30/10/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Perugia 1416 non indietreggia di fronte al Covid
Ma è una cosa seria, intelligente e rispettosa della cittadinanza il voler realizzare a tutti i costi Perugia 1416?


Una manifestazione che, oltre a rappresentare un esborso economico dalle non ricche casse comunali in un momento particolarmente delicato, ha ovviamente l’obiettivo di richiamare persone, sia come figuranti che come spettatori, che si troveranno necessariamente in una condizione rischiosa di contagio e di scoppio di un pericoloso focolaio di cui non si possono prevedere le dimensioni.

In aggiunta al grave fatto di mettere a repentaglio la salute dei cittadini, parliamo oltretutto di una manifestazione non tradizionale e senza radici, che da sempre solleva forti critiche, basate sia su elementi storici, sia su considerazioni di marketing che mi sento in obbligo ricordare.

Nessuno può negare che il 1416 non è stato l’inizio del periodo di massimo splendore di Perugia e del suo territorio; questo si è avuto nei secoli XIII e XIV, nell’era della Città-Stato, quando il governo della città era di «parte Raspante», cioè degli artigiani e del popolo.

Il periodo di Braccio Fortebraccio, di «parte Beccherina» cioè nobile, durò meno di otto anni, dal 16/7/1416 al 2/6/1424 e con una presenza di Braccio in Perugia piuttosto limitata, a causa sia delle sue attività belliche sia probabilmente perché temeva che trattenersi a Perugia non fosse la cosa migliore per la propria incolumità.

È nei secoli del Libero Comune, e non negli anni della Signoria, che Perugia:
- realizzò il censimento della popolazione
- disegnò il primo catasto del territorio
- realizzo e pavimentò le strade
- fondò l’archivio pubblico
- disciplinò i sistemi di misurazione
- costituì i Rioni
- classificò le Arti
- istituì la Fiera d’Ognissanti
- batté moneta
- restaurò ponti e castelli
- costruì il Palazzo dei Priori, la Fontana Maggiore, il Sopramuro
- istituì l’Università.

Anche i Rioni, che per circa cinque secoli avevano rivestito un ruolo di forte e reale influenza sulla vita sociale, economica e amministrativa della città comunale, videro scomparire la loro importanza e ragione di esistere proprio (ahimè) nel 1416 con l’inizio della breve Signoria di Braccio (meno di otto anni) e con la conseguente Signoria, non ufficiale ma lunga oltre un secolo, dei Baglioni.

Il 1416, avvento di Braccio Fortebraccio, potrebbe quindi essere considerata una data infausta perché rappresentò l’inizio della fine della grandezza di Perugia e il passaggio dal Libero Comune (1139-1416) al dominio del Signore (1416-1540); una fase storica di offuscamento dell’autonomia e della libertà cittadina che fu prodromo della sottomissione papale.

Altro aspetto è quello di marketing: creare una manifestazione incentrata su una rievocazione medievale/rinascimentale, significa porla in competizione con centinaia di altre simili che hanno dalla loro il vantaggio di una più rilevante anteriorità e di una maggiore diffusione di conoscenza, quindi ricche di un più forte richiamo turistico (vedi ad esempio il Calendimaggio di Assisi, la Quintana di Foligno, le Gaite di Bevagna, la Giostra dell’anello di Narni, ecc.).

Entrare in un mercato dove l’offerta è superiore alla domanda senza avere alcun profilo di esclusività da proporre, è un errore che nessun uomo di marketing si perdonerebbe perché il risultato non potrebbe che essere una dispersione di risorse, sia finanziarie che personali, senza alcun ritorno né in termini economici né d’immagine.

(dal gruppo fb: Perugia partecipata dai cittadini)




Guido Giannotti

Inserito giovedì 20 agosto 2020


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