22/10/2020
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Carlo Acutis e alcune scomode domande
Ecco, è questo che da qualche giorno mi sto chiedendo e che con sforzo e gentilezza ho cercato di porre in risalto in questo articolo. Non ho risposte, se non forse supposizioni o idee
Come tutti ben sappiamo non è semplice parlare di certi argomenti nel nostro Comune, in modo particolare quando questi toccano direttamente la Chiesa tout court o più nel dettaglio, gli ordini francescani e/o la Chiesa diocesana. Tuttavia in questi giorni, a seguito delle celebrazioni per la beatificazione del venerabile Carlo Acutis credo che alcune domande, anche se scomode, debbano essere poste: non per polemica, né per affronto, ma semplicemente per riflessione.
Sia subito chiaro, ritengo che il venerabile Carlo Acutis sia stato un ragazzo la cui anima appartenne fin dall’inizio a Dio e che la beatificazione rappresenti un atto di riconoscimento verificato dalla chiesa secondo le proprie regole che non posso non riconoscere come sovrane.
Carlo però, con la sua storia, la sua fede, la sua testimonianza di vita, mi ha “scomodato” come ebbe a dire in un suo scritto Don Tonino Bello. Questa sensazione di scomodo nasce proprio, come ho già detto, da alcune domande che hanno iniziato a palesarsi tra i miei pensieri. Le riporto qui di seguito così come mi sono venute in mente: Assisi e la chiesa più in generale, avevano il bisogno di costruirsi un nuovo beato? a chi giova in termini di potere avere Carlo Acutis come tale? era necessario decidere di esporre il suo corpo e il suo cuore? le immagini del suo volto, delle sue mani, dovevano essere cosi esposte ai media? quale è stato il ruolo dell’oramai ex Cardinale Angelo Becciu nel percorso che ha portato alla beatificazione di Carlo? ad oggi è ancora accettabile avere un culto dei Beati e dei Santi che si svolge in questa forma? Carlo è stato rispettato o mercificato?
Ecco, è questo che da qualche giorno mi sto chiedendo e che con sforzo e gentilezza ho cercato di porre in risalto in questo articolo. Non ho risposte, se non forse supposizioni o idee. Sarebbe interessante, e per quanto difficile, auspicabile, poter riflettere su questi argomenti in una città come Assisi riconosciuta in tutto il mondo “Santa”. Si avrà mai il coraggio di farlo? Spero di non aver offeso nessuno con questo mio breve scritto, e che non venga interpretato come una polemica, ma come un contributo ad una riflessione molto più complessa sulla nostra visione di Chiesa e di Città.


Gabriele Pinca

Inserito lunedì 5 ottobre 2020


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