09/07/2020
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Primarie e partito nuovo
Una risposta di LettereRiformiste ad Alberto Stramaccioni


Carlo Alberto,

abbiamo letto la tua intervista a Lucia Baroncini sul Corriere dell’Umbria del 18 aprile (intitolato 'Il centro sinistra per modernizzare l'Umbria'). La serietà professionale dell'intervistatrice ci garantisce che quello che viene riportato fosse il tuo pensiero, per cui faremo alcune riflessioni su un paio di punti della risposta.

E se interveniamo in ritardo lo facciamo a ragion veduta perché Lettereriformiste come sai ha scelto la linea di non interferire negli aspetti della campagna elettorale direttamente connessi alla formazione delle liste del Partito democratico; superata questa circostanza  con la presentazione delle liste, pensiamo di poter e dover sciogliere la riserva.

 Premettiamo di rispettare il lavoro che tu ed altri dirigenti del Pd avete fatto in mezzo alle mille difficoltà che tutti conosciamo. Riconosciamo anche la fondatezza, purtroppo, delle tue riflessioni sullo stato del Partito democratico nella provincia di Perugia, dove peraltro sei segretario; ma da quello che leggiamo sulla stampa molte delle tue valutazioni sembrano essere valide in larga parte d’Italia.

Ma proprio questo tuo giudizio, che condividiamo, ci fa esprimere un ampio dissenso sulle conseguenze che ne trai circa la mancata celebrazione delle elezioni primarie per la scelta delle candidature alla carica di sindaco e di presidente della provincia. È un giudizio che abbiamo sentito frequentemente anche da altri, che sono pesi medi: non si sono fatte le primarie perché se si fossero fatte il partito si sarebbe dilaniato intorno ai capi tribù o capibastone che fanno il bello e il cattivo tempo in molti territori anche della nostra regione. Qualcuno, tra i pesi massimi, aggiunge che per fare le primarie ci vuole la sicurezza del tesseramento, e questa sicurezza ancora non c’è. Da spararsi,

A questo aggiungi, su domanda di Lucia, che 'manca un vero ed autorevole gruppo dirigente del Pd', tant'è vero che nei tre comuni nella provincia di Perugia in cui le primarie si sono tenute ne sono successe di tutti i colori.

Come puoi ben immaginare, la nostra opinione è diametralmente opposta. In primo luogo perché le primarie sono state inserite nello Statuto come metodo identitario del Pd, e non è consentito a nessuno disattenderle come fa, scusami, Berlusconi che la Costituzione la applica se e come gli fa comodo, e noi democratici lo critichiamo il giusto. In secondo luogo, primarie non pilotate dall'alto ma lasciate correre a briglie sciolte avrebbero mobilitato la base del partito, recuperando quasi certamente all'impegno politico una parte considerevole di quei 70.000 elettori umbri delle primarie per Veltroni che si è demoralizzata per l'uso che (non) è stata fatto della loro partecipazione, e per ben due volte. Terzo, perché avrebbero stimolato l’emergere di personalità nuove, che ci sono e che sono in grado di contrastare i capibastone (che tu indichi quasi con nome e cognome) e di concorrere a formare l'ossatura di quel partito nuovo 'che ci sia  (come cantava Metastasio) ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa'.

I due processi sono legati, per usare un’espressione popolare, come culo e camicia: una classe dirigente si forma o per cooptazione nelle segrete dei caminetti (ma 'abbiamo già dato'), o per lotte politiche palesi che coinvolgono la base. La tua qualità di intellettuale avvertito della storia dei partiti e in specie del partito comunista ti fa sicuramente concludere con noi che la seconda via è quella più duratura negli effetti: le classi dirigenti 'vere' si sono sempre formate a seguito di un dibattito interno, anche aspro, non di rado lacerante. La storia della III Internazionale - che abbiamo archiviato troppo in fretta - insegna: il suo esito tragico (riassumibile nello stalinismo) non va addebitato alla troppa democrazia ma al difetto di democrazia e al suo scardinamento. E questo primo statuto nazionale e regionale del Pd (lo diciamo di sfuggita ma come LettereRiformiste ci torneremo sopra) non promette niente di buono quanto a democrazia interna se non lo modifichiamo.

Chiediamo le correnti? E' una questione di lana caprina, perché anche da quello che fai capire a Lucia - e a noi - le correnti ci sono, ma si riuniscono alla carbonara (o non si riuniscono affatto perché quando si tratta di comporre le cordate ci si capisce al volo). Non lo è se parliamo di correnti su base politica, che portino nel Partito aria che scende dai camini...

La vera lotta non deve essere contro le correnti ma contro i caminetti.

E qui si inserisce il secondo discorso, quello delle primarie. Discuterne adesso non ha più senso: ti sei assunto la responsabilità di esorcizzarle dove ti è riuscito, cioè quasi dappertutto nella tua giurisdizione territoriale. Speriamo tanto (anzi, ci aspettiamo) che il risultato di giugno ci dica che hai visto giusto (a proposito, tanti caldi auguri di LettereRiformiste per i candidati sindaci e presidenti di Provincia del Pd).

Ma perché chiudendo a giugno questa parentesi non si chiudano anche le speranze per un Pd 'partito nuovo', contiamo di averti al fianco di noi riformisti quando questo discorso del partito nuovo lo rilanceremo nella campagna per il congresso. Anche perché la storia non si ferma a giugno, anzi non si ferma affatto neanche quando facciamo finta che dorma.

 
per l'Associazione LettereRiformiste-Altiero Spinelli



Gianni Barro

Inserito domenica 10 maggio 2009


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