14/04/2021
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ECOLOGIA DEL GENE E RIDUZIONISMO SCIENTIFICO
Tratto dal foglio informativo dell'associazione Le Vie della Salute n.12 - maggio 2009

Biotecnologie, Agroecologia, Alimentazione: le alternative ai rischi degli Organismi Transgenici.

Una Tecnologia di manipolazione non scientifica.  

E‘ necessario innanzitutto chiarire i termini scientifici, per evitare confusioni tra “Biotecnologie Naturali“ e “Manipolazioni Genetiche“, queste ultime atte a produrre Organismi Geneticamente Modificati (OGM).

Le prime si basano su organismi viventi "naturali" (es. Insetti utili per la Lotta Biologica allevati in Biofabbriche, Lieviti e Batteri per produrre vini, formaggi, pane, incroci tra razze e varietà della stessa specie, ecc.), mentre le manipolazioni genetiche alterano il patrimonio ereditario delle specie (DNA) inserendo frammenti di dna estranei alla linea evolutiva. Ciò non avviene in natura, laddove scambi di geni, per "definizione scientifica", si hanno solo entro i confini della specie o tra specie molto vicine nell'evoluzione (che spesso, nel secondo caso, daranno origine a individui sterili) e, di generazione in generazione, nel breve periodo si ha solo un "rimescolamento del pool genetico".

Modificazioni genetiche in una specie si hanno per mezzo di mutazioni naturali ben precise e successivi adattamenti all‘ambiente, fatti che si realizzano in periodi lunghissimi di selezione darwiniana, mentre le mutazioni peggiorative o patologiche (gli "errori della natura"), in genere, si estinguono. Nell'ultimo secolo gli scienziati hanno imitato la natura ricombinando i geni all'interno delle specie e scegliendo gli individui migliori, portando a un aumento delle potenzialità produttive in Agricoltura, anche se troppo spesso si è trascurata la resistenza delle piante e degli animali, il che ha provocato impieghi massicci di pesticidi e medicinali, che oggi manifestano drammatiche conseguenze.

Negli OGM invece, si combina il DNA di specie spesso diverse e talvolta molto lontane nell'evoluzione e nell'ambiente di vita (batteri e mais), con impossibilità di prevedere esattamente i risultati della manipolazione. La modificazione di un tratto del dna (in maniera tra l‘altro non precisa, dal momento che i geni vengono inseriti attraverso vettori batterici o virali o "sparati" a caso nel nucleo delle cellule) influenza infatti tutto l’organismo in cui è inserito il “transgene” (esempio la sequenza genica di un batterio che produce tossine, inserita in un mais), comportando quelli che la genetica ha individuato da almeno 30 anni come "effetti pleiotropici".

Basti pensare che solo il 10% del dna umano serve a produrre proteine, il resto ha funzioni tuttora in gran parte sconosciute di “regolazione e interdipendenza“ estremamente complicate. L’essere vivente va visto pertanto come un ecosistema complesso di cellule, tessuti ed organi, guidato dal suo dna e inserito nel più ampio ecosistema di relazioni tra individui e specie, nell’adattamento reciproco tra ambiente e modificazioni dell'individuo, in una visione coevolutiva della selezione naturale.

E' pertanto necessario, in primis, combattere il “Riduzionismo scientifico“ che sta alla base delle manipolazioni genetiche e che assimila geni a microchips (con l'equivalenza un gene = una proteina), reintroducendo il "Principio di NON equivalenza tra OGM e specie originarie non modificate".

Si pone inoltre un problema etico sulla “sofferenza” dell'OGM, il quale tende a reagire con meccanismi di "autoriparazione del dna". Più l’organismo è complesso, più l’interferenza di un transgene si ripercuoterà sulle diverse funzioni vitali dello stesso. Ciò comporta che all’interno degli OGM si produrranno sequenze geniche non prevedibili che, unitamente agli effetti pleiotropici descritti, comporteranno produzione di “Sostanze anomale“ incognite e impossibili da prevedere, che potrebbero avere effetti drammatici nel futuro di chi se ne alimenta e per l’ambiente, per non parlare di animali transgenici usati per xenotrapianti. Anche in caso di lunghi studi e prove di nutrizione con cibi transgenici su animali (che non sono stati effettuati preventivamente all'immissione sul mercato degli OGM, ndr...), tali da scongiurare rischi di effetti tossici, nel passaggio all’uomo cambia il sistema digerente ed essendo dimostrato che frammenti di dna possono non venire completamente digeriti (cosa più probabile per i frammenti transgenici che hanno maggiori possibilità di non essere riconosciuti dal sistema enzimatico di una digestione abituata ad altri alimenti “naturali” con i quali l’uomo si è “co-evoluto”…), si aprono incognite difficili da superare.

