02/06/2020
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Buon Primo Maggio
Al Camposanto di Perugia c’è la lapide che ricorda Furio Rosi. Sotto il fascismo, mani libere non hanno mai fatto mancare un garofano rosso il Primo Maggio su quella lapide


Il perugino tipografo socialista Gustavo Castellini quando era festa aveva un garofano rosso all’occhiello, fermo antifascista volle che sulla sua tomba fosse scritto: “Dal profondo del feretro s’eleva l’inno della speranza”.

Al Camposanto di Perugia, in quel luogo della pietà laica attorno al sepolcro dei martiri del XX Giugno, c’è la lapide che ricorda il dottore in agraria Furio Rosi. Socialista e sindacalista della prima ora, morto in esilio per sfuggire ai processi politici sabaudi mossi contro di lui per la sua attività sindacale. Sotto il fascismo, mani libere non hanno mai fatto mancare un fiore (un garofano rosso il Primo Maggio) su quella lapide. Tuttora c’è chi non ha abbandonato l'abitudine di portargli fiori.

E, almeno nel cuore, portavano un garofano rosso gli antifascisti perugini che, durante il ventennio fascista, assieme ad Aldo Capitini e Walter Binni festeggiavano il Primo Maggio nel magazzino di legnami di Enea Tondini in via Vecchia. È probabile che anche loro andassero quel giorno a portare un garofano al dottor Furio Rosi.

È in ricordo di quelle persone che con Cesare Barbanera ogni Primo Maggio andavamo al Camposanto di Perugia a portare garofani rossi a Furio Rosi, Capitini, Binni, Italo Vinti, Lello Rossi, Miliocchi, Evangelisti, Primo Ciabatti, Mario Grecchi, ai sempiterni popolani eroi del XX Giugno e altri che si erano nella vita impegnati a favore dei lavoratori.

Quest'anno non abbiamo potuto farlo, sarà una delle prime cose che faremo appena sarà possibile.



Vanni Capoccia


Inserito venerdì 1 maggio 2020


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