23/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Togliamo via Almirante dalla toponomastica di Assisi, città della Pace
Razzista, antisemita, fucilatore di partigiani, poi a capo degli scontri di piazza che i fascisti organizzano per anni contro il movimento operaio e le forze democratiche

I giorni scorsi, sull'onda delle polemiche di Roma, Eraldo Martelli rivendicava orgogliosamente di aver voluto ad Assisi, da assessore del tempo nella giunta del sindaco Giorgio Bartolini, l'intitolazione di una via e relativi giardini a Giorgio Almirante, in una zona centrale di S. Maria degli Angeli, nei primi anni duemila.
Il buon Martelli, a cui riconosciamo coerenza nel ritenersi un fascista mai pentito, ha potuto farlo per la forza dei numeri in giunta e consiglio comunale derivata dal consenso sulle politiche generali del centrodestra e del suo ruolo di potere, ma non certo perché aveva la condivisione della maggioranza dei cittadini.
Infatti alcuni di noi con altri compagni e cittadini eravamo lì, il giorno dell'inaugurazione, a contestare tale scelta e distribuire un volantino.
Allora non abbiamo avuto la forza e forse la capacità di mobilitare l'opinione pubblica per impedire quella scelta, ma oggi che la discussione si riapre grazie al dibattito su Roma, e non solo, riteniamo che quella scelta vada cambiata.
Questo chiediamo all'attuale amministrazione comunale e cioè di rivedere la toponomastica, voluta da una giunta di destra, che non rispecchia non solo la volontà della maggioranza dei cittadini ma nemmeno i valori della Costituzione Italiana basta sull'antifascismo. Lo vogliamo noi ma anche altre associazioni della città.
La giunta del sindaco Stefania Proietti dice di rifarsi allo spirito ed alle cose scritte nella nostra bella Costituzione e gli diamo atto di aver fatto anche iniziative in questa direzione, come la distribuzione della stessa ai nuovi diciottenni il 2 giugno, in occasione della festa della Repubblica.
Se questo è vero e credono in quei valori, oltre alla legalità, pace, trasparenza, morale, non possono non rimodificare una scelta in totale contrasto con questi e con l'immagine di Assisi nel mondo.

Infatti la storia di Almirante che sotto ricordiamo confligge palesemente con questi a cominciare dal "testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile"  di cui oltre all’immagine vi riportiamo anche il testo:


PREFETTURA DI GROSSETO
UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO
COMUNICATO
Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile.
“Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio. Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena. Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia.”
p. il Ministro Mezzasoma – Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 – XXII
https://anpigrosseto.wordpress.com/2011/08/05/giorgio-almirante-storia-di-un-fucilatore-di-partigiani-il-bando-del-1944/

GIORGIO ALMIRANTE
  Un razzista, un antisemita, un fucilatore di partigiani. Almirante nasce a Salsomaggiore, nel 1914. Studente universitario entra, giovanissimo, nei GUF (Gruppi universitari fascisti) e scrive sul giornale ultrareazionario “Tevere”, del “ fascistissimo ” Telesio Interlandi. Nel 1938 il suo zelo mussoliniano lo porta a divenire caporedattore del “Tevere” e segretario della redazione dell’inquietante e ultra razzista rivista “Difesa della Razza”, nelle quali pagine si teorizzava la liceità degli stermini e dei  genocidi contro “le razze umane inferiori”. Quando l’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale, Almirante parte – naturalmente – volontario per l’Africa Settentrionale, a sterminare “i neri”, a tentare – lui, di issare nelle terre africane la bandiera dell’imperialismo italiano. Dopo l’8 settembre, l’armistizio, sceglie la via mussoliniana e hitleriana dell’Italia di Salò e Fernando Mezzasoma – fascistissimo anche lui e ministro della cultura popolare della cosiddetta Repubblica Sociale Italiana – lo elegge capo di gabinetto nel proprio ministero. E’ in questa veste di capo di gabinetto che Almirante si distingue nella  sua azione assassina volta alla repressione nazifascista della Resistenza, firmando ordini di fucilazione dei partigiani. Innamoratosi perdutamente dell’azione sanguinaria contro la Resistenza, Almirante, nel novembre del 1944, lascia il ministero e si arruola nelle bande fasciste che danno la caccia ai partigiani; partecipa a molte spedizioni “nere”, tra le più famose quella della Val d’Ossola. Arriva il 25 aprile e dopo la vittoria della lotta di Liberazione entra in clandestinità. Una clandestinità breve, dalla quale esce grazie alla tolleranza democratica delle forze antifasciste. Dopo un solo anno di clandestinità, infatti, Almirante torna a Roma (autunno del ’46) dove è tra i protagonisti della fondazione del MIUS ( Movimento Sociale Italiano di unità sociale, partito fascista e repubblichino). Nel dicembre del ’46 fonda, con le anime nerissime Pino Romualdi e Augusto De Marsanich, il MSI, il nuovo partito fascista, incredibilmente ricostituitosi a poco più di un anno dalla Liberazione. Già dal 1947 Almirante è segretario nazionale del MSI. Da allora sino alla propria morte (22 maggio 1988) rimane il leader indiscusso del MSI e dell’estrema destra italiana; è a capo degli scontri di piazza che i fascisti organizzano per anni contro i comunisti, la CGIL, contro l’intero movimento del ’68, contro il movimento operaio e le forze democratiche; svolge un ruolo attivo, infido e inquietante in tutta la fase italiana dello “stragismo”, quando per anni, attraverso le stragi, la destra italiana e le aree reazionarie degli apparati militari e dei servizi segreti, tentano di erodere gli assetti democratici, creare il caos e l’allarme sociale al fine di provocare l’intervento militare e la dittatura di destra, in stile greco e cileno, fascismi ai quali Almirante e i suoi uomini, totalmente e sguaiatamente, si rifanno.
PER NON DIMENTICARE
 FRASI DI GIORGIO ALMIRANTE
“Nel nostro operare di italiani, di cittadini, di combattenti – nel nostro credere, obbedire, combattere – noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti”
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“Democratico è un aggettivo che non mi convince. Montecitorio è un’aula vile e incapace e se questa è la democrazia, io democratico non sono…. e in Parlamento so stare senza cedere ai suggerimenti ed alle false tentazioni della democrazia”
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“Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato. Chi teme ancor oggi che si tratti di un’imitazione straniera non si accorge di ragionare per assurdo: perché è veramente assurdo sospettare che il movimento inteso a dare agli italiani una coscienza di razza […] possa servire ad un asservimento ad una potenza straniera”
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“Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei, che hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi”
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Inserito sabato 23 giugno 2018


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