Inoltre, dal momento che il transgene inserito nel dna ospite può spostarsi, per i meccanismi naturali della riproduzione cellulare, finalizzati all’aumento della variabilità, si ha di fatto l‘impossibilità scientifica di prevedere gli effetti nel tempo a causa della “non stabilità” degli ogm, con ricerche sui rischi (ad es. da sostanze proteiche anomale) che verrebbero invalidate dalle modifiche del Dna transgenico nel tempo. Ad appena 4 anni dalla diffusione su vasta scala delle coltivazioni transgeniche, ricerche scientifiche confermano la produzione di proteine "anomale" nel mais transgenico destinato all'alimentazione animale (con i rischi connessi... in fondo anche i "prioni" sono proteine) e la scoperta di sequenze geniche impreviste nella soia geneticamente modificata, come pubblicato da autorevoli riviste. Una domanda, allora, sorge d’obbligo: Come è stato possibile brevettare prodotti (ogm) che non sono stabili? L'invenzione deve essere stabile e riproducibile: è come se un motore brevettato cambi la cilindrata da solo, mentre sei in viaggio.


Quando la tecnologia supera la scienza  

Ancora una volta la tecnologia ha superato la scienza, come avvenuto con l’energia atomica, con la chimica dei pesticidi, dei cloroderivati, ecc., laddove è possibile almeno prevedere gli effetti ambientali e tossicologici con modelli matematici previsionali, anche se purtroppo non è possibile ripararne i danni...

E per gli OGM, a causa della loro capacità di riproduzione, è addirittura impossibile prevedere esattamente il destino ambientale e tossicologico (i prioni delle “Carni Pazze“, suonano come un serio avvertimento in tal senso). Il Polline non ha confini, come quello che ha portato la resistenza a un virus dall'avena geneticamente modificata coltivata a quella selvatica, che rende necessari altri diserbanti chimici per combatterla, cosi come le tossine rilasciate nel suolo dal mais transgenico bt, con effetti imprevedibili sulla vita dello stesso, e dannosi sulle Coccinelle, insetti utili che si nutrono degli afidi del mais, i quali succhiano la linfa in cui è presente la tossina del Bt a cui sono insensibili a differenza delle belle Coccinelle. Sul Mais Bt sono prevedibili così nuovi attacchi di insetti dannosi e necessità di più pesticidi, esattamente il contrario di quanto affermato da emeriti cattedratici, cui mancano probabilmente le basi di Ecologia.

Gli Organismi Transgenici, in realtà, hanno trovato spiazzata la scienza e la politica, e seguono esclusivamente le logiche del liberismo di mercato e della globalizzazione monopolistica. E’ necessario mettere dei freni attraverso una Moratoria a qualsiasi rilascio ambientale di OGM, in base al Principio di Precauzione Europeo, adeguando così la velocità della politica e della scienza a quella della tecnologia di mercato.

Prerogativa di una tecnica deve essere la sua scientificità, ovvero la "determinazione precisa degli effetti" (l'ingegneria, termine espropriato dai genetisti dell'ultima generazione, oltre alla precisione dei calcoli richiede inoltre un margine matematico di sicurezza aggiuntivo). Se a questo punto dell'esperienza scientifica (in particolare dal dopoguerra) si e appurato che "l’innaturale" comporta "indeterminismo", ne consegue che la scienza non può non fare i conti con la natura e ogni tecnologia non ecologica risulta in definitiva antiscientifica e pertanto antieconomica.

La presunta neutralità della scienza, non si applica pertanto alle tecnologie, e un ricercatore, al momento in cui sceglie un percorso, di fatto si schiera. E in questa dinamica qualcuno è dalla parte dell’Agroecologia, che si basa sull'inutilità di OGM e prodotti chimici di sintesi, ovvero sulle alternative agli stessi e sulla ricchezza basilare del pianeta: la Biodiversità. E’ oggi necessario, per ogni tecnologia proposta sul mercato, inserire il criterio del “Comparative Assessment”, valutando nel contempo le alternative ecologiche, ad es. gli Insetti utili contro la Piralide del Mais invece del Mais-BT ogm, che neanche funziona a causa dell'adattamento degli insetti dannosi e della "Resistenza" che potrebbe privarci di un prezioso Bioinsetticida, il Bacillus Thuringiensis, facilmente producibile con tecnologie semplici ed avanzate, in tutto il mondo e attualmente impiegato su molte coltivazioni, innocuo e rapidamente biodegradato.


