30/09/2020
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San Martino in Campo: le questioni aperte
La ex stazione Fcu e l'area della Strada Madonnuccia Ciribifera

All’attenzione del sig. Sindaco di Perugia


Agli inizi del nuovo anno San Martino in Campo si ritrova almeno due questioni che non possono e non devono più essere tollerate perché si trascinano ormai da molto tempo senza che si intraveda una soluzione. Si tratta dell’uso e abuso della ex stazione Fcu e lo stato di abbandono in cui versa un’altra area indicata nella toponomastica come “Strada Madonnuccia Ciribifera”.

L’ex stazione nacque agli inizi del secolo scorso sul tratto ferroviario che collega le due province di Perugia e Terni. Copriva tutta l’area che va da San Martino in Campo a Torgiano con una centralità particolare quando era in funzione l’attività estrattiva della miniera di carbone. Inizialmente la ferrovia veniva indicata come Mua (Mediterranea Umbro-Aretina) poi diventata Fcu (Ferrovia Centrale Umbra). Si era aperta la possibilità di raggiungere, comodamente e senza la necessità del mezzo privato, il centro storico di Perugia. Tanto che si cominciò a prospettare la realizzazione di una “metropolitana di superfice”.

In seguito, però, la stazione dal servizio di bigliettazione con l’abitazione del capostazione fu declassata al ruolo di semplice assunteria fino a rimanere completamente abbandonata per alcuni decenni. Oggi è utilizzata come sede di una direzione didattica con una provvisorietà che sta diventando definitiva. Attualmente l’intero tratto ferroviario non viene più nemmeno semplicemente utilizzato. Un fenomeno che diventa di una sua insuperabile assurdità se si pensa che frattanto c’è chi sostiene la necessità di trasformare la superstrada E45 in autostrada compreso il percorso definito “Nod di Perugia”. Come se certe nuove infrastrutture stradali non causassero di per se stesse l’aumento del traffico privato e determinano nuove cementificazioni, e dissesto idrogeologico da speculazione fondiaria ecc…

Il secondo caso è quello che riguarda la zona cosiddetta della Madonnuccia Ciribifera, relativo all’abbattimento di un’antica masseria ancora in buone condizioni e ricca di tutti i riferimenti strutturali legati all’agricoltura. L’atto urbanistico che motivava un’azione così assurda stabiliva che la casa colonica venisse comunque recuperata architettonicamente. Il problema fu che a causa della mancanza di senso civico di una parte della imprenditoria edile locale, l’amministrazione comunale fu costretta a provvedere un accertamento di regolarità dei lavori che verificò l’assoluta difformità dal permesso di costruire con l’atto nr. 807 del 06/08/2008, avviando nel contempo “le procedure per l’applicazione dei provvedimenti sanzionatori previsti” (verbale nr. 40 del 30/10/2008).

La conseguenza è stata che da allora il cantiere fu chiuso e tutto rimase abbandonato e consegnato all’incuria e al passare del tempo diventando una discarica a cielo aperto. Tutto questo nei pressi del centro abitato e dell’oratorio della Madonnuccia, manufatto di alto valore artistico su cui si sta impegnando un comitato cittadino per il suo recupero, mentre la Pro Loco locale, nella stessa zona, sta realizzando un importante progetto di nuove strutture per la collettività.



Lauro Ciurnelli


Inserito venerdì 3 gennaio 2020


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