani che avevano passato la gotica… Non ricordo però che cantandola battessero le mani. Anche perché, se non avevi in mano il fucile, avevi lo zaino e altre cose che non ti davano la libertà di movimento delle mani…”
                                 (intervista di Cesare Bermani a Francesco Innamorati a PG il 30 gennaio 1998).
II testimonianza:
“ Bella ciao io l’ho sentita cantare al fronte di Alfonsine nel gennaio 1945. Erano gli anziani soprattutto, che poi venivano dalla Sardegna, quindi non è che venissero dalla resistenza. Noi invece eravamo stati partigiani e ci eravamo arruolati volontari. Io ero volontario nella divisione Cremona, 22° reggimento di fanteria, e stavamo sul Serio…. E quelli che tornavano dalle postazioni, che c’era il cambio di notte, cantavano questa canzone, che però, come tutte le canzoni militari non era “questo è l’amore del partigiano”… ma era “il bell’amore della Rosina”…
                                                  (intervista di Cesare Bermani a Vinci Grossi a PG il 9 febbraio 1998).

9 Lamento per la guerra - canto e recitazione

Canto legato alla II Guerra mondiale.
In un quaderno di Ugo Pappafava è riportato il testo di questo canto come “storia della guerra cantata sul motivo di ‘Peppino e il tenente’ con parole di Ugo Pappafava”.
È un esempio dello spirito umbro: ogni sofferenza è accettata in virtù del desiderio di pace, con rassegnazione e senza invettiva.

10 Colgo la rosa – stornello a dispetto

Accanto a queste canzoni tristi si cantavano però anche canzoni allegre, canzoni popolari legate alla pace e all’amore, pur nei suoi contrasti a volte inevitabili.
Così gli stornelli.
Lo stornello è un tipo di canto di solito improvvisato molto semplice, d’argomento amoroso o satirico, affine alla filastrocca. È tipico dell’Italia Centrale.
Questo stornello è d’origine aretina: è un dispetto toscano, forma tipica di insultarsi di solito a vicenda (dalla Toscana alla Puglia passando per Roma e Lazio)
Deriverebbe dall’uso di cantare “a storno” (come lo storno appunto) e a rimbalzo di voce da un luogo ad un altro.
Lo stornello a dispetto (dalla Toscana alla Puglia) è una forma (tipicamente sarebbe romana) di insultarsi di solito a vicenda.
Il canto che ascolterete è una sorta di contro-serenata, decisamente anti-femminile, forse dopo una rottura sentimentale.

11 Canzone per la marcia della pace - canto del 1961
( di Franco Fortini e Fausto Amodei)

Fu improvvisata  nel settembre 1961 da Franco Fortini e Fausto Amodei durante la marcia della pace Perugia-Assisi (“manifestazione popolare contro l’imperialismo, il razzismo, il colonialismo, lo sfruttamento). Incisa da Maria Monti in “Le canzoni del NO (1966)”, la canzone provocò il sequestro dell’intero disco e Fortini subì un processo dal quale venne però assolto.  (da “Canzoni italiane di protesta – 1794/1974 – Dalla Rivoluzione Francese alla repressione cilena”, a cura di Giuseppe Vettori, paperbacks poeti/26, Newton Compton Editori, 1974).

12 Vieni dolce amore – serenata

Una breve contenuta serenata, e, come tutte le serenate, legate all’amore.

13 Amore eterno baciami – stornello a rispetto

La guerra è finita, la vita riprende, la voglia di gioire è doverosa.
Eccovi allora un canto che è un invito alla speranza.
È uno stornello, uno stornello (o strambotto) a rispetto:  scherzoso e spiritoso.
Scrisse G. Carducci al riguardo: “è chiamato a rispetto a cagione della riverenza o venerazione che i cantori dimostravano verso l’oggetto dell’amor loro”.
Comunque sia questo stornello lo si deve interpretare come un canto amoroso e di speranza.
La prima parte è, appunto, scherzosa e spiritosa. È in dialetto, quello pretolano.
La seconda parte è decisamente un invito all’amore e alla speranza. È in italiano.
Rappresenta un po’ l’atmosfera di allora, sempre del II dopoguerra: necessità di dimenticare quanto era successo, il bisogno di divertirsi dopo le lunghe e faticose giornate lavorative, la voglia di scherzare ma anche di partecipare le emozioni e credere in un mondo migliore.

14 Le ragazze pretolane – ballata pretolana

Terminiamo con una ballata: il canto più famoso e forse emblematico della (vecchia e nuova) Brigata Pretolana.
Il canto è da attribuire un po’ a tutti i componenti il gruppo, in particolare Ugo Pappafava e Remo Alunno. Questo nelle parole, mentre la musica potrebbe rifarsi a temi preesistenti ma di cui non sappiamo.
La guerra è ormai finita da alcuni anni. La vita riprende e le speranze sono tante.
Il testo riflette pertanto la spensieratezza, l’allegria, la voglia di vivere e di divertirsi, finalmente!
Le parole contenute in esso sono fotografie, sono raccontini, in parte surreali, in parte balordi, in parte realistici, che tracciano momenti di vita di paese. Ricordiamo che siamo negli anni ’50 – ’60 del secolo passato. Dobbiamo pertanto calarci con la memoria in quel periodo storico, a Pretola, così come nei piccolo borghi lungo il Tevere.

Oggi è un GIORNO DI FESTA. E così:

Vi voglio e vi vogliamo lasciare però con questo pensiero, di pace e di fratellanza, di fraternità e di compartecipazione, di ALDO CAPITINI:

“Prima che tu sorridi, io ho sorriso”  (A. Capitini)

 



Daniele Crotti

Inserito mercoledì 20 giugno 2018


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