14/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Eugenio Melendri è morto
Oggi, con la tua voce, si è spenta una delle voci più forti ed autentica dell’Africa di oggi


"La morte non è una fiaccola che si spegne, ma una lucerna che viene portata fuori perché è giunta l'alba".

Ciao Eugenio, questa mattina ci hai lasciato per “la grande vacanza” della vita eterna. Lo hai fatto felice per il cammino percorso lungo le mille strade del tuo servizio, come abitante di questa piccola terra, come uomo, come sacerdote, come politico, come servitore... ed infine, di nuovo, come sacerdote. GRAZIE EUGENIO!!!

Ti ho incontrato la prima volta sotto una tenda mentre, giovane prete missionario saveriano, ti preparavi a celebrare la S. Messa al termine di un incontro giovanile. Fin da quel primo saluto, mi hai trasmesso gioia: gioia di vivere, gioia di lottare, gioia di Amare. Poi, ho imparato a conoscerti lungo 40 anni di cammino insieme, ben 35 nel CIPSI, che ci ha visto insieme a tanti amici in campagne, iniziative, battaglie...

Ti ho seguito dal 1980 in poi quando come direttore della rivista dei Saveriani Missione Oggi, con Padre Zanotelli a Nigrizia, avete risvegliato, le coscienze di tanti giovani ed amici sui temi della pace, della cooperazione, della fame, della giustizia, dell’Africa... Pace, Obiezione di coscienza, vendita delle armi, basi nucleari, obiezione alle spese militari, disarmo unilaterale... non erano solo slogan, ma impegni concreti. Non erano progetti, ma: marce, occupazioni, dimostrazioni, che coinvolgevano migliaia di giovani, fino a trasformarsi anche in leggi dello stato italiano.

Ci hai aiutato a costruire quell’anima sociale, quel coraggio sociale, quell’utopia ed entusiasmo che oggi forse abbiamo un po' perso. Abbiamo veramente imparato che, insieme, ce la potevamo fare a cambiare le cose. Forse, anche questo, ti ha portato a metterti in gioco nelle elezioni europee del 1989, consapevole che questa scelta l’avresti duramente pagata con la sospensione a divinis dal tuo ministero presbiteriale. Sapevi però, che anche in politica è possibile servire i poveri. Credevi e hai sempre creduto che la politica deve essere al servizio dei deboli e dei diritti. Non del potere e dei primi. In questo, hai sempre vissuto il tuo ministero. Già da quegli anni ti sei schierato dalla parte dei diritti degli immigrati, ma la pace era il tuo grande obiettivo di vita e nel dicembre 1992 con altri parlamentari italiani sei stato tra i protagonisti della Marcia della Pace promossa dall'associazione pacifista Beati costruttori di pace per interrompere l'Assedio di Sarajevo. Sei stato fratello e padre allo stesso tempo.

Ci sei stato accanto, ci hai accompagnato, sostenuto... nei momenti belli, ma soprattutto in quelli difficili e scuri. Sempre con rispetto: magari con il tuo linguaggio “fiorito”, ma sempre pieno di quella Speranza che porta in sé solo un uomo felice, perché libero da ogni egoismo. Hai percorso le “mille” strade del mondo da nord a sud e da est ad ovest, a fianco di piccoli e di potenti, ma soprattutto con le donne e i violentati-schiacciati dai poteri di ogni genere, sempre con quell’Amore verso il prossimo, come a te stesso. Per te, non ci sono mai stati né primi, né secondi. Tantomeno ci sono oggi primi o ultimi. Esisteva, il prossimo. Esisteva, una sola umanità. Per questo, caro Eugenio, il tuo posto, sarà sempre con noi, con le donne africane, con gli africani, con i violentati, in ogni periferia, in ogni barcone.

Oggi, con la tua voce, si è spenta una delle voci più forti ed autentica dell’Africa di oggi. Quell’Africa violata e derubata che non ha mai chinato la testa, ma che rappresenta il futuro dell’umanità intera. Oggi si è spenta una voce forte del pacifismo italiano e mondiale. Una voce contro ogni individualismo e divisione, perché individualismi e divisioni non aiutano nessuno, dividono e facilitano i poteri.

Caro Eugenio, ti porteremo con noi ogni giorno, in ogni istante, in ogni nuova battaglia e siamo certi che ci aiuterai ad essere uniti nella giusta direzione. Sei stato e sarai ancora semplicemente, la nostra “ala di riserva”.

Vogliamo quindi salutarti con questi versi di un altro testimone unico, a cui eri tanto vicino, Don Tonino Bello:

“Signore, dammi un’ala di riserva”
Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita;
ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare,
Signore, che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta,
forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me; per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con Te, perché vivere non è trascinare la vita,
non è strapparla, non è rosicchiarla,
vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore.
Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala,
l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine
e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te;
soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un’ala di riserva.

Ciao Eugenio.

Guido Barbera e tutti gli amici della



Tavola della pace

Inserito martedì 29 ottobre 2019


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