18/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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A Monteluce c'è ancora un bosco
Operare per salvaguardare un luogo che ancora consente lo scambio città-campagna, ricorda l'antica funzione del posto e vede tra le conifere la presenza di essenze arboree antiche e di animali impensabili nel centro di una città


Monteluce - toponimo che ricorda la presenza di un bosco sacro - è la zona di Perugia che in passato con gli eremiti che vi si ritiravano (uno per tutti Bevignate), i flagellanti di Raniero Fasani, i suoi conventi maschili e femminili, è stata la Tebaide della città.


Tuttora la campagna tra Pretola e Ponte Felcino salendo dal Tevere arriva a ridosso del centro storico fino alla chiesa di Santa Maria di Monteluce. Se questo accade è merito di una felice intuizione del parroco don Luciano che, grazie a parrocchiani che in base alle proprie possibilità presero una specie di impegno d'onore garantendo di versare una cifra, acquistò per conto della parrocchia l'ultimo lembo di questa campagna.


Lì viceparroco e giovani piantarono centinaia di alberi sempreverdi e quel terreno è stato per anni il “Campo rosso” a disposizione di nonni, genitori e figli del quartiere. Tuttora viene utilizzato e ospita una palestra, l'oratorio, un centro estivo.


Gli alberi nel frattempo sono diventati un bosco legato per lo spirito con cui è nato all'antica religiosità del luogo e polmone d'ossigeno per la zona nord di Perugia. Alberi purtroppo aggrediti da rampicanti che non più contenuti sono diventati così invasivi al punto che alcune piante sono schiantate a terra, altre si sono appoggiate agli alberi circostanti.


Insomma, il “campo del prete” (lo chiamavano così) ha bisogno di una pesante manutenzione che la parrocchia i cui abitanti sono calati e invecchiati non può sostenere da sola. Quella campagna in città ha bisogno dei parrocchiani di adesso, dell'amministrazione comunale, delle associazioni rionali e di quelle ambientaliste.


Insieme dovrebbero recuperare lo spirito degli antichi parrocchiani: operare per salvaguardare un luogo che ancora consente lo scambio città-campagna, ricorda l'antica funzione del posto e vede tra le conifere la presenza di essenze arboree antiche, di scoiattoli, volpi, istrici, tassi, rigogoli, tortore, palombacci, a volte persino daini e altri animali impensabili nel centro di una città.





Perugia, Umbria, Mondo

Inserito martedì 18 giugno 2019


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Commenti

Nome: Claudio Belladonna
Commento: il sottobosco va pulito e il bosco un po' sfoltito e diventerebbe una rarità perché le altre città hanno parchi ma credo che nessuno abbia un bosco cittadino

Nome: Dori Verde
Commento: Lo hanno acquistato per tutte e tutti e tutti noi dovremmo sentire il dovere di salvarlo. Perché non lanciare un appello a Fai, Legambiente, WWF di Perugia?

Nome: Giap
Commento: è provato che le piante non solo danno ossigeno ma raffreddano il pianeta, quindi un bosco in città tiene fresca la città

Nome: Andrea Misiani
Commento: Perugia vuol diventare capitale del verde? Ecco l'occasione per dimostrarlo. Rendere fruibile questo bosco, non trasformandolo in un parco ma mantenendo un bosco in città

Nome: ugo isa
Commento: L'ho visto e ha bisogno di essere liberato dal sottobosco. La maggior parte delle piante sono a rischio

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