26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il caso distilleria
L’incontro si è concluso con la decisione di avviare un confronto diretto sul problema fra proprietà, Comune, comitato e cittadinanza. Un copione tutto già visto

 

Così si è tenuta, come previsto, l’assemblea pubblica sui problemi causati dalla distilleria di Ponte Valleceppi organizzata dal comitato civico locale.

Il fatto ha una sua particolare importanza perché da tempo sembrava che non fosse più così urgente il problema, anche perché le associazioni ambientaliste con riferimenti locali non hanno più considerato centrale la gravità della situazione dopo averla sottolineata per anni anche se senza risultati.

Si è svolto in altre parole un altro atto di uno psicodramma che va avanti da tempi lontani sul fatto che la riva destra del Tevere a Ponte Valleceppi è stata “arricchita” da un impianto di produzione alcolica che ha causato numerosi problemi sulla qualità dell’ambiente e della collettività.

La sala del centro socio-culturale Europa 93 era stracolma, ma era invasa da una massiccia rappresentanza delle maestranze dell’azienda sotto la guida del padrone. Non c’è bisogno di grandi esperti di cose della politica per comprendere come si volesse creare un clima di soggezione e intimidazione. Anche perché tutti erano forniti di gilet gialli alla francese.

Le istituzioni invitate espressamente alla assemblea erano rappresentate solo dal vicesindaco e assessore all’ambiente del comune di Perugia già chiacchierato perché dimentica che nel suo programma elettorale ha espresso chiaramente la delocalizzazione dell’industrie a rischio, soprattutto quelle impropriamente sviluppate sulla riva del Tevere.

Non era rappresentata la Regione dell’Umbria come se non fosse stata lei a decidere a conclusione di uno strano gioco di responsabilità che la lavorazione poteva riprendere malgrado Arpa e Asl avessero chiaramente marcato “i possibili danni alla salute pubblica”.

Ovviamente il clima della serata non è stato tra i più pacifici come qualcuno temeva tanto da chiedere, come sembra, l’intervento degli agenti della Digos in borghese.

Alla fine l’incontro si è concluso con la decisione di aprire una certa convergenza di intenti fra proprietà e Comune insieme a comitato e cittadinanza per avviare un confronto diretto sul problema. Un copione tutto già visto anche se ultimamente è stato presentato dal comitato attraverso il proprio legale un esposto alla Procura della Repubblica dove si chiede il sequestro dell’attività “per il pericolo concreto attuale del danno alla salute pubblica”.

Comunque è molto importante mantenere i riflettori accesi sull’intera questione perché l’unica possibilità è nella partecipazione popolare che deve farsi più massiccia onde mantenere aperta una sicura speranza per risolvere finalmente un problema che umilia ormai da troppo tempo ambiente e qualità della vita.

 



Lauro Ciurnelli


Inserito martedì 5 marzo 2019


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