11/11/2019
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La strage di Bologna
Per non dimenticare


Il 2 agosto 1980, alle 10.25, esplose una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. L’esplosione investì il treno in sosta al binario uno, il tunnel sotto i binari e fece crollare l’ala sud-ovest della stazione, causando 85 morti e più di 200 feriti.

Agli inizi degli anni ’80 si considerava finita la stagione stragista delle bombe in Italia, inaugurata nel 1969 con la strage di Piazza Fontana. Gli obbiettivi delle organizzazioni terroristiche rosse e nere sembravano essere sempre di più singoli individui come magistrati, giudici e politici e i 55 giorni del sequestro Moro, presidente della Dc, e la sua successiva esecuzione, appena due anni prima, nel maggio 1978, sembrava esserne la drammatica riprova.

La bomba del 2 agosto smentì amaramente questa teoria, causando il più alto numero di vittime in un attentato nella storia del Paese.

Nelle ore successive all’attentato, la posizione delle forze dell’ordine e del governo fu di attribuire l’episodio all’esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione, ma le testimonianze dei presenti e i rilievi compiuti in seguito dalle forze di polizia chiarirono presto la natura dolosa dell’esplosione, rendendone evidente la matrice terroristica.

Le indagini si indirizzarono verso l’ambiente dell’eversione fascista, in particolare nei confronti dei N.A.R., Nuclei Armati Rivoluzionari, e dei suoi leader Valerio Fioravanti, detto Giusva, e Francesca Mambro, sua compagna. Il movente sembrò essere legato alla precedente strage del treno Italicus, avvenuta nella notte tra il 3 e 4 agosto 1974: il giudice istruttore di quest'ultima aveva depositato il rinvio a giudizio per i responsabili proprio l'1 agosto.

Il processo contro Giusva Fioravanti, Francesca Mambro ed altri individui legati all'ambiente neofascista si aprì a Bologna nel 1987: vennero accusati di banda armata e strage, di associazione sovversiva e calunnia aggravata. Tra gli indagati risultavano individui come Stefano delle Chiaie, esponenti dei servizi segreti quali Giuseppe Belmonte, Pietro Musumeli e Francesco Pazienza, nonché Licio Gelli, gran maestro delle loggia massonica P2.

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Inserito venerdì 2 agosto 2019


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