Alternative Agroecologiche: Biotecnologie pulite per l’alimentazione del pianeta  

Diecimila anni di lavoro e cultura contadina hanno selezionato in tutto il mondo sistemi produttivi, varietà vegetali e razze animali adattate ai più svariati ambienti.

L'Agroecologia, coniugando il recupero della tradizione agricola con moderne biotecnologie pulite (impiego di insetti utili, bioinsetticidi, biofertilizzanti), macchine ecologiche avanzate per la gestione di terreni, ecc., consente di sfamare il pianeta, evitando l'avvelenamento con pesticidi e concimi chimici, preservando la fertilità dei terreni dall'erosione e dalla desertificazione. Oggi, con la manipolazione genetica, intere aree geografiche rischiano di perdere la propria biodiversità a favore di un'industria che, modificando un segmento di DNA, ottiene tutti i diritti. In base alla Convenzione di Rio, le nazioni possono rifiutarsi di fornire germoplasma se non è rispettato il principio della equa ripartizione dei diritti e tutela dell'ambiente. Molti paesi discutono su come salvaguardare la biodiversità e i diritti secolari delle popolazioni rurali, anche attraverso Biotecnologie avanzate di “Mappatura Genetica” per identificare e proteggere le varietà locali dalla biopirateria (una sorta di brevetto a beneficio delle popolazioni indigene).

Mentre si continuano a sperperare immense risorse per produrre organismi transgenici, aumentando la dipendenza dagli input chimici e i rischi per l'ambiente, ben poco si fa per la ricerca innovativa Agroecologica e la diffusione delle tecniche di Produzione Biologica disponibili. Dalle colonne di Repubblica emeriti cattedratici affermano che "l'Agricoltura biologica non ha bisogno della scienza perchè basta tornare indietro di 50 anni". Della loro scienza l'agricoltura biologica in effetti non si avvantaggia. Ma gli agroecologi studiano come allevare e introdurre insetti naturali utili per la Lotta biologica o come applicare la biodiversità (ad es. introducendo qualche "Albero di Giuda" nelle siepi intorno ai Pereti, si eliminano 10 trattamenti chimici contro la "Psilla", un Insetto dannoso pericolosissimo, grazie all'attrazione di insetti utili naturali); e ancora Microbiologi, Entomopatologi (in Italia non c'è neanche una cattedra, ndr) che studiano microrganismi antagonisti delle malattie delle piante e degli insetti (come quel virus, "naturale e specifico" che è finalmente possibile acquistare anche in Italia e che ci consente di mangiare le mele Biologiche e "senza vermi"). Questi Ricercatori in Italia come altrove non hanno fondi sufficienti. In particolare per il "Trasferimento di Ricerca" (in cui lavora lo scrivente, ndr) non c'è praticamente una lira, mentre una rete fittissima di venditori di pesticidi e concimi avvelena ogni giorno tutte le coltivazioni e persino gli orti e gli ambienti domestici, quando la stessa industria dichiara che il 42% dei raccolti viene perso inevitabilmente, per fenomeni di resistenza da parte delle avversità e l'uso massiccio della chimica riesce a preservare solo il 27% delle produzioni. Nello stesso tempo il 10 % dei terreni Europei era sottoposto a “Set aside”, ovvero non coltivazione obbligatoria, al fine di ridurre le eccedenze. Mentre il 65% dei prodotti delle coltivazioni vengono utilizzati per allevare animali in lagers zootecnici, alimenti che potrebbero sfamare almeno 20 miliardi di Persone... mentre 2 miliardi di esseri umani soffrono e muoiono di fame.

