10/12/2019
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Clara Sereni, una grande scrittrice italiana
Sul telaio di storie collettive ha intessuto la sua trama esistenziale fatta di severità educativa, solidarietà femminile, impegno sociale, fatica materna, dolore

È poco più di un anno che Clara Sereni è morta e in quest'ultimo anno ho ripreso in mano alcuni dei libri che ha scritto. A partire da “Il Gioco dei Regni”, un testo che ripercorre la storia della famiglia Sereni attraverso i primi moti rivoluzionari russi, il nascente sionismo, l'opposizione antifascista italiana, le relazioni all'interno del Partito comunista italiano. Con i suoi brevi e nitidi periodi scritti senza andare a discapito della chiarezza e della tenuta complessiva del testo è sicuramente uno dei capolavori del secondo Novecento letterario italiano.

Se “Il gioco dei regni” è il capolavoro di Clara Sereni “Casalinghitudine” è il suo libro più felice nel quale le ricette culinarie non sono una trovata intelligente, un orpello al testo ma parte fondante della trama del romanzo che senza di esse non vivrebbe. Un volume che portando le ricette a pieno titolo nella letteratura è diventato un classico culinario dove ogni piatto evoca persone e momenti della vita dell’autrice. Un testo generazionale grazie al quale Casalinghitudine è diventato manifesto delle donne, un termine entrato nei vocabolari della lingua italiana per finire spesso, come ricordava con soddisfazione la Sereni, “in un posto a mezza strada fra il soggiorno e cucina, adornato da qualche ditata unta o da schizzi di pomodoro”.

In “Una storia chiusa” protagonisti sono gli ospiti di un ospizio dove Giovanna, magistrata sotto scorta che vecchia non è, ha deciso di rifugiarsi. Non si sbaglia a immaginarla alter ego dell’autrice che ha vissuto per scelta i suoi ultimi anni in un residence per anziani. E Giovanna fa quello che ha fatto Clara, indaga con occhio esterno e partecipe ciò che accade intorno a lei. E attraverso Olga, Eugenia, Quintina, Vandaosiris, Dante, Carlo, il “fascista” osserva l'Italia, un paese fragile, invecchiato che non può rinunciare a sperare in un futuro. Alla prima lettura l'aver scelto di far cantare nel finale l'Inno d'Italia ai vecchi ospiti mi sembrò eccessivo, invece “Fratelli d'Italia” era l'unica canzone che erano in grado di ricordare e che poteva tenerli insieme. Un coro sommesso, non retorico; dolente metafora d’una possibile, se pur faticosissima, ripresa che induce in Giovanna e in noi “la disperata speranza che tempi migliori possano arrivare. Prima o poi”.

A parte “Casalinghitudine” nei libri di Clara si avverte il gravoso bisogno di scrivere e un'amarezza di fondo accompagnati dalla speranza, a volte flebile, di tempi migliori. È come se voglia dire che dopo il manicomio arriverà la primavera (“Manicomio primavera” è un altro suo libro), “Eppure” (altro suo titolo) da qualche parte si può trovare un terreno comune, una luce c'è anche se tutto appare buio.

A un certo punto della sua vita per Clara il buio è diventato troppo nero. Nonostante ciò bisogna continuare a coltivare i suoi scritti che hanno ancora tanto da dire, soprattutto deve farlo Perugia. La città che aveva scelto per vivere dove è sempre stata accompagnata da una presenza. Appena arrivò era la figlia del dirigente nazionale del Pci Emilio Sereni che aveva “scritto un testo fondamentale sulla questione meridionale” come ricordavano i comunisti locali parlando di lei, per diventare subito dopo la mamma di Matteo, il figlio malato, come ricordava la smorfia malinconica che lei aveva anche quando sorrideva.

Ma Clara non è solo la figlia o la mamma di. È una grande scrittrice italiana che sul telaio di storie collettive ha intessuto la sua trama esistenziale fatta di severità educativa, solidarietà femminile, impegno sociale, fatica materna, dolore.

Come donna impegnata s'è presa cura anche di Perugia e i frutti del suo compito li vediamo ancora grazie alla “Città del sole”. E' ora che Perugia si prenda cura di lei come scrittrice non dimenticandola e non facendola dimenticare. Ci sono i suoi scritti sparsi che andrebbero selezionati e raccolti, c'è da lavorare affinché venga stampato un suo “Meridiano”. I lavori di Clara Sereni meritano assolutamente un'edizione critica di tutta la sua opera che riaggomitoli il suo filo narrativo collocandola nel ruolo che le spetta nella narrativa italiana ed europea.



Vanni Capoccia


Inserito sabato 16 novembre 2019


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Commenti

Nome: Francesco Fiorucci
Commento: ottima recensione

Nome: Giap
Commento: Condivido Benedetti, intanto Perugia faccia poi il Meridiano se verrà, com'è giusto che sia, verrà. Intanto la TraMONTANA ha tirato il sasso con quest'articolo di Vanni Capoccia

Nome: Paolo Benedetti
Commento: Un Meridiano per la scrittrice Clara Sereni sarebbe un giusto riconoscimento. Intanto la cosa che si può fare è ricordarla con articoli come questo, con incontri sulla sua opera organizzati a Perugia e in Umbria da Università, festival, associazioni e scuole. Incontri per far conoscere e approfondire la sua opera che credo diventerebbero utili anche per ricordare quanto sia necessario uno studio critico del suo impegno letterario

Nome: Carlo Rossi
Commento: Una scrittrice di tale valore sarebbe il vanto di ogni città, a Perugia per fortuna che ci sono alcune persone che la ricordano ai suoi smemorati concittadini per non parlare di chi Perugia amministra

Nome: Costanza Ciabatti
Commento: Concordo con Marcello Ferrara, aggiungo solo che se il Comune non vuole si può fare anche senza di lui

Nome: Marcello Ferrara
Commento: Abbiamo due università, un comune che dovrebbe ricordarsi che Clara Sereni è stata vicesindaco, abbiamo pure il posto dove farlo: il postmodernissimo dove si svolge PerSo non dovrebbe essere complicato ad organizzare un incontro di studi sulla Sereni da dove lanciare anche la richiesta di un Meridiano

Nome: Alessandro Felici
Commento: Un meridiano per la Sereni sarebbe meritatissimo. Intanto Perugia potrebbe dedicarle una giornata di studi

Nome: Leandro Rossi
Commento: "Perugia deve tanto a Clara Sereni" ho letto. Intanto le deve essere grata per aver scelto Perugia per vivere perché pensava che fosse il luogo migliore per il figlio. Secondo per la "Città del Sole" e per le finalità che ha. Terzo perché avendo lei e il marito scelto Perugia per vivere poi, credo più per l'impegno del marito che di Clara, perché Perugia ospita il bel festival del documentario sociale PerSo, infine perché Perugia può dire di essere la città di Clara Sereni

Nome: Paola Marinucci
Commento: che Clara Sereni sia diventata cittadina di Perugia per Perugia è un onore e fa bene l'articolo a ricordare a Perugia di prendersi cura di lei, anzi dei suoi romanzi

Nome: Sergio palombi
Commento: bell'articolo mi auguro che venga letto da chi può prendersi cura di Clara Sereni scrittrice

Nome: Claudio Belladonna
Commento: Quello scritto già potrebbe essere un intervento di una giornata di studi dedicati all'opera di Clara Sereni

Nome: Andrea Misiani
Commento: Che bellissimo ricordo

Nome: Dori verdi
Commento: Perugia deve tanto a Clara Sereni

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