25/05/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Perugia e le stelle del firmamento
Luci sui monumenti, galleria sotto la collina di Perugia: una lunga catacomba asfittica, dispendiosa, e omicida

La luce naturale ha sempre scandito l’alternanza dei giorni e delle notti. Ha guidato dalle origini perfino la fondazione stessa della città: vie d’acqua e vie di luce intrecciate nel vitale connubio.

I fondatori di Perugia ebbero la ventura di individuare un colle inondato di luce e vegetazione. Risalendo dalle sponde del Tevere, formidabile via di comunicazione nell’antichità, individuarono il torrente canterino che poi sarebbe stato nominato Rio, dominato dal monte Pacciano (monte Fradicio”) con le sue preziose sorgenti. Poi attraversarono l’odierno fosso del Bulagaio e spinti dal desiderio ardente di abbracciare il disco dorato vivificante s’inerpicarono senza esitare verso quella sommità che avrebbero scelto come dimora stabile.

Sarebbero là sorti, il tempio e la porta del Sole, proprio dove le sorgenti fornivano per tutti acqua pura in abbondanza.

Oggi i turisti si affollano sul belvedere delle Prome per dare un’occhiata “toccata e fuga” al panorama ed esclamare il solito e scontato: “mi piace!”.
Ci sarà qualcuno in grado di provare emozioni per un luogo dedicato al Sole? Ce lo auguriamo, ma, ahimè, è lecito pensare che i più non abbiano compreso nulla circa il valore legato alla conquista della cima.

Colle del Sole, via del Sole, rione di Porta Sole: tutti luoghi che ci parlano dell’estrema importanza della luce naturale.
Prim’ancora che neon, laser, foto elettriche, led colorati e rutilanti, guizzi pubblicitari e segnaletiche elettroniche inondassero la città, generazioni e generazioni di residenti e forestieri si sono avvicendati nella normale esistenza umana senza alcuna necessità pressante di illuminare, inopportunamente e freddamente, a giorno, palazzi, torri, chiese, vie e piazze.

Guardate che cosa è la città notte tempo: torre degli Sciri di un blu mirtillo, l’antico orologio di palazzo dei Priori di color lampone, la fontana Maggiore ridotta a grossa torta di fragole, un insieme di luci multicolori, inserite con l’apparente intento di impreziosire i monumenti, ma che in fin dei conti, non fanno che penalizzare l’identità architettonica, banalizzandola.

Anche quando queste luci sui monumenti vengono associate a campagne di pubblica sensibilizzazione, perfino In questo caso risultano, a ben vedere, futilizzanti, sortendo effetti impropri e inefficaci.

Quegli antichi abitatori di Perugia, forti dei vantaggi della luce naturale, e non piuttosto di quella artificiale, artificiosa e multicolor, non avrebbero di certo giustificato il buco, la galleria che si vorrebbe scavare sotto la collina di Perugia, per travasare automobili da nord a sud: milioni di euro dilapidati per andare a cercare il buio pesto al posto di quella luce solare che da sempre pervade e plasma il volto della città di Perugia. Roba più da talpe che da gheppi!

Una galleria canalizzante protesa verso Pian di Massiano che oltretutto contraddice i presupposti enunciati nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.

È la solita storia, il governo della società e dell’economia non può continuare ad essere subordinato, condizionato e asservito ai voleri delle lobbies tecnocratiche e finanziarie che ci portano verso il buco nero.
Le poche risorse a disposizione andrebbero indirizzate opportunamente e intelligentemente, con cuore, anima e volontà, verso la valorizzazione dell’esistente. Vi siete accorti che l’antica via dell’acquedotto è ridotta a colabrodo?

La parola d’ordine non è “far finta di essere sani” (come diceva Gaber) ma piuttosto è cancellare la periferia e rinvigorire la città contemporanea.

Anche a Gubbio, come a Perugia, vogliono scavare un buco sotto terra, una lunga catacomba asfittica, dispendiosa, e omicida che trafiggerebbe irreparabilmente le millenarie fondamenta in pietra dell’antica capitale degli Umbri.

Auguri di Buon Anno
a tutti coloro che ancora guardano gli astri del firmamento e ascoltano il suono dei pianeti, raccomandandosi ad essi per un futuro più roseo.

 



Mauro Monella

Inserito mercoledì 1 gennaio 2020


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