12/12/2018
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La poesia vicina agli altri, pulita e onesta di Walter Cremonte
Una poesia che testimonia della capacità affettiva verso le cose ultime nella vita e del bisogno di stare “indissolubilmente” dalla loro parte

 

I poeti sono così rari che solo il fatto di averli con sé dovrebbe rendere una comunità di persone orgogliosa di contarli fra i suoi membri, eppure sono pochi i cittadini di Perugia consapevoli che in città vive Walter Cremonte, poeta stimato e apprezzato ben oltre i ristretti confini cittadini e umbri.

 

C'è una poesia di Walter, “Le parole che voi buttate”, che ben descrive quello che spesso fa: prende versi, parole, frasi banalizzate dall'uso inappropriato dalle quali trae ispirazione. Raccattare parole gli serve perché, come scrive, solo a pronunciarle queste parole lo “salvano”. La copertina di “Cosa Resta” edita da Aguaplano riporta una poesia di Cremonte contenente il verso di Sandro Penna forse più conosciuto. Detto e ridetto, letto e riletto così tante volte da essere diventato un intercalare, usurato com'è dal troppo e spesso inappropriato utilizzo. Walter lo ha raccolto, riportato nel silenzio della poesia, per poi ripronunciarlo in questa bella poesia che ha scelto per introdurre il lettore alla lettura della sua raccolta.

 

Una poesia che testimonia della capacità affettiva che Walter ha verso le cose ultime nella vita e del bisogno che sente di stare, come ha scritto Fabio Pusterla, “indissolubilmente” dalla loro parte. Siano esse un vicino anziano malato, un ulivo nato per forza attaccato ad un muro, i disperati che attraversano in fuga confini, oppure un verso usurato di Penna.

 

All'inizio ho scritto che Cremonte è un poeta meno noto di quanto meriterebbe, a questo ha contribuito la ritrosia di Walter a mettersi in mostra, a sbracciare per farsi notare. “Cosa Resta”, per esempio, è una raccolta di anni fa stampata in un'edizione non venale per alcuni amici. Ha fatto bene a decidere di pubblicarla mettendola a disposizione di tutti. Ha fatto bene perché c'è bisogno di leggere la poesia. Soprattutto c'è bisogno di leggere i versi intimi, puliti e onesti di Walter, attenti agli altri anche quando racconta il suo dolore. Walter Cremonte è la sua poesia e se dovessi riassumerla in una frase la definirei proprio così: vicina agli altri. Pulita ed onesta come il suo autore.

Cosa resta

Cosa resta

da fare

scrivere che la vita è infame

scrivere che la vita non è un dono

di niente e di nessuno

prende non dà

siamo noi che siamo in credito

 

e portare avanti le gambe

una poi l'altra

come alla giostra

ecco che cosa

resta.

 

 

 

Le parole che voi buttate

Le parole che voi buttate
vuoto a perdere ai bordi delle strade
le parole come poveri stracci
consumate rotte calpestate
le parole che avete consumato
e poi buttato

le parole che a voi non servono, grazie,
io voglio raccoglierle
e pronunciarle,
le parole come caldo e come freddo
e come tu e come io
e come tutto il mio
malinteso amore

le parole che a me servono, grazie,
e ancora
a pronunciarle mi salvano.

 



Vanni Capoccia

Inserito lunedì 8 ottobre 2018


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