14/11/2019
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Leggendario Pio Baldelli
Una polemica agostana su Baldelli, che qualcuno vuole accomunare ai "cattivi maestri" che avrebbero rovinato la scuola. Dimenticando chi la scuola, in questi decenni, l'ha governata

(dalla rivista l'altrapagina, ottobre 2019)


Nel bel mezzo di una calda crisi di governo, tutta agostana, piena di colpi di sole, càpita che i giornali provino a sventolare un po’ di frescura dalle pagine culturali. Ci prova “Il Fatto quotidiano” del 24 agosto 2019, con lo scrittore e giornalista Nanni Delbecchi, che racconta un “esame di gruppo” sostenuto negli anni ’70 alla Facoltà di Magistero di Firenze con il “leggendario” professor Pio Baldelli. Grande esperto di cinema, direttore del quotidiano “Lotta continua”, autore del libro Informazione e controinformazione (Mazzotta ed. 1972), Baldelli entra nel discorso politico ragionando di cinema, di televisione, di massificazione della scuola, di mercato dell’istruzione, delle esperienze alternative di don Milani e Bruno Borghi, delle anomalie del sistema, di Pinelli e Valpreda, della pista nera e la strategia della tensione.
Pio Baldelli non si allinea al conformismo ideologico della casta dei professori, e Delbecchi ricorda la sua esperienza con il gruppo di ragazzi e ragazze che affrontano la cinematografia di Pasolini con tesine riciclate e film non visti, e “trenta” che piovevano dal cielo. Tutto il racconto finisce per non rendere giustizia del grande lavoro di svecchiamento accademico che Baldelli ha saputo far respirare a tanti suoi studenti.
Dalle pagine del “Corriere della Sera” del 30 agosto, un commento di Ernesto Galli Della Loggia, che non cita mai Baldelli, ma lo chiama con una X, sul “quarto d’ora di colloqui e la promozione era assicurata” (il virgolettato è di Delbecchi) risintetizza la storia “dell’esame di gruppo”, definendola una “lezione perfetta di ipocrisia e conformismo. E naturalmente di asineria: come si spiegherebbero altrimenti i concorsi per diventare avvocati, magistrati, professori, dove componimenti di un gran numero di candidati fanno registrare da anni svarioni memorabili e castronerie madornali”.
Magari tutto questo disastro che descrive Galli Della Loggia dipendesse da quegli esami di gruppo al Magistero di Firenze e da quel bontempone che era Pio Baldelli, quando faceva lezione. Anche Galli Della Loggia, infatti, non perde l’occasione di trovare un colpevole dei fallimenti dell’istruzione in Italia tra quegli esponenti democratici che hanno (invano) tentato di innovarla, di aprirla alle istanze sociali e culturali, di arricchirla di nuovi contenuti, di sperimentare nuove metodologie e nuove forme di relazione: non dimentichiamo le accuse a personaggi come don Milani, Tullio De Mauro, e così via. E anche Galli Della Loggia sorvola sul fatto che quei tentativi sono rimasti marginali nella politica scolastica italiana, che invece è rimasta tutta nelle mani dei conservatori che hanno messo la scuola e l’istruzione nel dimenticatoio – salvo ricordarsene quando bisognava far cassa con vistosi tagli alla scuola pubblica e all’università. Galli Della Loggia sembra ignorare che il disastro dell’istruzione porta le firme di ministri come Moratti o Gelmini e compagnia.
Né manca, nelle parole di Galli Della Loggia, l’allusione sessista, quando racconta di come i ragazzi pensarono bene di aggiungere “al gruppetto altre tre ragazze loro colleghe al cui fascino non sono insensibili”. E via ammiccando.
Ma la figura di Baldelli va ben al di là delle note corrosive di Galli Della Loggia. Anzi, le opere di Baldelli (vedi scheda), tradotte in molte lingue, “costringono” Delbecchi a rispondere a Galli Della Loggia ancora dalle pagine del “Fatto quotidiano” del 31 agosto: “A Firenze, alla fine degli anni ’70, eccellente piazza di formazione, c’erano molti galli nel pollaio, né mancavano le galline, coesistevano menti situazioniste come Pio Baldelli, e onnipotenti cattedratici, maestri di conformismo, per i quali era importante la preparazione, ma più ancora la conformità di quella preparazione alle loro idee”.
Nella risposta a Galli Della Loggia, fuori dal taglio divertito e ironico, Delbecchi evita equivoci: “Baldelli capì al volo il nostro pensarci scaltri essendo ingenui, la convinzione di affrontare un esame ‘politico’ senza troppa fatica, di mietere una facile promozione e di far colpo sulle ragazze. In tre mosse, ci dimostrò che non era così, ci mise di fronte alla possibilità di fallire e perdere la faccia… ci fece vergognare di noi, ma non volle infierire, e questo rese più forte la vergogna… L’ha fatto con il sorriso, non con la matita rossa”.
Questa polemica giornalistica è stata per noi l’occasione per ricordare Pio Baldelli come nostro professore dell’Istituto “Assunta Pieralli” di Perugia. Ci siamo ritrovati in un ricordo di gruppo. Molte delle cose che da lui abbiamo imparato non hanno conosciuto la matita rossa e blu, ma la semplice capacità di non prenderci per forza sempre terribilmente sul serio.

Giorgio Filippi, Bruno Palazzetti, Beppe Pazzi, Walter Pilini, Renzo Zuccherini

Pio Baldelli (Perugia, 23 gennaio 1923 – Firenze, 20 giugno 2005), allievo di Aldo Capitini, nei primi anni settanta occupa la cattedra di storia del cinema all'Università degli Studi di Firenze. Lega il proprio nome a innumerevoli volumi di critica del cinema e argomenti sociali e culturali.
Diviene direttore responsabile del periodico Lotta Continua (alla cui organizzazione non sarà mai affiliato).
Su tale giornale scrive articoli in difesa dell'anarchico Giuseppe Pinelli, per i quali viene denunciato nel 1970 dal commissario Luigi Calabresi, e processato. Nel 1976 venne condannato a 1 anno e 3 mesi per diffamazione.
Tra il 1980 e il 1983 è stato deputato alla Camera, eletto nelle file del Partito Radicale.

Opere principali:
• Sociologia del cinema. Pubblico e critica cinematografica, Editori Riuniti 1963.
• Film e opera letteraria, Marsilio 1964.
• I film di Luchino Visconti. 1965.
• Comunicazione audiovisiva e educazione, La Nuova Italia 1967.
• Politica culturale e comunicazioni di massa, Nistri Lischi 1968.
• Cinema dell'ambiguità, Samonà e Savelli 1969.
• Cinema e lotta di liberazione. 1970.
• Educazione e cinema. 1970.
• Informazione e controinformazione. 1972. Riedito come Informazione e controinformazione. Ediz. integrale. Stampa Alternativa, 2006.
• Roberto Rossellini, Samonà e Savelli 1972.
• Cybercomunicazioni e spazi pubblicitari. 1993.
• Nuovi alfabeti e scuola analfabeta. Tempi di cambiamento: verso il 2000. 1994.
• Mass media e violenza. 1996.




Inserito mercoledì 16 ottobre 2019


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