27/10/2020
direttore Renzo Zuccherini

Home >> Ex Carceri di via Torcoletti, tanti occhi e paraocchi, ma… poco coraggio

Ex Carceri di via Torcoletti, tanti occhi e paraocchi, ma… poco coraggio
Un mondo parallelo distribuito su un’area di 11.000 metri quadri nel cuore della città, attualmente in attesa di riutilizzo e quindi particolarmente importante e decisiva per la città intera, per cui si impone il quesito: “che farne?”

Nell’ambito dell’attuale emergenza collettiva causata dal virus Sars CoV 2, c’è un’altra epidemia, quella dell’onnipresente, subdolo bacillo che atrofizza la città pregiudicando ogni forma di partecipazione propositiva.

Prendiamo la questione del riuso delle aree degli ex Carceri, femminile e maschile. Quello femminile è un ex complesso monastico riadattato, mentre quello maschile è un edificio costruito nel 1863, dopo l’Unità d’Italia, su progetto del piemontese Giuseppe Polani in collaborazione con il perugino Guglielmo Calderini. Questa opera dà occasione ai progettisti di sperimentare le teorie di Bentham sul “panottico”. Perugia ebbe così il suo gigante architettonico dai cento occhi.

Un mondo parallelo distribuito su un’area di 11.000 metri quadri nel cuore della città, di grande interesse per la sua storia e per le funzioni che ha svolto, per la collocazione urbanistica e per la sua dimensione, attualmente in attesa di riutilizzo e quindi particolarmente importante e decisiva per la città intera, per cui si impone il quesito: “che farne?”

Si delineano due possibilità:
1) trasformazione in Cittadella giudiziaria, cioè un luogo monotematico, delimitato e separato dal resto della città, quella vera. Una specie di zona rossa con accessibilità esclusiva agli addetti all’amministrazione della giustizia e a coloro che, per vari motivi, si trovano incappati nelle beghe civili e penali.
2) Sviluppo di un progetto polifunzionale in cui si attivino destinazioni d’uso rispettose dei luoghi e che valorizzino le tracce ancora presenti e visibili delle strutture originarie. In tal senso esistono molti esempi di progetti di riuso, soprattutto internazionali, a cui far riferimento, che hanno riscosso notevole successo, tutti indirizzati allo sviluppo sulla linea residenzialità - cultura – creatività – ricettività.
Noi propendiamo per questa ipotesi.

Sarebbe giusto parlarne, ma si sa che le opere dello Stato sono celate dal cosiddetto “patto del silenzio”. Non possiamo aspettarci partecipazione né comunicazione.

Purtroppo, bisogna ammettere che l’urbanistica non appartiene più ai cittadini, ma ad una finta democrazia fatta per dirla con le parole di Balzac da un “gigantesco macchinario azionato dai pigmei” che munito di idoneo paraocchi, senza guardare in faccia nessuno, procede con assoluto disinteresse verso i valori collettivi e rifiuta di puntare il binocolo verso il futuro. Pigmei, che qualche settimana fa hanno abolito la norma regionale che vietava la risagomatura degli edifici del centro storico.

Immagino che molti obietteranno: “i soldi si fanno con il presente, altro che… il futuro!”.

Ci troviamo ancora una volta a dover assistere ad un intervento imposto dall’alto, da uno Stato che non è composto, come dovrebbe, da cittadini protagonisti, ma da una burocrazia dominante e coercitiva formata da boiardi che non agevolano ma soffocano, disgregano e vanificano qualsiasi intento di costruire un ambito di relazioni collettive.

Tutti e soprattutto noi perugini abbiamo bisogno di idee nuove, di proposte e di progetti creativi, adeguati, corroboranti e appassionanti.

In questo periodo di isolamento molti di noi hanno sperimentato quello che significa "lavoro agile" (telelavoro) che prima era prerogativa solo di pochi. Svolgere il proprio lavoro a casa significa avere più tempo a disposizione da sfruttare al meglio. Questa modalità non è poi così nuova, ma già esisteva nel passato, sia in campagna che in città, non è altro che una sorta di rivisitazione del concetto di casa e bottega.

Che fare, allora? Quid faciam?

Continuiamo a collezionare i soliti fallimenti urbanistici e a dissipare i valori oppure invertiamo la rotta riappropriandoci della natura e della cultura dei luoghi su cui i nostri antenati hanno fondato Perugia?




Mauro Monella

Inserito mercoledì 29 aprile 2020


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 5351878