01/06/2020
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Le cittadelle? Una sorta di monumenti alla SMEMORIA
L’incistamento di Cittadelle specialistiche e mono funzionali all’interno della città coincidono con una sorta di sprezzante misantropia che impaurisce, allontana, estrania e separa dalla vita vera

Contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, la rocca Paolina è stata un vero e proprio “monumento alla smemoria”

Tutto ebbe inizio a causa del sale.

Eh sì, è lui il responsabile. Perfino l’infezione del corona virus si dice che sia arrivata in Europa “per colpa” di una trattativa sul sale.

Il sale, una volta, tanto tempo fa, era utilizzato non solo per conservare e insaporire i cibi ma era pure impiegato come moneta di scambio. In nessuna tavola poteva mancare la saliera, non mancò nemmeno su quella dell’Ultima Cena dipinta da Leonardo Da Vinci.

Ma cosa c’entra il sale con Perugia? c‘entra… c’entra, altro che, se c'entra. Oggi il sale costa poco, ma in passato era considerato importante quanto l’oro, tanto da meritarsi l’appellativo di “oro bianco”, e come tutte le cose di “valore” fu sottoposto a regime di tassazione.

Pagare le tasse non è mai piaciuto a nessuno, ricco o povero che sia, ma come dice il proverbio “quando il ventre satollo (del potere) disconosce quello dell’affamato va a finire male”.

E questo è proprio quello che accadde a Perugia nel 1540. Lo Stato pontificio impose una esosissima ed iniqua tassa di tre quattrini a libbra sul prezzo del sale. I perugini per natura sono buoni d’animo, ma se li provochi e gli pesti i piedi succede un quarantotto. Inevitabile fu la rivolta: Papalini contro Perugini, risultato: 1 - 0, di conseguenza… fu scalzata l’indipendenza municipale.

Ecco perché il sale c’entra con Perugia, perché ha contribuito decisamente ad influenzare il corso della sua storia.

P.P.III il “santopadre” o forse sarebbe meglio dire il “santononno”, artefice della manovra fiscale, furente e stizzito per l’irriverente sommossa popolare, senza esitazione alcuna, inviò le sue truppe svizzere che in quattro e quattr’otto assediarono e mortificarono ferocemente Perugia. L’insaziabile ambizione lo portò dopodiché ad incaricare l’architetto Antonio Cordini alias “Antonio da Sangallo il Giovane” di innalzare sul Colle Landone una superba Cittadella simbolica, garante del dominio papale, e senza battere ciglio, suggellò col sacro anello intinto nella rossa ceralacca la distruzione sistematica di una delle zone più pregiate della città dove sorgevano solenni e turriti edifici pubblici e privati, sacri e profani, di epoca antica, medievale e rinascimentale. Pensate, il campanile di S. Domenico e la chiesa superiore di S. Ercolano furono sacrificati/decapitati perché d’impiccio al tiro dei cannoni. Non furono risparmiate neanche le preesistenze etrusche.

A tempo di primato, in poco meno di tre anni, il Sangallo con l’aiuto di Galeazzo Alessi e dei sapienti artisti dell’epoca compì l’opera: un mastio, un corridore, una tenaglia.

Sorge così, avvolgendo l’intero Colle Landone, una mastodontica cittadella papalina, la più potente del tempo che svetta con l’intento di mettersi di fronte al Palazzo dei Priori e di imporre al popolo perugino il giogo dell’asservimento al potere tiranno delle “romaniste chiavi incrociate”.

Il truce luogo offrì l’opportunità al famoso boia Mastro Titta, domiciliato in via del Bulagaio, di svolgere la sua remunerativa professione.

Il 14 settembre 1860, dopo trecento anni di vita vissuta da lombrico, Perugia viene liberata dalla dominazione Pontificia grazie all’ingresso in città del 16° Battaglione Bersaglieri. E poi… con la “damnatio memoriae” gran parte della rocca viene demolita e rimane in piedi solo una piccola parte testimone della tragedia architettonica ed umana perugina.

All'interno del residuo degli enormi muraglioni rimane un limitato brano del fitto quartiere baglionesco: sopra, Piazza Italia, su cui si affacciano i palazzi della burocrazia del governo nuovo e sotto, il povero Colle Landone completamente manomesso, trasfigurato ed irriconoscibile.

Per ironia della sorte, capita sovente che si ripetano vicende storiche analoghe con identico epilogo finale; cinquecento anni prima, nel 1376, fu demolita un’altra cittadella, quella costruita sul colle del Sole (fratello di Colle Landone) e progettata dal “gubbino” Matteo Gattapone per il legato pontificio Gerardo Puy, meglio conosciuto come l’Abate di MonMaggiore. Anche questa fortezza/cittadella aveva come obiettivo il dominio sull’audace popolo perugino.

Ecco perché sono importanti i monumenti alla “smemoria”, perché ci autorizzano a ricordare che progettare la città con visione da anti-città cancella i caratteri originari e non conosce fortuna.

L’incistamento di Cittadelle specialistiche e mono funzionali all’interno della città coincidono con una sorta di sprezzante misantropia che impaurisce, allontana, estrania e separa dalla vita vera.

L’anti città non migliora la città, ma la peggiora.



Mauro Monella


Inserito sabato 23 maggio 2020


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