22/10/2020
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Voci dal carcere
Per far sapere alla società civile che il male non potrà mai essere sconfitto con altro male, che non serve a nessuno la sofferenza di un uomo destinato a morire dentro una cella che è già la sua tomba

Penso che senza l’aiuto di tante persone del mondo libero, che mi hanno dato voce e luce, non ce l’avrei mai fatta. Anche per questo, quando posso, che piaccia o no, cerco sempre di dare voce ai miei ex compagni, per continuare a far sapere alla società civile che il male non potrà mai essere sconfitto con altro male, che non serve a nessuno la sofferenza di un uomo destinato a morire dentro una cella che è già la sua tomba.

Ecco cosa scrive nel suo diario dal carcere l’ergastolano Pasquale De Feo, in carcere dal lontano 1983:

- Tra ieri e oggi un senso di vuoto pervade il mio essere, già sofferente da tanti anni di cattività che hanno devastato il mio animo. La speranza invece di addolcire la mia triste realtà è diventata una spina nel fianco che alimenta cupezza e tormento per un orizzonte infinito impossibile da raggiungere.
Rifletto sulla mia realtà, se sia più dolce la morte o continuare a vivere questa vita non vita, piena solo di assilli e di sofferenza senza nessuna prospettiva futura. Maledire il giorno che si è nati e il luogo, non porta nessun sollievo, anzi strazia ancora di più la coscienza della mente, che incessantemente ti ricorda dove ti trovi.

- Ho trascorso la maggior parte della mia esistenza in carcere, il mondo che conoscevo non esiste più. Ero un ragazzo, ora ho circa sessant’anni, ho pagato anche quello che non ho fatto. Non passa un solo giorno senza che io senta rimorso, non perché sono chiuso qui dentro, ma perché ho fatto male a me stesso, alla mia famiglia e alla società. Mi guardo indietro e vedo un giovane stupido ragazzo che credeva di poter fare ciò che voleva. Quel ragazzo se n’è andato da tanto tempo e tutto quello che rimane è un sessantenne che desidera finire i suoi giorni in pace tra i suoi cari.

- Il 27 maggio morì mia madre, un giorno che è rimasto nella mia mente e che non potrò mai dimenticare, se ne andò colei che amavo di più di tutti al mondo. Il vuoto che ha lasciato, solo il tempo è riuscito a colmarlo un po' e a lenire quel dolore, che per anni è stato persino anche fisico, tanta fu la sofferenza della sua perdita. Mi piacerebbe rincontrarla, per dirle tutto quello che non le ho mai detto. La stupidità giovanile spesso impedisce di esternare il proprio amore nei confronti dei nostri affetti, forse riteniamo un fatto assodato perché è nostra madre. Non avrei voluto una mamma diversa, peccato che l’ho persa troppo presto.

- Da alcuni giorni abbiamo avuto la conferma del trasferimento nel carcere di Cagliari, il reparto dove devono allocarci è stato ristrutturato, devono solo spostarci. La sezione è composta da 30 celle tutte singole, l’unico inconveniente è che la sezione si trova al piano terra, pertanto nessuna visuale, solo il muro di cinta come belvedere, una pacchia! Comunque la cosa importante è che ci sono le celle singole. Certi funzionari non comprendono che una persona dopo tanti anni di carcere non riesce più ad avere la pazienza di stare con un’altra persona, ha bisogno del suo spazio, cerca quella tranquillità che con altre persone non riesce a trovare. Desidera pace. Speriamo che il trasferimento avvenga presto.

- Mentre guardavo il cielo riflettevo che mi è stata preclusa la possibilità di guardare il cielo la notte senza sbarre e reti alle finestre. Spesso mi metto alla finestra per vedere la Luna e le stelle, ma la rete, insieme alla mia vista che manca di oltre 5 gradi, mi impedisce di vedere il cielo in tutto il suo splendore. La pena dovrebbe revocare solo la libertà, invece le limitazioni riguardano quasi tutto, addirittura ci hanno tolto anche la speranza, ci può essere tortura più crudele di questa? E poi dobbiamo sentire tanti fascisti del pensiero unico sbraitare che tutti i problemi siamo noi carcerati. Strumenti in mano a chi gestisce il potere, usati per alzare una cortina fumogena per adoperare la cassa pubblica come quella personale, ma il mostro siamo noi, vittime sacrificali due volte, non avendo avuto l’opportunità che tutti i ragazzi devono pretendere dallo Stato, perché non ci devono essere luoghi di serie A e luoghi di serie B. Una volta in carcere ti classificano e sei marchiato a vita, mentre l’élite del potere ruba a man bassa, la popolazione viene indottrinata che tutto il male siamo noi.
Che brutto Paese è il nostro, un sistema mafioso alla luce del sole, e poi dicono che siano noi i mafiosi!

- Mi hanno scritto oggi informandomi di altri due carceri dove dopo le sommosse i detenuti sono stati massacrati di botte. Nel carcere di Salerno la sommossa è finita pacificamente, ma dopo sono stati pestati come tamburi. Nel carcere di Trapani è andata peggio, il massacro è stato violento e crudele. Ogni giorno si aggiunge la conoscenza di un nuovo carcere dove i risvolti sono stati sempre gli stessi: botte senza risparmio. La cosa strana è che la censura funziona a meraviglia! Mi auguro che almeno i radicali raccolgano le voci e le prove di questi massacri e facciano una denuncia ai vertici del Ministero.

Pasquale De Feo
Carcere di Massama (Oristano)

Testimonianza raccolta da Carmelo Musumeci, per l'Associazione Liberarsi.




Inserito sabato 11 luglio 2020


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