21/07/2019
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Il ricordo del 4 novembre a San Martino in Campo
È dimostrato quanto siano crudeli gli interessi delle classi dirigenti che fecero e fanno tutt’oggi carne da macello della parte della popolazione meno forte e meno protetta

Partendo dalla lettura dei nomi dei nostri caduti nella prima e seconda guerra mondiale e ricordati nel monumento al centro del paese, almeno una semplice riflessione va fatta.
Intanto i cognomi documentano l’appartenenza piena alla collettività.
Senza voler dividere le diverse collocazioni temporali, sono stati tutti giovani strappati alla loro esistenza piena di sogni e speranze, alle loro famiglie, alla loro terra.
Tutto questo con ogni probabilità senza rendersi conto che si sarebbero esposti alla perdita di un bene unico e irripetibile: la vita.
È dimostrato quanto siano crudeli gli interessi delle classi dirigenti che fecero e fanno tutt’oggi carne da macello della parte della popolazione meno forte e meno protetta che paga la grande spartizione del potere e i cambiamenti incontrollati dei tempi.
Nella prima, infatti, senza scendere nei particolari, la guerra paga la crisi delle idee risorgimentali che avevano guidato la storia dell’ultimo ‘800 fino alla dichiarazione dell’unità nazionale del 1861.
L’Italia così come era nata presentava problemi gravi che dettero origine a movimenti di protesta e insieme alla grande migrazione in massa che raggiunse in tutto il secolo successivo circa 25milioni di esuli trattati in maniera così atroce paragonabile alle condizioni dei profughi odierni che abbandonano le terre d’Africa per raggiungere un’esistenza diversa.
A livello internazionale, poi, si erano formate due coalizioni di stati l’una contro l’altra per spartirsi quello che restava dell’impero austro-ungarico.
Mentre il pensiero dell’intellettualità italiana si divideva tra interventisti e neutralisti e lo scoppio della guerra convinceva l’idea più forte dell’interventismo dopo il primo anno di neutralità.
Concluso il primo conflitto con lo smembramento dell’impero austro ungarico, l’Italia è una nazione vincitrice, ma ben piccola cosa.
Intanto si andava preparando il secondo conflitto al quale l’Italia partecipa nell’inseguire la follia del colonialismo e della nascita dell’impero.
Ancora una volta il virus della guerra si manteneva anche successivamente nella contrapposizione del mondo in due sfere di influenza fra occidente e oriente in un periodo che fu chiamato dell’equilibrio del terrore…
L’abbattimento del muro di Berlino nel 1989, poi, non ha certo risolto i problemi della creazione di una coesistenza nazionale pacifica perché l’unità europea servì solo ad esportare la guerra in altri paesi perché la vendita delle armi richiedeva la guerra e il neocolonialismo.
Come se la guerra fosse un destino oscuro segnato nel nostro Dna.
E solo quando la pace superasse ipocrisie e retoriche per la nascita di un’umanità nuova si potrà dire che quello spirito violento sarà finalmente placato.



Lauro Ciurnelli


Inserito domenica 11 novembre 2018


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