23/01/2021
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I COMITATI PER LA TUTELA DEL TERRITORIO ED UNA PROPOSTA DI LEGGE LIMITATIVA
Tratto dal foglio informativo dell'associazione Le Vie della Salute n.12 - maggio 2009

Il dr. Giovanni Vantaggi ci segnala la seguente problematica sollevata da Fabiano Strovigli (stroveglifabiano@gmail.com)uno degli animatori del comitato di Fermo contro l'inceneritore che alcuni vorrebbero costruire in quella zona. L'allarme è stato dato da Legambiente con bollettino news del 13 marzo 09.

Se andrà in porto la proposta di legge nr 2271 presentata alla Camera dei Deputati (per scaricare il testo della proposta cliccate su:

http://www.camera.it/_dati/lavori/stampati/pdf/16PDL0022030.pdf)

I Comitati e le Associazioni avranno rischi talmente elevati ad opporvisi, che solo degli eroi faranno ricorso giudiziario contro le opere a grave impatto ambientale.

Si tratta di una proposta di modifica alla legge esistente (già di per se limitativa, si veda l’articolo di Giorgio Nebbia che segue) secondo la quale Associazioni e Comitati cittadini regolarmente costituiti hanno la facoltà ad agire in giudizio o nei ricorsi contro eventuali opere come i rigassificatori, i termovalorizzatori, i corridoi ferroviari, le centrali a biomasse, elettrodotti, autostrade, discariche, INCENERITORI.

Questa proposta di legge sostanzialmente dice che: se chi ha fatto ricorso dovesse aver agito in mala fede o semplicemente è soccombente in giudizio, verrà condannato alle spese legali, giudiziarie ed al risarcimento del danno per il ritardo cagionato. La relazione abolisce pure: "...la facoltà sospensiva del tribunale amministrativo regionale (TAR). Il previsto snellimento delle procedure non permetterà più che sia il TAR a decidere se un’opera si debba fare o meno. Con le nuove norme verrebbero accorciati i tempi per il ricorso contro le decisioni del commissario straordinario delegato. MA IL CANTIERE, NEL FRATTEMPO PROSEGUIREBBE NEI SUOI LAVORI. SUCCESSIVAMENTE SE IL RICORRENTE DIMOSTRASSE DI AVERE RAGIONE OTTERREBBE UN INDENNIZZO".

Insomma i lavori si faranno comunque e se il territorio ne subirà danno verrà corrisposta una compensazione economica. Ne deriva che sarà possibile ricorrere alla giustizia solo se si avrà la possibilità di affrontare economicamente il complesso percorso. C’è il rischio che la democrazia si svuoti, che il territorio di fatto venga gestito esclusivamente da logiche imprenditoriali e finanziarie.


IL DIRITTO DI DIFESA DEL TERRITORIO

di Giorgio Nebbia, tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 14 aprile 2009

Si racconta che in tempi antichi il principe incoraggiasse, o addirittura pagasse, l'opposizione perché sapeva, lui che era un principe saggio, che era opportuno che ci fosse qualcuno che lo avvertisse quando compiva degli errori. A questo pensavano coloro, ed io fra questi, che sostennero l'opportunità della presenza, nell'ambito del Ministero dell'ambiente istituito dal primo governo Craxi, di una sede in cui potessero far sentire la loro voce le associazioni ambientaliste, che da molti anni esercitavano una attiva e critica contestazione delle azioni che compromettevano l'ambiente, la natura e la salute.

Nella legge 349 del luglio 1986, che istituiva tale nuovo Ministero, fu inserito un articolo 13 che stabiliva che le associazioni ambientaliste qualificate per la loro attività e per la presenza nel territorio, facessero parte del consiglio nazionale dell'ambiente. All'articolo 18 di tale legge era stabilito che le associazioni riconosciute potevano intervenire nelle denuncie dei fatti lesivi dell'ambiente e potevano fermarli anche ricorrendo ai tribunali amministrativi regionali (TAR).
Per comprendere l'importanza di questa pur parziale conquista va ricordato che era stata la contestazione ecologica a denunciare, dagli anni sessanta del Novecento in avanti, gli inquinamenti dell'aria, delle acque e del mare, le fabbriche inquinanti, l'abuso dei pesticidi e dei detersivi non biodegradabili, a fermare opere giustamente ritenute e rivelatesi nocive, come centrali elettriche, raffinerie di petrolio, centrali nucleari, stabilimenti petrolchimici, fabbriche di bioproteine, depositi di scorie radioattive, eccetera.

