14/11/2019
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Che fine ha fatto il progetto di Parco Fluviale Comunale?
Adesso bisognerebbe riprendere con forza il programma previsto, piuttosto che pensare mega progetti propagandistici come “Perugia capitale verde d’Europa”

La crisi della Distilleria di Ponte Valleceppi non è certo benvenuta anche per chi, comitato e ambientalisti, ha sempre considerato l’azienda mal nata e peggio sviluppata.

Piuttosto con l’occasione potrebbe essere messo finalmente all’ordine del giorno lo spostamento di un’azienda ad alto rischio e fortemente impattante nell'ecosistema fluviale del Tevere. Così il Comitato Civico di Ponte Valleceppi rinnova la sua attenzione.

Conseguentemente, però, il pensiero deve svilupparsi sul che fine abbia fatto il vecchio, ma sempre valido, progetto di un parco fluviale territoriale per tutto il percorso del fiume nel comune di Perugia a partire da Villa Pitignano per giungere a sud fino a San Martino in Campo e alla presenza della confluenza del Chiascio proprio sotto la collina dove sorge l’abitato di Torgiano.

Vogliamo ricordare brevemente che questa idea nacque negli anni ’80 per volontà di un comitato d’iniziativa popolare subito accolta dall'allora amministrazione comunale e presentata ufficialmente alla cittadinanza nell'ambito della “Festa Grande” del 20 giugno 1986. Il progetto interessava inizialmente un’area ben individuata nel Prg di circa trecento ettari nella zona più antropizzata e poi diffusa a tutto il percorso del fiume.

Da allora sono trascorsi molti anni e l’iniziativa fu ripresa dalle varie amministrazioni e usata soprattutto in campagna elettorale. Da allora furono realizzate molte opere, ma poi non se ne fece più nulla.

Adesso bisognerebbe riprendere con forza il programma previsto cominciando dalla convocazione di un comitato tecnico composto da soggetti diversi quali i tre livelli istituzionali, le associazioni ambientaliste e i comitati, le aziende private ecc…, perché oggi l’unica condizione rimasta è quella purtroppo minimale, ma sempre importante, di procedere almeno alla salvaguardia di aree che mantengono ancora un proprio pregio paesaggistico o possano essere recuperate anche in una più semplice interpretazione di quello che fu pensato originariamente e non è più realizzabile.

Gli interventi dovrebbero prevedere la delocalizzazione delle aziende a rischio spondali, la verifica di tutta la rete di adduzione attraverso gli impianti di depurazione, il recupero delle zone golenali e demaniali ecc…, insomma un programma serio e completo che dia un tono veramente verde alla politica dell’amministrazione locale piuttosto che pensare mega progetti assolutamente propagandistici e devianti come la realizzazione del progetto di “Perugia capitale verde d’Europa”.



Lauro Ciurnelli

Inserito giovedì 31 ottobre 2019


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