27/10/2020
direttore Renzo Zuccherini

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In carcere non c'è giustizia, ma non bisogna rinunciare a cercarla
Punire non è sempre utile e giusto, spesso lo si fa solo per cavalcare le paure della gente. Le pene non devono essere una vendetta. Lettere di familiari preoccupati per quello che sta accadendo in carcere dopo le rivolte

(Foto Valerio Bispuri)

Nel carcere ov’ero rinchiuso allora ero unicamente il numero e la lettera di una piccola cella in un interminabile corridoio, uno dei mille numeri senza vita, una delle mille vite senza vita (Oscar Wilde)

Nessuno (quasi) fa nulla! Nessuno (quasi) si sta interessando di quello che sta accadendo nelle nostre “Patrie Galere” dopo le proteste dei prigionieri per la paura del contagio da coronavirus.  Molti pensano che siamo un Paese democratico e certe cose non possano succedere, ma purtroppo tutte le carceri del mondo sono uguali e, nella stragrande maggioranza dei casi, è difficile per chi lavora dentro rimanere umani, sia nei paesi con dittatura che in democrazia. Non voglio incolpare solo le guardie di quello che è accaduto, e sta accadendo, in fondo loro obbediscono ad ordini e politiche che vengono dall’alto e sotto un certo punto di vista anche loro sono vittime del carcere, ma i detenuti un po' di più e le loro famiglie ancora di più. Punire non è sempre utile e giusto, spesso lo si fa solo per cavalcare le paure della gente. Le pene non devono essere una vendetta che lo Stato attua per conto della vittima. Spesso il carcere fa male più dei reati che la società subisce. In questi giorni continuano ad arrivarmi lettere di familiari preoccupati per quello che sta accadendo in carcere dopo le rivolte:

“Signor Carmelo, la sua voce è più forte della mia - sicuro. Sono la moglie di un detenuto che si trova a Secondigliano, ad oggi ci sono 4 detenuti infettati e stanno nascondendo tutto. Questa è la situazione ad oggi.”

“Li stanno facendo morire. Mi aiuti, la prego, lo pubblichi nella sua pagina. Ho mandato una email a “Striscia” e alle “Iene”. Speriamo che qualcosa si smuova.”

“Buongiorno sig. Carmelo, sono la mamma di un ragazzo detenuto a S. Maria Capua Vetere. Dopo essere stati massacrati i nostri figli e buttati come sacchi di immondizia giù alle celle di isolamento, ora le guardie stanno inventando di tutto. Io mi chiedo: non sarebbe più corretto requisire le telecamere del giorno 06 04 2020 è guardare dov'è la verità? La ringrazio.”

“Ste cose ti scoraggiano perché è tutto così irreale, una madre che ha un figlio in carcere si deve preoccupare perché chi li dovrebbe solo sorvegliare sono quelli che te li massacrano. Io sto male, preoccupata, avvilita, sconfortata, non so nemmeno esprimere il senso che provo.”

“Scusa se ti disturbo, vorrei dirti sta cosa: ieri mio figlio ha fatto la videochiamata e poiché era in isolamento mi chiamava dal passeggio: sarà stato 5 metri, ma almeno c’era la luce. Ancora erano visibili i lividi sui suoi occhi. Dopo ricevo una chiamata che mi avvisa che li stavano prendendo uno alla volta per convincerli a ritirare le denunce. Come si può essere così viscidi! Ora immagino, come un film già visto, diranno che i detenuti hanno rotto le telecamere in una rissa (che non c'è stata) e saranno quelle che riprendono lo scempio da loro commesso.”

“Buon pomeriggio signor Carmelo, ieri è stata fatta la visita psicologica e psichiatra a mio marito, lui non ha più voce per parlare, mi chiedo: quando si decidono a rispondere?”

 



Carmelo Musumeci

Inserito lunedì 20 aprile 2020


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