25/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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L'Arco Etrusco non è in vendita!
... ieri mattina abbiamo conosciuto il noto tycoon Mike Big Flowers, ricco imprenditore e magnate di Chicago. ...i luoghi che segnano l’ingresso alla città etrusca, come piazza Grimana, sono così preziosi da risultare di gran lunga proponibili a turisti di ogni provenienza


..." ieri mattina abbiamo conosciuto il noto tycoon Mike Big Flowers, ricco imprenditore e magnate di Chicago.

Stavamo camminando in piazza Grimana in direzione via Battisti, quando ci imbattiamo in un uomo che, molto gentilmente, ci ferma e puntando il dito sull'Arco Etrusco, ci chiede se possiamo dargli qualche informazione storica. Iniziamo a raccontare qualcosa, ma poco dopo ci interrompe e ci chiede, tutto voglioso, come poter contattare i proprietari di quel Arco Etrusco, in quanto molto interessato all’acquisto.

Mike ha fatto... il suo baldanzoso ingresso in quel di Perugia con l’intento di ricercare le tracce degli antichi parenti che svolgevano una piccola attività commerciale in via Ulisse Rocchi.

L’americano non è solo, è accompagnato da suo cugino Roby e dalla sua dolce famiglia composta dalla consorte miss Anne Rose e dai figlioletti Margaret, Jasmine, Violet e Hyacinth. Sono armati di tutto punto: macchine fotografiche all'ultimo grido, corredo di smartphone social connessi, guide turistiche, saccocciata di dollari, zainetto e immancabile cappello da cowboy. Tutti a bordo della station con vetri oscurati, per inoltrarsi nella libera e tollerata circolazione automobilistica.

Mister Mike è bramoso di conoscere la history di Perugia, ma sappiamo che lui ignora chi fosse il leggendario fondatore Euliste, sicuramente non sa che Perugia etrusca fu una delle città della Dodecapoli, e che l’Arco etrusco fu una delle sette porte d’accesso della città.

Tutte notizie che sta leggendo sulle guida, è vero, ma che non riesce ad assimilare e raffigurare, in una pseudo piazza intasata da auto in eccesso, con cartelli e segnali che occultano vedute di palazzi storici, autobus extra large che si insinuano malamente nel delicato tessuto viario medievale.

Mike di tanto in tanto borbotta, perché la sua destrezza di fotografo è messa a dura prova. Come dare torto al disorientato Mike, che non riesce a fotografare l’Arco etrusco, perché disturbato da auto, camion, furgoni e ogni sorta di veicolo malamente parcheggiato? Come può Mike fissare in fotografia una delle più espressive cornici architettoniche settecentesche, quale palazzo Gallenga, progettato dagli architetti Francesco Bianchi e Pietro Carattolì, che trasferirono a Perugia la lezione borrominiana?

Il nostro ospite, consultando opportunamente la sua guida, nota sulla pagina dedicata a piazza Grimana, che una volta il giardinetto funzionava come giardinetto, e facevano mostra di se due pilastrini di travertino, finemente lavorati a mano.

“Come mai il giardinetto è diventato un parcheggio e i pilastrini non ci sono più?!”, esclama.

Ha ragione: i luoghi che segnano l’ingresso alla città etrusca, come piazza Grimana, sono così preziosi da risultare di gran lunga proponibili a turisti di ogni provenienza, sia internazionale che locale. A pensarci bene, più che a un Grimani o a un Fortebraccio il luogo potrebbe essere legittimamente intitolato alla Dodecapoli etrusca.

Tra le tante immagini di Perugia, mister Mike ne ha raccolte alcune che non ci fanno decisamente onore: la forzata trasformazione degli Arconi del Pincetto; l’abbandono dell’area dell’ex Carcere, del Turreno e del Lilli; i cantieri infiniti di S. Francesco e del Mercato coperto. Stavamo per bloccarlo, quando, ahimè,ormai le aveva già diramate su tutti i social possibili e immaginabili.

Lo Yankee, senza volerlo, ci impone una riflessione: abbiamo veramente coscienza dei luoghi in cui viviamo, della loro millenaria storia, della loro importanza per il nostro presente e il nostro futuro? Qualcosa evidentemente ci sfugge.

Nel suo desiderio di dare un’occhiata alla parte moderna della città, Mike e family hanno anche compiuto un viaggetto in Minimetrò alla volta di Fontivegge. Mike ha trovato questo percorso sopraelevato molto simile alla High Line della 34^ di New York: sarebbe un’ottima, benefica e remunerativa idea, quella di togliere “l’ovetto postalino”, per adibire la rotaia ad una salutare passeggiata, con tutti i vantaggi e le opportunità possibili. Una concreta risoluzione per rinnovare forme e funzioni urbanistiche inespresse.

L’incontro con Mike e miss Anne Rose è stato utile, e ci fermiamo qui. Sono ripartiti, promettendoci di tornare a far massa in occasione dei prossimi mega eventi.

Siamo scesi giù per il Bulagaio, l’ultimo caffè al bar di Ponte Rio, dove abbiamo potuto origliare la sorprendente notizia del progetto di un asse viario che bucherà la collina.

Ci accomiatiamo dal nostro Mike, Big Flowers e dalla sua graziosa family, con il seguente sms:

“Dear friend, dobbiamo purtroppo disilluderti: tutto ciò che hai visto e immortalato nel corso del tuo soggiorno perugino, è una realtà edulcorata, frutto dell’accidia di una sparuta rappresentanza “burodemenziale”!
Per fortuna ci sono ancora dei perugini che non temono di dire la verità.
I burodemenziali pretendono di imporre, formulandoli separatamente, una divisione netta tra paesaggio, territorio, ambiente. Questi tre blocchi, invece, nella realtà obiettiva, assurgono a competenza unica (come la buona cioccolata di una volta, che non può che essere altri se non la Cultura).
Che senso ha sfornare progetti settoriali di solo tipo ingegneristico, col paraocchi? A che e a chi serve formulare progetti col solo scopo di mirare ai finanziamenti pubblici?
Sarebbe meglio governare la città con progetti che siano prodotti, in prima istanza, al fine dell’unico sovranismo accettabile e percorribile, che è quello del bene pubblico.
Dear Mike, quel favoloso, unico e inimitabile Arco Etrusco, che hai tanto ritratto, non è affatto in vendita.
Bye bye, Mike and family,
e torna presto a trovarci”.



Mauro Monella

Inserito venerdì 6 dicembre 2019


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