01/06/2020
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Landone? Ma… Landone chi?!
Il colle Landone, benché la Perugia moderna lo abbia sovrastato da costruzioni che lo rendono praticamente invisibile, ha un trascorso notevole come posto seducente ambito e bramato da molti

Il famoso Colle Landone di Perugia? Ma chi l’ha visto?
Tanto tempo fa era ben visibile e svettava fiero e compatto nella sua rigogliosa mole naturale protesa verso Sud.
L’origine del suo nome è avvolta nell’oblio. Chi sarà mai stato questo Landone? Un personaggio di spicco? Boh!
Quale era la sua conformazione originaria?
Non è facile rispondere a queste domande.
Tuttavia, è facile intuire che il nostro bel colle ha dovuto sopportare un funesto scapitozzamento, ma ciò nonostante non si è mosso, è rimasto dov’era. Gli ha fatto scudo l’altro colle, quello del Sole, entrambi legati stabilmente da una singolare spina dorsale.
Da questi due poggi generosi ed accoglienti, veri avamposti a 500 metri sul livello del mare, era possibile scorgere l’asta del Tevere da Nord a Sud, “anche senza binocolo”, e proprio qui si sarebbe sviluppato nel tempo il volto primigenio della città di Perugia.
La possente Roma ne avrebbe poi totalizzati ben sette di colli, ma ciò che conta non è il numero, infatti a noi perugini ne bastarono un paio per realizzare un “locus” armonico in grado di sfidare i secoli.

Il colle Landone, benché la Perugia moderna lo abbia sovrastato da costruzioni che lo rendono praticamente invisibile, (il Palazzo “Nuovo”, la Banca d’Italia, il Brufani e la Rosetta , i Palazzi Donini, Cesaroni e Calderini) ha un trascorso notevole come posto seducente ambito e bramato da molti. Gli etruschi lo compresero nel perimetro urbano e lo arricchirono con la costruzione di un’imponente cinta muraria in travertino, e i cittadini dell’ età comunale vi costruirono un Borgo modulato a mo’ di contrada.

Un prezioso testimone del tempo, Benedetto Bonfigli, nel ‘400 raffigura con grande maestria compositiva l’immagine del medievale Rione di Colle Landone, uno dei più belli e suggestivi della Città di Perugia. Bonfigli inquadra la Porta Marzia, Sant’ Ercolano e tutto ciò che sta intorno, un cielo calcato di fitte torri, circa una “trentina”. Le torri che svettano più alte appartenevano alla potente e controversa famiglia Baglioni.
Gli arguti Baglioni, non secondi a nessuno, insediarono in questo avvenente rione le loro numerose residenze: singolari palazzi e spettacolari case torre, lussureggianti giardini e deliziosi orti, abbondantemente irrorati da pozzi e cisterne in uso.

L’invitante esposizione a povènta e a petto di sole convinse persino le monache cistercensi ad evitare la pungente tramontana di Porta Sant’ Angelo optando per la mite mezza costa del colle Landone, ove nella metà del XIII sec. edificarono il loro monastero dedicandolo a S. Giuliana.
L’ameno pendio fu propizio anche per l’attività ludica e sportiva, come ancora testimonia quel poco che è rimasto del perimetro dell’antico “Gioco del pallone” realizzato nei primi anni del XIX sec.

La zona, già gremita di prestigiose architetture civili e religiose, perse la sua peculiare residenzialità allorché nel 1540, dopo aver aumentato il prezzo del sale e scomunicato l’intera popolazione perugina, il “santopadre” di allora, alias P.P.III, vi innalzò la rocca che da lui prese il nome di Paolina. Contro il maremmano cesaropapista, i perugini con spirito sottile e scanzonata ironia non tardarono a snocciolare con voce vibrante e recitata in falsetto una sfilza di improperi, insulti, offese, parolacce e titoli del tipo: “quill dilinguente stinco di santo, babbo di quattro figli”.

Paolo III imperscrutabile, mise la città in subbuglio, senza battere ciglio ordinò inesorabilmente la distruzione di un palinsesto urbanistico di estrema importanza per la storia di Perugia.
Partendo dalla sommità del Landone, strascicando progressivamente la zona sottostante venne eliminato un dedalo di percorsi antichi fecendo tabula rasa di numerose architetture di grande pregio.

Nel giro di poco meno tre anni fu portata a compimento una mostruosa, abnorme e tentacolare costruzione, una specie di cisti non in sintonia con la città, concepita più che per difendersi dai nemici esterni, per sottomettere e dominare il libero e valoroso popolo perugino.

(I parte - continua)



Mauro Monella

Inserito venerdì 8 maggio 2020


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