23/09/2018
direttore Renzo Zuccherini

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Più differenziata, meno discariche
Basta ricorrere alle "emergenza discariche" per giustificare l'inefficienza e non fare nulla per superarla


L'Autorità Umbra Rifiuti e Idrico (Auri), organo che riunisce i Comuni dell'Umbria, in un documento pubblicato a fine agosto ha espresso senza mezzi termini la necessità di ampliare le discariche attuali, ormai piene, per far fronte ad una ormai prossima emergenza rifiuti nella nostra Regione. Ne dava risalto un articolo sulla prima pagina del Corriere dell’Umbria.

Legambiente, Cittadinanzattiva e ADiC, che hanno fondato l’Osservatorio OSIAMO, ritengono necessario intervenire sull’argomento, facendo notare che esiste una priorità e un metodo molto più vantaggioso per l’ambiente e per la comunità regionale per allungare la vita delle discariche: ridurre la quantità della frazione secca, aumentando la quantità e la qualità della raccolta differenziata.

È intuitivo, infatti, che se aumenta la quantità e la qualità dei rifiuti differenziati da riciclare, automaticamente si riducono i rifiuti indifferenziati, che sono quelli che vanno smaltiti in discarica, di conseguenza c’è bisogno di minore spazio nelle discariche, che così potranno durare molto più tempo di quello che viene considerato dagli estensori del documento. Tanto più che in Umbria si stanno producendo sempre meno rifiuti, come conferma quello stesso documento.

Per aumentare la quantità e la qualità dei rifiuti differenziati è necessario estendere a tutta la regione la raccolta differenziata porta a porta spinta e adottare la tariffa puntuale, e in questo sì che molti comuni devono impegnarsi urgentemente di più e meglio.

Oggi ci sono circa 50 comuni dove vivono oltre 600.000 cittadini, in particolare nell’ex ATI1, nell’ex ATI2 e soprattutto nell’ex ATI3, dove nei primi sei mesi del 2018 la raccolta differenziata non ha raggiunto l’obiettivo minimo del 65%, perché in quei comuni le amministrazioni adottano ancora la raccolta di prossimità, con i cassonetti stradali o fanno poco e male il porta a porta.

Ricordiamo e stigmatizziamo che le mancanze di molti comuni saranno pagate due volte dai cittadini, una volta con la normale Tari ed un’altra volta per pagare la penale, giustamente imposta dalla regione ai comuni che non raggiungono l’obiettivo di raccolta differenziata, oltre il danno anche la beffa.

Inoltre nessun comune della nostra regione adotta ancora la tariffa puntuale, che è quel sistema tariffario che facendo pagare agli utenti soltanto i rifiuti indifferenziati prodotti, costituisce un notevole incentivo per i cittadini a migliorare la qualità della raccolta differenziata, aumentando i materiali utili al riciclo e una spinta ulteriore per aumentare le percentuali di differenziata. Ci riferiamo in particolare alla frazione organica, che è quella più “sporca” e più smaltita nelle discariche, soprattutto ora che stanno per entrare a regime i biodigestori di Casone e di Belladanza.

Peraltro l’implementazione della raccolta differenziata porta a porta spinta e l’applicazione della tariffa puntuale sono la strategia indicata dalla stessa Giunta regionale con il Decreto n. 34 del 2016 ed appare singolare che l’Auri invece di lavorare per attuare la linea tracciata dalla giunta parli di ampliamento delle discariche.

Per tutto ciò chiediamo all’Auri un incontro per capire qual è la reale strategia che si intende seguire nella nostra regione.

(Legambiente, Cittadinanzattiva e ADiC)



Osservatorio Osiamo

Inserito mercoledì 29 agosto 2018


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