14/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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I Mille di Marsala, di Giacomo Oddo
Un importante recupero storico ed editoriale

Chi cerca le radici, spesso controverse, della nostra storia e, in particolare, della formazione dello Stato unitario dopo quasi 14 secoli di divisione della penisola Italiana, trova oggi nuovamente disponibile un testo quasi scomparso e difficilmente reperibile, sconosciuto ai più ed anche a qualificati ricercatori e storici: la storia dell’impresa dei Mille, la spedizione guidata da Garibaldi che pose fine al più antico, e per molto tempo tra i più importanti, Stato dell’Italia preunitaria, il Regno di Napoli e di Sicilia, poi Regno delle Due Sicilie. “I Mille di Marsala” di Giacomo Oddo, sottotitolato “scene rivoluzionarie” e dedicato alle Venezie ancora irredente, è un’opera di grande pregio e preziosa per chi voglia conoscere premesse, genesi e svolgimento di quello che fu, senza alcun dubbio, il momento cruciale e risolutivo del percorso risorgimentale e unitario.

Certo, non mancano le opere, anche di autori famosi, su quella che divenne rapidamente una epopea di risonanza mondiale, celebrata e raccontata ad intere generazioni di italiani come esempio di patriottismo, di eroismo e di “sentire popolare” che si fa azione. Cito, tra le centinaia di testi, solo alcuni esempi tra i più celebri: il Guerrazzi e la sua biografia di Garibaldi, Herzen con la “Camicia Rossa”, Alexandre Dumas con “I Garibaldini”, Trevelyan con “Garibaldi e i Mille”. Non mancano gli storici garibaldini, partecipanti diretti alle imprese di Garibaldi e con ciò attori della spedizione, come Giuseppe Cesare Abba con il suo notissimo “Da Quarto al Volturno” o Giuseppe Bandi con “I Mille”.

Si potrebbe dire: ma fra tante opere dedicate all’epopea garibaldina, cosa può aggiungere un lavoro in più? Come dicevo, l’opera, monumentale, di Giacomo Oddo ha alcuni pregi che la rendono unica e un indispensabile strumento per chiunque, per studio o per passione, o anche solo per soddisfazione culturale, vuole approfondire la conoscenza di quel grande evento storico.

Un primo pregio è certo l’indiscussa passione, la partecipazione fortemente emotiva dell’Autore, segnata da un impegno che durò tutta la vita, e a questa ha dato il suo vero senso, a favore di una Italia unita ma, soprattutto, veramente e dal profondo rinnovata. Un secondo pregio è certo la meticolosa e dettagliata ricostruzione e descrizione dei fatti avvenuti solo in parte legata alla memoria diretta dell’Autore, ma affidata anche ad un corredo documentario imponente: citazioni, dichiarazioni, lettere, proclami, messaggi, spesso riportati in forma integrale, costituiscono una messe di dati e di notizie che richiederebbero ricerche e indagini bibliotecarie e di testi lunghe mesi se non anni per essere acquisite diversamente. Nel libro dell’Oddo stanno già tutte li, raccolte per noi e pronte a raccontarci, si direbbe oggi, “in diretta” i fatti. Altro pregio è la ricchezza della dettagliata aneddotica sui singoli personaggi protagonisti degli avvenimenti. Aneddoti, episodi che fanno rivivere con freschezza non solo personaggi di spicco e di notorietà acquisita ma anche tanti garibaldini meno noti o per nulla noti.

Il libro ci offre con immediatezza la descrizione dell’eroismo e della determinazione ma anche del pessimo carattere, ad esempio, di Nino Bixio, ma ci parla, descrive anche l’eroismo o le sofferenze e i sacrifici del 2 garibaldino (o della garibaldina: c’erano anche donne combattenti) del tutto anonimo sui campi di battaglia da Calatafimi al Volturno. Parimenti ricca e meticolosa è la ricostruzione delle audaci manovre messe in atto da Garibaldi e la descrizione di scontri e battaglie sia minori che importanti.

E’ da aggiungere poi anche una profonda e attenta descrizione dei sentimenti e delle emozioni dei componenti di quello che si chiamerà l’Esercito del Sud conseguenti alla consapevolezza di essere stati parte di una grande impresa, fondamentalmente coronata da successo, ma anche le delusioni e le amarezze legate ad aspettative politiche e sociali più ampie e forti rimaste a giudizio di alcuni, forse molti, incompiute. Infine è di pregio, e non va inteso come mero orpello estetico, una ricca iconografia di personaggi ed avvenimenti che sono artisticamente pregevoli e di forte impatto evocativo.

