14/10/2019
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Aldo Capitini, Walter Binni e il sentimento civile
Legami e senso d'identità diventano più saldi quando le persone hanno la possibilità di riconoscersi in simboli e date condivise. Per Perugia uno dei suoi simboli è senza dubbio la data del XX Giugno

Quando il 20 giugno 1859 le truppe papaline del colonnello Schmidt si resero responsabili della cosiddetta strage del 20 giugno la maggior parte dei perugini sentirono il bisogno che non venisse dimenticato quant'era successo. A Firenze venne stampato Fatti di Perugia appena sette giorni dopo, l'archivio del Museo archeologico nazionale dell'Umbria conserva testimonianze scritte ad inchiostro su fogli di quaderno, la Società di Mutuo Soccorso di Perugia custodisce labari che raccontano ciò che avvenne ed ogni 20 giugno venivano appesi dove il fatto era accaduto. Sembrava avessero l'esigenza di tenere compresenti a sé le vittime di quel giorno, tant'è vero che nel carnevale del 1860 il 21 febbraio decisero di lasciar vuota la città e andarono in massa davanti ai cancelli del camposanto gettando fiori e foglietti per i caduti nell'eccidio. “Episodio di commovente bellezza e profondamente civile” è stato definito da Walter Binni questo volersi incontrare con i propri morti. Un sentimento, quello del XX Giugno, scolpito nelle tante lapidi sparse nella città di Perugia e segnato dalla medaglia d'ora attaccata al suo Gonfalone, che veniva tramandato da padre in figlio ed era sicuramente presente nei perugini che frequentavano la stanza di Capitini. Al punto che durante la dittatura fascista Riccardo Tenerini e Primo Ciabatti, stanchi degli incontri “filosofici” organizzati da Capitini, quando decisero di passare all'azione con scritte antifasciste lasciate sui muri della città partirono proprio dal Monumento al XX Giugno. E lo stesso Capitini il 24 settembre 1960 fece partire la Marcia della pace Perugia Assisi da Borgo XX Giugno. Sentimento che Capitini e Binni hanno descritto in due libri dedicati alla loro città con parole quasi identiche. Il primo dicendo che quel giorno fece germogliare in lui “il sentimento civile”, il secondo ricordando quella "confusa ma profonda commozione" che gli  faceva sembrar “bello essere perugino sopratutto per merito di quella pagina gloriosa, di quell'avvenimento che tuttora mi appare pieno di civilissimo significato". Libri preziosi Perugia di Capitini e La tramontana a Porta Sole di Binni. Colpiscono per la passione civile con la quale i due raccontano la loro città e attraverso essa se stessi, la loro immedesimazione con Perugia, il loro essere che si intreccia con le sue pietre, la sua gente il suo paesaggio. Un comune sentire che non nasceva e si fermava il 20 giugno, ma è stato forza ispiratrice del loro pensiero, della loro intimità, dei loro comportamenti. E che senz'altro permeava le discussioni che Capitini e Binni avevano nella stanza-cella di Capitini nel palazzo dei Priori con i massimi esponenti dell'antifascismo italiano nel periodo della cospirazione. Era un'oasi di libertà quella stanza, nella quale vennero tessuti i fili dell'antifascismo italiano in tutta Italia, compresi quelli con Ferruccio Parri che ha il merito di aver introdotto la parola civismo nel lessico della politica italiana.

