19/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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E' necessario ripensare profondamente l'agricoltura intensiva
Nei nostri territori i noccioleti, dopo la già eccessiva estensione dei vigneti, porteranno alla desertificazione di fauna e flora? I noccioleti stanno arrivando in massa, rischiano di tappezzare molti dei nostri territori. Rubano bellezza e paesaggi caratteristici

 

Si sta sempre più inseguendo il modello dell’agricoltura intensiva ed insostenibile, così detta agroindustriale. Le monocolture sono l'esempio lampante dell'insostenibilità dell'agricoltura.

Nei nostri territori i noccioleti, dopo la già eccessiva estensione dei vigneti, porteranno alla desertificazione di fauna e flora? I noccioleti stanno arrivando in massa, rischiano di tappezzare molti dei nostri territori. Rubano bellezza e paesaggi caratteristici che si sono conservati nel tempo a testimonianza dell'amore e del sacrificio per la terra. E quale impatto di questo tipo di agricoltura sull’ambiente? Lo sfruttamento, l'erosione, l'impoverimento della fertilità della terra, il consumo e la degradazione dell'acqua, le emissioni di gas serra derivanti da queste attività. La deforestazione. Conseguenze importanti: perdita della sovranità alimentare, perdita della caratterizzazione dei prodotti locali, perdita della biodiversità vegetale.

E questo incide anche nella perdita della fauna. Sul fronte della biodiversità, sono milioni gli uccelli selvatici che, in quasi quarant'anni, dal 1980 ad oggi, sono spariti a causa di metodi agricoli insostenibili per la natura. L'agricoltura intensiva distrugge il paesaggio e fa scomparire gli animali, un trend negativo che ancora oggi riduce in modo pesante le popolazioni di alcune specie. L'agricoltura estensiva elimina colline, spiana territori, cancella zone umide e corsi d'acqua, distrugge siepi ed abbatte boschi ed arbusti, prati incolti. L'agricoltura intensiva si aggiunge ai già gravosi effetti della cementificazione. Per la fauna non restano habitat, non basta il cibo, scarseggia l'acqua. Le acque sono contaminate, il cibo avvelenato. L'acqua dovrebbe essere vita e non morte. I cacciatori lamentano la non presenza di selvaggina. La piccola cacciagione stanziale (lepri, fagiani, piccoli uccelli) deve essere introdotta dall'uomo, non esiste più. Dove si riesce ad incontrare una lepre saltellante? E' notizia di questi giorni, urlata su tutti i fronti, che gli insetti sono seriamente a rischio estinzione. Volano sempre meno farfalle. E di questo i cacciatori, che si definiscono custodi e sentinelle della natura, dovrebbero preoccuparsi insieme ai vituperati “ambientalisti”: è il futuro della natura che è a rischio!

Si sta andando incontro alla desertificazione del canto degli uccelli, del volo degli insetti, del saltellare e correre dei mammiferi. Inoltre è la presenza della stessa monocoltura, che eliminando la biodiversità vegetale, non favorisce la biodiversità animale, poiché c’è la necessità di varietà di cibo per le diverse esigenze. Ogni specie animale si nutre di cibi specifici, diversi tra le distinte categorie. Le estensioni di ettari di noccioleti attirerebbero solo topi, ghiri, moscardini, scoiattoli, cinghiali, istrici, che verrebbero scacciati o altrimenti ne risulterebbero avvelenati. Il polline al momento della fioritura potrebbe attirare insetti tra cui le api, ma spesso, grazie ai trattamenti, ci lasciano la vita.

Gli studiosi sostengono che la natura rischia il collasso. E l'uomo fa parte della natura.

E chi arriva poi e da dove? Industriali dell'agricoltura che da fuori mettono piede sui nostri territori solo per meri interessi personali economici. Di fronte alla pesante crisi economica, ambientale e sociale che stiamo subendo, l'agricoltura basata sulla sovranità alimentare, con al centro la figura dei contadini-produttori ed i modelli di produzione ecosostenibili come l’agricoltura biologica, rappresenta un'ottima opportunità per uscire da questo stato di crescente disfacimento. Il modello agroindustriale non ha più ragione di esistere, è largamente appurato che sia negativo.




Coordinamento Associazioni Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena

Inserito venerdì 1 marzo 2019


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