Viene da chiedersi perché un’opera la cui validità storica e letteraria è assolutamente indiscutibile abbia visto una sola edizione (il libro fu stampato e pubblicato in Milano nel 1863 ed ebbe, forse, una parziale ristampa nel 1868) e, dopo aver avuto una certa diffusione nell’immediato, cadde rapidamente in un oblio quasi definitivo. I motivi possono, anzi sono, indubbiamente molteplici: la su richiamata ricchezza di opere sul tema, la ponderosità del libro, etc., ma sicuramente hanno influito altri motivi.

Nel Risorgimento, come è noto, si confrontarono e, in alcuni casi, conflissero varie ipotesi ideologiche e politiche. Ad esempio l’ipotesi federalista di Cattaneo o “guelfista” di Gioberti e l’ipotesi dell’unità integrale di Cavour e Mazzini. Ma soprattutto si confrontarono l’ipotesi radicale che vedeva nel processo unitario, che doveva essere rapido e completo, una occasione anche di riforma sociale, civile ed economica e, dall’altra parte, l’ipotesi liberale moderata che vedeva il Risorgimento come processo progressivo e graduale, saldamente sotto l’egida di Casa Savoia garanzia contro il rischio di qualsiasi sommovimento sociale. A questo era connesso anche ovviamente il confronto tra repubblicani e monarchici. Come è noto su tutte prevalse la seconda ipotesi.

Il Risorgimento, al di là di qualche residuo marginale, si chiude con la breccia di Porta Pia. Nasce l’Italia e conosce il periodo “umbertino”. Nasce un’Italia monarchica, conservatrice, liberale moderata, rigida custode dell’ordine costituito, legittimata proprio dal coronamento dell’unità. E l’Italia umbertina ha quindi necessità di dare del Risorgimento una immagine corale e plebiscitaria, oscurando il più possibile il pluralismo politico, culturale e sociale che in esso si erano confrontati e scontrati. E così Giacomo Oddo diviene probabilmente un autore scomodo.

Giacomo Oddo, il cui vero cognome era Bonafede, nasce in una famiglia siciliana agiata. Viene avviato alla carriera ecclesiastica. Diviene frate domenicano e non uno dei tanti: raggiunge una buona notorietà sia come teologo e docente di seminario sia soprattutto come predicatore (sarà ben conosciuto fino a Firenze, Bologna, Genova). Ma nella sua famiglia c’è suo fratello Francesco, mazziniano convinto e infaticabile agitatore (finirà anni dopo tra i seguaci di Bakunin).

La famiglia, tutta, viene ripetutamente fatta oggetto delle “attenzioni” delle polizie degli stati preunitari. Più volte subiscono il carcere. Giacomo Bonafede vive una profonda crisi che lo porterà a lasciare la tonaca, diviene anche lui mazziniano, repubblicano, radicale. Oggi sarebbe classificato tra i sovversivi.

Per sottolineare la rottura totale e irrecuperabile col suo passato, quando inizia la sua attività di scrittore (sarà attivo nella narrativa, nella storia, nella critica letteraria e nel giornalismo) vorrà firmare col cognome della madre, Oddo. E quindi diviene un autore da non valorizzare. Nelle sue opere le contraddizioni e il pluralismo del Risorgimento emergono tutte. Non si coglie, o almeno non si coglie a sufficienza, l’immagine edulcorata e univoca che si voleva accreditare del “un intero popolo anelante all’unità e alla parola d’ordine Italia e Vittorio Emanuele” che veniva istituzionalmente imposta come verità assoluta. Oddo scriverà tra l’altro un saggio sul brigantaggio e l’Italia dopo la dittatura di Garibaldi.

Giacomo Bonafede Oddo rimane mazziniano e, come suo fratello del resto, nonostante i buoni rapporti con Crispi e altri ex garibaldini della “sinistra” storica, repubblicano e radicale. Forse questo lo ha escluso dai “cantori”, dai “vati” ufficiali dell’epopea del Risorgimento e ha spinto la sua opera nell’oblio.

Oggi la sua opera rivede la luce ed è di nuovo disponibile per chi voglia leggerla, per chi voglia accrescere le proprie conoscenze su un periodo di rapidi sconvolgimenti e cambiamenti quale è stato il Risorgimento. Questa possibilità si deve alla ricerca pluriennale del suo libro fatta da un cultore della Storia ed al coraggio dell’editore Francesco Tozzuolo che ne ha prodotto la ristampa anastatica.

(dalla rivista l'altrapagina, novembre 2019)



Amedeo Zupi

Inserito mercoledì 6 novembre 2019


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