03/12/2020
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Patrick Zaki deve tornare libero a studiare a Bologna
Come dobbiamo impedire al virus d'infettarci, dobbiamo anche impedirgli di renderci indifferenti alla sorte di Patrick Zaki. Un giovane che ha l'unica colpa d'impegnarsi a favore dei diritti umani nel suo paese

Patrick George Zaki, studente egiziano di 28 anni vive a Bologna e studia all'Università bolognese per una laure magistrale. Impegnato per i diritti civili nel suo paese più di 100 giorni fa, di ritorno in Egitto dall'Italia, è stato preso all’aeroporto del Cairo dalla polizia di Al Sisi. Da allora non si sa nulla sui reali motivi dell'arresto, mentre si sa che è stato torturato. Anche sull'onda del ricordo di quanto successo a Giulio Regeni nelle prigioni egiziane a favore di Patrick c'è stata una mobilitazione in Italia e in Europa favorita dall'Università di Bologna e da Amnistia Internazionale.

L'emergenza covid ha reso ancora più difficile la condizione di Patrick: sofferente d'asma nella promiscuità delle celle egiziane è a rischio nel caso s'infettasse, inoltre riceve con difficoltà visite dai familiari che, con l'attività giudiziaria praticamente ferma, sono l'unica forma di controllo sul trattamento che subisce.

L'epidemia però non è riuscita a fermare Amnistia Internazionale- Italia, Università e Comune di Bologna che hanno scritto all'ambasciatore italiano al Cairo chiedendogli di premere sul governo egiziano affinché Patrick Zaki venga rilasciato o mandato agli arresti domiciliari. Ha distolto, invece, l'interesse dell'opinione pubblica da quest'ingiusta detenzione mentre la sua mobilitazione sarebbe indispensabile per evitargli la stessa fine di Giulio Regeni.

Sarebbe bene, quindi, che in Italia aprissimo di nuovo il cuore a questo ricercatore di una nostra università riprendendo a chiedere in tutti i modi la sua liberazione, perché come dobbiamo impedire al virus d'infettarci dobbiamo anche impedirgli di renderci indifferenti alla sorte di Patrick Zaki. Un giovane che ha l'unica colpa d'impegnarsi a favore dei diritti umani nel suo paese che, come ha scritto ad Amnistia Internazionale la sorella Marise George Zaki, ha bisogno di tutto il nostro “sostegno per tornare libero e tornare a seguire il suo Master".



Vanni Capoccia


Inserito giovedì 21 maggio 2020


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Commenti

Nome: Claudio Belladonna
Commento: Se ce lo dimentichiamo l'ammazzano come a Giulio Regeni

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