Parola bellissima civismo mette insieme cittadinanza, civiltà, comunità, responsabilità, diritti, doveri. Spinge a trascurare una parte del proprio benessere per il bene comune e si sintetizza nella parola “Noi” o meglio “noi, insieme”. Invita, quindi, per quanto riguarda le città ad osservare centro e periferie cercando nei suoi significati le ragioni di una convivenza, cambiando il punto di vista con il quale si guardano le periferie che da tempo non sono più i luoghi più lontani dal centro della città. Periferie sono i luoghi marginali, li possiamo trovare anche al centro della città come i Quartieri Spagnoli di Napoli o, come si può constatare a Perugia, nelle zone a ridosso delle stazioni ferroviarie. Se, invece, guardiamo fuori del nostro Paese un esempio l'abbiamo avuto con Bruxelles dove il quartiere nel quale vivevano i terroristi dell'Isis si trova a ridosso del centro istituzionale della capitale europea. Le periferie nascono nei luoghi privi di varietà economica, di ceto e culturale, un mix sociale del quale non sono privi solo i luoghi poveri e disagiati, ma anche gli ex quartieri popolari dai quali gli antichi residenti sono stati allontanati, sostituiti da più ricchi che vivono tra di loro isolati dal resto, in alcune situazioni protetti anche da vigilantes. In Italia, paese che ha inventato un modello sociale e culturale di città, non si è colto in pieno, e per tempo, il portato di quanto sta succedendo. Tutte le nostre città hanno avuto una cinta muraria che per secoli è stata cerniera e scambio tra città e campagna. Ora vengono alzati muri di un altro tipo, Salvatore Settis li chiama le “mura nella città”, invisibili ma tenaci separano i cittadini e i ceti sociali tra di loro e sempre più spesso si rimane colpiti nel constatare che nelle città esistano condizioni di vita individuali di profondo isolamento sociale, culturale e personale. Situazioni nelle quali le radici, gli attaccamenti, i legami tra i cittadini sembrano spezzati e le persone, prive di punti di riferimento significativi, sempre più distanti. Il fatto che si costruiscano e mantengano con difficoltà relazioni è un problema di non poco conto, se si pensa che avere, rinsaldare, creare affetti è una necessità per l'equilibrio degli individui e della comunità nella quale vivono; che far parte di una rete d'appartenenza contribuisce a dare senso alla propria identità sociale ed individuale. Viviamo in tempi nei quali gli abitanti più che amarla tifano per la loro città. Tifo ed amore non sono sinonimi. Il tifo si sente sulla pelle, si urla, è viscerale. Cancella i difetti. Crea appartenenze. L’amore, invece, è un sentimento profondo. Cresce, si modifica e si coltiva giorno dopo giorno. Crea legami forti e aiuta a vedere le cose. Forse dovremmo essere meno tifosi delle nostre città, volerle semplicemente più bene per vedere i tanti difetti che hanno e tentare insieme di modificarli. Va rotta con affetto la condanna della città contemporanea con le parti vecchie soffocate e le nuove orribili, aggredita da inquinamento atmosferico, acustico, visivo e violenze. Una triste e diffusa realtà che non può essere una ragione per negare quella che Renzo Piano definisce “la più bella invenzione dell'uomo”. Dobbiamo sentire non tanto di far parte di una città, ma di avere con essa intimi legami. Cucire insieme le sue parti residenziali ed affettive facendo in modo che gli abitanti si riconoscano parte di un’unica comunità e che in loro all’io si accompagni il noi. Far crescere un civismo che aiuti le città a diventare non un luogo dove semplicemente si sta, ma si convive; rinsaldi le relazioni tra gli abitanti, tra vecchie e nuove generazioni e ne crei con quelli nuovi che hanno attraversato in fuga o per bisogno i confini; abbia compresenti i cittadini del futuro riconoscendogli da prima che nascano il diritto di cittadinanza.

Legami e senso d'identità diventano più saldi quando le persone hanno la possibilità di riconoscersi in simboli e date condivise. Tornando a Perugia uno dei suoi simboli è senza dubbio la data del XX Giugno. Simbolica per la libertà dal dominio vaticano e da quello fascista, per il suo spirito laico e popolano, per la sua importanza nella storia civile e democratica della città. E, al di fuori di date da officiare, sembra opportuno invitare a riflettere sul fatto che Perugia senta ancora il bisogno d'essere la città del XX Giugno. Non solo come data per retoriche commemorazioni od occasione da cogliere per inaugurare opere e tagliare nastri, ma come sentimento da coltivare tutti i giorni. Un sentimento che nasca sì dalla giornata della memoria e dell'identità cittadina, ma che, a partire da un pensiero grato rivolto ai perugini di allora, aiuti i perugini d'oggi a vivere il presente, a pensare il futuro, ad alimentare ogni giorno, giorno dopo giorno, il proprio animo civile. Insomma serve tornare a Capitini e Binni e al pensiero affettuoso verso Perugia che coltivavano, prendendolo come un richiamo a sentire il bisogno d'una convivenza civile tra cittadine e cittadini chiedendosi quale debba essere il dovere verso se stessi e gli altri. Facendolo innanzitutto al di fuori dell'ufficialità delle date e delle celebrazioni. Sforzandosi di partire da sé, portando dentro di sé l'orizzonte di senso, il “sentimento civile” che il XX Giugno evoca e suggerisce perché la vita, sebbene abbia bisogno di alcune ricorrenze, semplicemente avviene.

Da “l'altrapagina” di novembre 2018 (inserto dedicato ad Aldo Capitini)



Vanni Capoccia

Inserito mercoledì 12 dicembre 2018


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Commenti

Nome: Andrea Misiani
Commento: Per ragionare sulla città bisognava fare come fecero Capitini e Binni: Stare in alto sulla torre. Con questo contributo Vanni Capoccia sembra lo abbia fatto

Nome: Francesca Berioli
Commento: Ecco un'idea di città di sinistra e capitiniana

Nome: Giap
Commento: Questa è un'idea di città

Nome: Paolo Gatti
Commento: Finalmente un articolo che mette in un rapporto paritario Walter Binni e Aldo Capitini

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: Passate quest'articolo a Giubilei

Nome: Lorenzo Bianchi
Commento: Profonda riflessione sulla città in generale e su Perugia in particolare.

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