Manca inoltre un piano di assistenza tecnica per diffondere l'Agricoltura biologica e si stanno sperperando i Contributi Agroambientali UE (Reg. 2078/92, Piani di Sviluppo Rurale 2000-2006 e 2007-2013) per la cosiddetta "Lotta Integrata" (nella chimica, viene spontaneo da aggiungere...) con "disciplinari" permissivi che non tengono conto delle alternative ai pesticidi, e in mancanza di adeguata normativa sulle vendite di fitofarmaci, senza neanche una "ricetta" di un tecnico ne la fatturazione obbligatoria per l’acquisto. Tale normativa è attesa da decenni: a quando l'approvazione? ...eppure al governo è passato anche un Ministro Verde. Mentre In Nord Europa, alcuni Stati hanno già ridotto di oltre il 50% l’uso di pesticidi, in Italia c'è appena l'1% di consumo di prodotti biologici, e il mercato dei pesticidi di sintesi è tutt'altro che in crisi, con fatturati e quantità in aumento. Stiamo perdendo tempo prezioso per le potenzialità di mercato dei Prodotti Biologici, gli unici certificati nella filiera dal seme al piatto ed oggi a rischio di contaminazione da OGM senza nemmeno l’etichettatura. Ladomanda di "Bioalimenti" è in crescita esponenziale, mentre i nostri bambini subiscono dosi di pesticidi, per unità corporea, fino a 10 volte il limite di tolleranza, stabilito sul corpo di un adulto del peso di 60 Kg (altra vergogna nazionale su cui si era fatto addirittura un Referendum). Le “Carni Pazze“ sono solo la punta dell‘iceberg di un sistema di massimizzazione delle produzioni, a danno della qualità e sanità alimentare, che ogni anno perde 10 milioni di ettari di terreno agricolo per erosione, e che per portare la lattuga sulle nostre tavole impiega 10 parti di energia petrolifera per ogni parte di energia dell‘alimento. L’agricoltura invece di produrre consuma!! Incredibile ma vero. Per alimentare i ruminanti da carne si perde l‘80 % dell’energia prodotta dai terreni agricoli, diffondendo CO2 e metano che aumentano l’effetto serra, aggravato dal petrolio bruciato per lavorazioni dissennate dei campi, produzione di concimi e pesticidi, nonché dalla CO2 derivante dalla distruzione dell'humus dei terreni, che si spappolano in seguito alle piogge con alluvioni disastrose. Nel contempo, ogni anno vengono distrutti 10 milioni di Ha di foreste per nuove coltivazioni intensive e pascoli che lasciano, dopo qualche tempo, il deserto.

La fame non si cura con i pesticidi e la demagogia dei brevetti sui geni, bensì con seri progetti scientifici agroecologici, a partire dalla tradizione agricola e biodiversità autoctona, molto più produttive delle monocolture industriali. Siamo oggi di fronte a un bivio: da una parte la via dei monopoli agroalimentari della globalizzazione tecno-liberista, gestiti da multinazionali agrochimico-farmaceutiche (negli OGM si concentra il massimo del riduzionismo scientifico, coniugato alla massima concentrazione di capitali, il tutto protetto dai brevetti sulla vita); dall’altra la via della rivoluzione agrobioecologica e del progresso scientifico al servizio dell’uomo e della libertà dei popoli e dei mercati, molti dei quali hanno puntato al Bioregionalismo. E non c’è più tempo da perdere. Migliaia di contadini in India si sono suicidati a causa del fallimento di coltivazioni chimiche e transgeniche, come migliaia di italiani ogni anno devono vendere la terra alle banche per pagare i debiti di coltivazione.

E quando non avranno più la terra? Via internet ormai moltissima gente ha capito queste cose… e non si lascerà "manipolare" facilmente. Anche gli Stati Uniti stanno puntando all'Agricoltura biologica e le coltivazioni transgeniche sono rifiutate dai consumatori. Il mercato della qualità biologica è l'occasione di rinascita che l'agricoltura europea e mediterranea non devono perdere.

Il consumatore vuole in tavola tradizioni ed agroecologia: portiamogliele!  

Un’ultima riflessione sui “prioni” della Mucca Pazza. L’uomo, essere più evoluto (?) del pianeta, si distrugge con le sue mani a causa di una proteina simile agli accenni più primordiali della vita sulla terra... la natura non scherza, essa è semplicemente perfetta. Cerchiamo di capirne le leggi. Tutto il DNA delle innumerevoli specie viventi è composto in fondo di soli quattro mattoni diversi (le basi azotate), quattro note di un'immenso pentagramma. Qualcuno giustifica per questo la libertà di manipolare. In realtà ogni specie ha nel suo patrimonio genetico una melodia che racconta la sua storia, composizione armonica a cui la natura ha lavorato milioni di anni, fino all'autoconsapevolezza umana. Imitare la natura deve essere il nuovo paradigma della scienza per il 3° millennio. Non permettiamo che dei folli Stranamore ci portino alla Babele genetica, da cui risulterà solo disordine e rumore.

L’Uomo con la tecnologia può anche violare le leggi Naturali e della Vita, ma in tal modo può farsi solo del male. La Natura non perdona. E nei suoi tempi infiniti rimetterà le cose a posto.

*copyright by "the NEW AGER international" 



Giuseppe Altieri (Studio Agernova – Servizi avanzati per l’agroecologia e la ricerca ed Accademia Internazionale di Agroecologia – Perugia, http://www.agernova.it; email: agernova@libero.it)

Inserito martedì 28 aprile 2009


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