15/10/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Ad Assisi si evitino assurde azioni di forza e si costruisca realmente la pace
Tutto lo scalpore che da mesi solleva la presenza di alcune persone nel parcheggio di Santa Maria degli Angeli è assurdo: invece di chiedere interventi di forza e fomentare odio, si potrebbero ascoltare le esigenze dei parcheggiatori abusivi (cioè persone!)

Condanniamo fermamente l’azione svolta dai militanti di Casapound, che non possono arrogarsi il diritto di “sostituirsi” a nessuno. Più che di “sostituzione”, come loro affermano, si è trattato di una squallida dimostrazione di forza: ci siamo “noi” e “voi” che siete negri (e quindi spacciate, rubate e vivete come bestie: questo è ciò che pensano quelli di Casapound e, purtroppo, non solo loro) almeno per un giorno restate a casa.
Li invitiamo quindi a utilizzare i termini corretti per descrivere queste loro azioni. Un titolo come “Casapound: a causa dell’assenza delle istituzioni, presidia il parcheggio davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli al fine di allontanare i richiedenti asilo e rifugiati presenti nell’area” spiegherebbe meglio la loro natura, cioè la volontà di sostituirsi alla legge. Probabilmente però hanno paura di dichiarare apertamente quello che sono, cioè un’accozzaglia di rigurgiti fascisti e nazionalisti, e quindi si mascherano dietro le parole.
Tutto lo scalpore che da mesi solleva la presenza di alcune persone nel parcheggio di Santa Maria degli Angeli è assurdo e merita una seria riflessione, sia alla luce della direzione assunta dalla politica nazionale, sia in considerazione del fatto che quel parcheggio è frequentato maggiormente da persone (che si dicono) religiose e che, invece di chiedere interventi di forza e fomentare odio, potrebbero ascoltare le esigenze o le richieste dei cosiddetti parcheggiatori abusivi (cioè persone!).
Si accusano questi ragazzi di fastidiosa insistenza nel chiedere soldi e qualcuno è arrivato a parlare anche di reati di estorsione. Non neghiamo che questo possa accadere, anche se bisognerebbe valutare caso per caso prima di rivolgere accuse generalizzate di tale calibro.
Tra l’altro sanzionarli lascia il tempo che trova, dal momento che si tratta di persone che non hanno reddito e, nello stesso tempo, neanche la consapevolezza o percezione di aver compiuto un reato, a causa soprattutto della condizione di sopravvivenza che si trovano ad affrontare.
Molti di questi ragazzi sono richiedenti asilo con un procedimento amministrativo in corso, oppure rifugiati con protezione internazionale o umanitaria. Sarebbe opportuno, invece di sollevare problemi che minano solo la tenuta dei rapporti sociali, interrogarsi e mobilitarsi per aiutarli (anche insieme agli ordini francescani). D’altronde è la stessa Italia che li ha provvisti di permesso di soggiorno nel nostro territorio nazionale e che - a causa dei lunghi tempi amministrativi, della giustizia, della mancanza di lavoro e dei pregiudizi della maggior parte degli imprenditori - li condanna a sopravvivere (perché ricordatevi che anche loro devono mangiare!) anche frequentando forme al limite tra legalità e illegalità. Prendersela con loro è vigliacco, inutile e triste ed è solo quello che vogliono i potenti per i loro fini.
Certo, tra quei parcheggiatori abusivi potremmo trovare anche persone soggette a un provvedimento di espulsione, ma se il nostro paese non riesce a renderlo effettivo (è questo che succede nella realtà) e quella persona non ha i mezzi per abbandonare il paese, vogliamo condannarla a morte?
Se l’illegalità o il caporalato possono servirsi di queste persone è perché la società e la politica italiana non riescono a gestire in modo efficiente la questione dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati (che è una questione anche europea, almeno allo stato dei fatti). È un fenomeno strutturale dal quale l’Italia potrebbe invece ricavare grande ricchezza. Come succede già in molte zone del nostro Paese, che hanno saputo fare dell’accoglienza e dell’integrazione un punto di forza (il comune di Riace è un bellissimo esempio).
Sarebbe bello se l’intera città di Assisi - e quindi amministrazione, frati conventuali, minori e cappuccini e società civile - invece di riempirsi la bocca della parola pace a fini d’immagine o puramente commerciali, iniziasse a costruirla apertamente e realmente, accettandone i rischi e magari iniziando un dibattito pubblico sul problema.
Lo speriamo. Lavorando nel settore delle migrazioni e dell’educazione, ci rendiamo disponibili.
Nell’attesa invitiamo tutti a diffidare e a contrastare le azioni dimostrative di Casapound.



Gabriele Pinca e Francesca Vignoli

Inserito venerdì 13 luglio 2018


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