10/12/2019
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Via Giuseppe Mazzini e le edicole
Siamo ancora in tempo per fare qualcosa? Si, per esempio possiamo avviare una utile riflessione sull’arredo urbano e su come riportare nella nostra Perugia identità, estetica e funzione


 


È noto a tutti il valore storico di via Mazzini realizzata ampia e regolare al tempo della costruzione della Rocca Paolina (seconda metà del ‘500) nel quadro della vasta riorganizzazione urbanistica dell’area più centrale della città che portò, tra gli altri, alla regolarizzazione del Corso Vannucci, all’apertura di via Calderini, di via Fani e di via Baglioni.
I due edifici che fanno da porta in via Mazzini sono caratterizzati da angoli in bugnato di pregio sormontati da stemmi papali scolpiti in pietra viva, fissati ad angolo. Essi furono concepiti dall’architetto perugino Gian Galeazzo Alessi per sottolineare il nuovo ampio spazio nella via, quasi un salotto a cielo aperto, nel cuore dell’acropoli cittadina.
Le pietre bugnate, i nastri e gli stemmi sono un evidente segnalazione, rivolta a chi percorre il Corso, per ricordare che la via principale (il Corso) non è più semplice segmento, bensì, in virtù della riorganizzazione urbanistica, si allarga e si arricchisce su nuovi spazi e prospettive non meno degni e dotati del Corso Vannucci.
A volte, quando si cammina per la città, è sufficiente alzare gli occhi per accorgersi che esistono particolari sorprendenti.

Via Mazzini è una Via/Piazza. Davanti a Santa Maria del Popolo (attuale Centro Servizi della Camera di Commercio) si svolgeva il mercato cittadino del martedì.

È quindi ovvio che in un ambiente di valore di questo genere, qualsiasi intervento di trasformazione deve essere in armonia con il contesto generale.
Il controllo della qualità degli interventi passa infatti al vaglio degli esperti istituzionali: in primis della Soprintendenza alle Belle Arti che valuta l’architettura e l’inserimento ambientale poi del Comune che dopo un’attenta istruttoria tecnica si avvale di uno specifico organo consultivo denominato CQ “Commissione per la
Qualità Architettonica e Paesaggistica” formato da professionisti tra i più competenti che la città offre.
Tant’è che per l’emanazione di un parere ai fini del rilascio di un provvedimento in materia di beni storici paesaggistici, intorno ad ogni singolo progetto si “muovono” all’incirca una ventina di “ufficiali pubblici” tra dirigenti, istruttori, protocollatori, amministrativi, politici e assessori al ramo.
Funziona così.
Non è così facile giudicare il bello e il brutto, esiste l’oggettivo e il soggettivo.

Nel 2001, su incarico del mio amico Federico, mi occupai di studiare una soluzione per la riqualificazione delle due edicole in capo a Via Mazzini poste a sx accanto all’ex bottega di Ceccucci e a dx accanto all’ex bottega di Fagioli.
Iniziavano a farsi sentire le prime avvisaglie della crisi del settore a seguito della concorrenza digitale.

Ecco in sintesi quale fu la mia proposta finalizzata al miglioramento, alla riqualificazione e all’innovazione dei servizi offerti:

A) liberazione delle angolate Alessiane, di grande valore architettonico, che contrassegnano l’ingresso alla via Mazzini e i rispettivi coni visuali sul fondale del Palazzo dell’Università Vecchia.

B)Nuova edicola con soluzione architettonica calibrata al luogo e al tempo, a pianta circolare e simmetrica, da posizionare al centro di via Mazzini, leggermente arretrata rispetto all’incrocio con il Corso Vannucci. Così come usava nei primi del novecento.

C) sovrapporre l’edicola agli apparati (tavoli e ombrelloni di bar e ristoranti) incoerenti e occasionali che si sviluppano permanentemente lungo tutta la via fino a Piazza Matteotti.

D) Non solo un punto vendita ma...
un luogo con arredi pertinenziali e sedute per consultare testi e quindi per favorire l’attrattività o lo stazionamento dei clienti;
un luogo per l’erogazione di servizi e informazioni alla clientela, quali vetrine digitali, totem interattivi o touch screen, internet; un luogo per l’informazione e promozione turistica, un luogo per svolgere l’intermediazione di servizi a favore del territorio.

Risultato:
solo la Soprintendenza ha condiviso e ha approvato questo progetto.
Il Comune lo ha bocciato. Nonostante i molteplici disegni elaborati in ogni dettaglio non sono riuscito a convincere la commissione edilizia sulla validità della proposta e sulle migliorie che la scena urbana avrebbe ottenuto.
Conclusione:
il giudizio su un progetto che riguarda la città, la sua architettura il suo arredo urbano, richiede impegno, consapevolezza e abitudine ad allargare lo sguardo.
I chioschi dei giornali e gli edicolanti rischiano l’estinzione.
Siamo ancora in tempo per fare qualcosa?
Si, per esempio possiamo avviare una utile riflessione sull’arredo urbano e su come riportare nella nostra Perugia identità, estetica e funzione.




Mauro Monella

Inserito lunedì 23 settembre 2019


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