Questa protesta aveva così salvato centinaia di migliaia di vite umane che altrimenti sarebbero state compromesse da agenti tossici, radioattivi, cancerogeni. Protesta sgradevolissima per molti imprenditori, per amministratori pubblici e per lo stesso governo che hanno spesso ridicolizzato e cercato di mettere a tacere questi "disturbatori". Col passare degli anni la contestazione si è affievolita e sono avanzate energicamente le politiche ispirate a togliere vincoli alle imprese, agli inquinatori e speculatori; così la legge 186 è stata, a varie riprese, svuotata di molti contenuti nel 2001 e, soprattutto, col cosiddetto testo unico sull'ambiente del 2006.

Poco dopo un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (alla fine del mandato del II governo Prodi) datato 8 aprile 2008 stabiliva che potevano essere coperti dal segreto di stato gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture "critiche" e che nei luoghi coperti da segreto di stato le funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco sarebbero state svolte da autonomi uffici. Il che significa che, per decisione del Presidente del Consiglio, un inceneritore avrebbe potuto essere considerato infrastruttura "critica" e quindi coperto dal segreto di stato e che i controlli sulle esecuzioni e sulle emissioni di fumi inquinanti avrebbero potuto essere demandati alle forze armate e i risultati resi inaccessibili alle popolazioni interessate.

Più recentemente, nel gennaio 2009, la legge 28 gennaio 2009 n. 2 all'articolo 2 prevede che per le opere pubbliche ritenute prioritarie per lo sviluppo economico del territorio possono essere nominati commissari straordinari con poteri sostitutivi delle amministrazioni interessate.
Ma neanche questo bastava per mettere a tacere l'opposizione ecologica che anzi si è fatta più vivace nella protesta contro un numero crescente di nuove iniziative, dalle discariche di rifiuti, agli inceneritori, sia pure ribattezzati eufemisticamente termovalorizzatori, a nuove fabbriche inquinanti. La protesta nel nome della salute e dell'ambiente ha utilizzato allora l'ultima possibilità rimasta dalla legge originale, il ricorso ai TAR che talvolta hanno ritenuto fondate le denunce delle associazioni e dei movimenti di difesa dell'ambiente.

Per mettere ulteriormente il bavaglio all'opposizione il 10 marzo 2009 un gruppo di 134 deputati ha depositato alla Camera un disegno di legge che toglie anche questo diritto di protesta. Secondo i proponenti molte associazioni ricorrono ai TAR per far sospendere opere pubbliche e private, ritenute dannose per l'ambiente e la salute, con motivazioni "pretestuose"o per "egoismo territoriale", per non volere vicino casa propria una centrale o un inceneritore che potrebbe danneggiare piccoli interessi locali, egoistici, appunto. Se la protesta è ritenuta non motivata l'associazione è punita ai sensi del codice civile con le sanzioni previste per chi agisce con malafede o colpa grave. Se è ritenuta motivata le opere vanno avanti lo stesso e l'associazione sarà indennizzata. Quale giudice stabilirà se la protesta contro un inceneritore che potrebbe causare danni alla salute fra anni, è pretestuosa e fatta in malafede ? Erano pretestuose le proteste contro la cava di amianto che avrebbe causato centinaia di tumori ai lavoratori e alle popolazioni vicine, ma solo dieci o venti anni dopo?

Con il nuovo disegno di legge nessuno potrebbe fermare la costruzione di una strada in zona franosa o che altera la circolazione delle acque, la costruzione di edifici destinati a crollare al primo terremoto. Un Parlamento e un governo che avessero a cuore l'interesse del paese, il "bonum publicum", dovrebbero incoraggiare e ascoltare la protesta di chi, talvolta proprio perché vive in un territorio e ne conosce caratteri e vincoli, chiede di "non fare" opere o interventi che possono danneggiare l'ambiente e la salute. E' certo che occorre costruire strade e fabbriche e merci, perché questo risolve problemi umani, aiuta a unire paesi lontani, a rendere migliore la vita e talvolta l'ambiente e la salute, ma occorre vigilare perché molte opere e interventi nascondono delle trappole da cui è poi difficile uscire.

A mio modesto parere la contestazione ecologica è come il gallo sul tetto: vede le prime luci dell'alba del giorno che sorge --- il sorgere di nuove attenzioni e nuovi diritti civili --- e canta e sveglia chi dorme nella casa e che è disturbato perché vorrebbe continuare a dormire. Quanto più si cerca di soffocare la protesta, tanto più vivace si fa questa protesta che alla fine vince quando è in gioco il diritto alla vita e alla salute.




Inserito martedì 28 aprile 2009


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