30/10/2020
direttore Renzo Zuccherini

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L’Acquedotto medievale: un ponte da fonte a fonte
Questi manufatti architettonici sono testimoni parlanti di una magistrale opera idraulica: costituiscono la traccia di un complesso storico e strutturale di estremo valore


Quello che corre da Monte Pacciano alla Fontana Maggiore è un percorso di circa cinque chilometri che fu per lungo tempo adibito ad acquedotto per bagnare il centro della vita cittadina.

Cos’è restato di quella ardita struttura? Oltre quelle rinomate della Conca ai piedi di Via Appia, ci sono altre Arcate ruderizzate, ancora identificabili, benché ormai ricoperte da un fitto “cappotto” di edera.

Queste arcate, volgarmente denominate “Arcacci”, sono tutt’ora presenti in diversi tratti, chi voglia, può rintracciarli: si trovano, uno in località le Piaggie, un altro presso la Torre Rosa (“Monte Spinello”) sotto San Marco, un altro ancora a Ponte D’Oddi, l’ultimo, purtroppo sotterrato, in prossimità della Casa del Vento a Monte Ripido.

Questi manufatti architettonici sono testimoni parlanti di una magistrale opera idraulica che ha garantito e consentito di convogliare l’acqua necessaria per alimentare la Fontana Maggiore posta al centro dell’acropoli.
Ora costituiscono la traccia di un complesso storico e strutturale di estremo valore.

Per progettare e realizzare l’acquedotto di cui le arcate costituiscono la parte ancora visibile, Fra Bevignate da Cingoli, Mastro Boninsegna Veneziano e Mastro Coppo riuscirono a tamburo battente, con un’esemplare e magistrale limpidezza di idee, purtroppo ormai non più praticata da alcuno, a far zampillare l’acqua dal fulcro centrifugo della fontana Maggiore, con grande giubilo e plauso popolare.

Un intervento di restauro, al tempo stesso conservativo ed evocativo, sarebbe non solo necessario ma doveroso per far riemergere il valore singolare di quest’opera, ora solo parzialmente apprezzata, riportando in tal modo alla luce le sue caratteristiche storiche, scientifiche ed architettoniche.

Quello che oggi appare chiaro è che chi comanda, decide come spendere i soldi. Si preferisce investire denaro per realizzare una pista da skateboard, a Fontivegge, che durerà non più di un’effimera moda da skateboard.
Fra Bevignate, Boninsegna e i nostri illustri concittadini che contribuirono a consegnarci una Perugia splendente come una stella, che farebbero al cospetto di cotali distorti investimenti?
Si sbellicherebbero dalle risate.

Carenza di idee, carenza di progettualità e carenza di individuazione di adeguati strumenti economici: ecco la triade di carenze.

Cari concittadini, quando un amministratore vi dice con fare accattivante, occhiolino, sorrisino e buffetto sulla guancia che “i soldi non ci sono”, fateci caso: ve lo dice con un accentuato furbesco strabismo.

Noi crediamo che prima dei soldi ci vogliono delle buone idee. Quando ci sono le idee arrivano anche i soldi.



Mauro Monella


Inserito mercoledì 2 settembre 2020


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