30/10/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Perugia è solo centro e Fontivegge?
La strada della repressione non è assolutamente sufficiente ed opportuna. Servono altri strumenti, primo fra tutti il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini

 

Ecco un altro sforzo encomiabile per fermare le “movide” (tra l’altro brutto nome: fa impressione), intese dall’accezione che la politica comunale ne vuole dare ai cittadini e cioè in agguato ogni sera per infettare l’intera città.

Una città che a chi non la conoscesse, potrebbe sembrare un paesello composto solamente da solo due zone: centro e Fontivegge!

Ma purtroppo non è affatto così.

Una Perugia molto più grande, territorialmente esposta, problematica ed incontrollabile da questo punto di vista.

Una città con diverse zone dove, in santa pace (termine errato ma efficace) possono svolgersi tranquillamente quante “movide” possono e vogliono organizzare.

Per non parlare del notevole spazio verde esistente di molti ettari di terreno che potrebbe fare al caso; attrezzato e non, dove, in tempi cosi detti normali, serve come “ufficio vendite” per lo spaccio e il consumo della droga, come “camere da letto” per la prostituzione, come arene delle varie bande malavitose da usare per darsi appuntamento e accoltellarsi in santa pace e per altre minori attività della stessa masnada che, per disgrazia, molte volte condizionano la vita pacifica dei cittadini fino al punto di fargli del male!

Non che Perugia sia diversa da altre mille città italiane; questo no!

Ma nella sua normale complessità non si può pensare che bastino i 50, o quanti sono, agenti dislocati nel centro e nel quartiere di Fontivegge per garantirne la non possibile infettività del nostro “amico” covid-19!

Sicuramente solo la strada della più cruda repressione; strategia adottata dalla politica cittadina, non è assolutamente sufficiente ed opportuna ad affrontare il problema.

Ben altri strumenti, forse ormai irrimediabilmente persi dagli stessi amministratori/politici che gestiscono pro tempore il Comune, dovevano essere adottati; primo fra tutti il coinvolgimento e la partecipazione dei medesimi cittadini a convegni ed incontri, mai organizzati (magari anche in videoconferenza) dalla politica (ne di maggioranza ne di opposizione), per fare almeno in parte chiarezza e azione democratica di convinzione sulla pericolosità e sui modi necessari per affrontare consapevolmente ed in modo collaborativo il problema.

Ma questa strada, consapevolmente o no, dalla nostra politica non è stata neanche sfiorata per arrivare ad una più incisiva lotta contro la pandemia. È vero! L’Umbria è tra le Regioni che meno hanno sentito il peso della perdita dei propri cari ma, se la politica ha il coraggio di farlo, dovrebbe domandarsi di chi è il merito di aver raggiunto un tale stato di grazia!

Ed è per questi motivi che a noi di “Perugia: Città Sociale” la situazione che si è creata con le varie ed incomplete ordinanze sindacali, per la necessità di combattere il coronavirus, ci sembra piuttosto una situazione la quale assomiglia più ad una “megapanzana” messa in piedi dai politicanti piuttosto che una cosa seria ed incisiva.

 



Giampiero Tamburi

Inserito mercoledì 3 giugno 2020


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