28/11/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Umbria: una gestione approssimativa della crisi pandemica e dell’ordinaria gestione della salute
Abbiamo di fronte un’amministrazione regionale sorda e muta, che non si confronta nemmeno con i Sindaci, né tantomeno con i cittadini e le loro associazioni


 In queste ore drammatiche non possiamo non levare alta la voce a tutela e difesa di tutti quei cittadini, malati e non, che vedono aggiungersi all’ansia per l’incalzante progressione del contagio, lo sconcerto, l’insicurezza e la rabbia determinati da una gestione approssimativa della crisi pandemica e dell’ordinaria gestione della salute pubblica da parte della Regione Umbria.

Abbiamo di fronte un’amministrazione regionale sorda e muta, che non si confronta nemmeno con i Sindaci, primi responsabili della salute pubblica nella comunità, né tantomeno con i cittadini e le loro associazioni.

Noi, volontari di CittadinanzAttiva, unitamente con la sua rete Tribunale per i Diritti del Malato, da più di 40 anni ci siamo impegnati e, ancor più ci impegniamo, per tutelare in primis il diritto alla salute. Ci troviamo ora improvvisamente di fronte servizi soppressi e trasferiti in altre strutture sanitarie, già al limite del collasso (è questo il caso eclatante di Spoleto, dove 60.000 abitanti del cratere sismico sono lasciati senza un presidio sanitario);
malati spostati verso altri ospedali in affanno;
il Pronto Soccorso cancellato da un momento all’altro;
Perugia e Terni che riducono al massimo l’accesso alle sale operatorie, mentre incombe l’ipotesi di maggiori restrizioni ed indirizzo dell’attività chirurgica verso Case di Cura convenzionate.

All’Ospedale di Perugia, da ieri 23 ottobre, le terapie intensive saranno tutte Covid;
i CUP chiudono gli sportelli negli ospedali, dirottando gli utenti verso farmacie e distretti; i malati di patologie diverse dal Covid-19 che non sanno dove andare e come farsi curare;
liste d’attesa infinite, assenza totale di programmazione e di confronto con la comunità.
RSA smantellate in alcune zone della regione, ma senza nessuna informazione.
Malati cronici ed oncologici o che comunque necessitano di assistenza o tutela, nella gran parte dei casi abbandonati a se stessi.
Sola certezza: il ricorso al privato.

E allora emergono alcune drammatiche questioni:
1) perché i 25 milioni di euro destinati all’Umbria per il potenziamento della risposta sanitaria e delle terapie intensive non sono stati spesi, mentre regioni come Veneto e Emilia Romagna li hanno spesi quasi tutti per adeguare i livelli di assistenza?
2) perché siamo tra gli ultimi per potenziamento delle terapie intensive che sono rimaste le stesse del mese di giugno scorso ed indice RT?
3) perché registriamo ancora oggi in tutto il territorio regionale una gravissima carenza di medici ed infermieri ?
4) perché i sindacati di vare sigle hanno dichiarato lo stato di agitazione in tema di sanità regionale?
5) perché l’ospedale da campo che doveva essere pronto a giugno non è operativo con attrezzatura e personale, già finanziato dalla Banca d’Italia?
6) perché è stato proposto – come sembra – un accordo oneroso con le Case di Cura private per effettuare interventi chirurgici in classe A?Su questo, poi, si è certi che si possano eseguire, senza rischio per i degenti, tutti i tipi di interventi chirurgici? Queste strutture posseggono servizi di terapia intensiva e di assistenza specialistica post-operatoria?

Chiediamo di sapere cosa sta succedendo al registro tumori, cosa accade in reumatologia, quante sono le visite specialistiche e diagnostiche per immagini annullate nonostante siatrascorso lungo tempo dalla prenotazione: (N.B.: oggi si è giunti all’attesa di oltre due anni dalla prenotazione ed ancora alcuni esami – come gli screening mammografici – sono stati rinviati sine die); in quali remote zone della regione vengono dirottati gli anziani e tutti i pazienti fragiliche necessitano di accertamenti diagnostici e visite specialistiche. CittadinanzAttiva unitamente alla sua rete del Tribunale per i Diritti del Malato riafferma quindi l’utilità concreta degli strumenti partecipativi nella progettazione ed attuazione delle politiche complesse in un momento di grave emergenza , ove il dialogo e la collaborazione fra amministratori e relative comunità possono indurre effetti ampiamente positivi in termini di soluzioni e di trasformazione socio-istituzionale.

Rileviamo che questa autoreferenzialità sta provocando danni gravissimi – e talora irreversibili - cui assistiamo ogni giorno, perché noi vicino ai malati continuiamo a starci comunque, secondo i nostri principi di solidarietà, rispettando le normative e le regole imposte dai vari Decreti Covid 19.

E’ vero, siamo in emergenza ed è facile perdere la lucidità e la freddezza dovendo affrontare situazione complesse e nuove, come quelle che stiamo vivendo; ma l’esperienza dimostra che nelle situazioni emergenziali più complesse, laddove si è riusciti ad interagire con la comunità, ad ascoltarne le segnalazioni, gli allarmi e le proposte, le crisi si superano meglio di quando ci si chiude in seno alla fortezza assediata, dove paradossalmente – come cita un noto passo biblico – chi vi risiede protetto vorrebbe uscire per sottrarsi al pericolo (come accade ai nostri sfuggenti quadri regionali, incapaci di offrire delle risposte efficaci), mentre chi rimane al suo esterno vorrebbe entrare per vincere ogni resistenza (la nostra collettività che intende avere finalmente una voce per impedire l’ita est!). Rimane l’amarezza di constatare che l’uomo che non impara dai propri errori non costituisce alcun futuro. Dobbiamo evitare assolutamente che questo accada.

Danilo Bellavita, segreteria regionale



CittadinanzAttiva


Inserito lunedì 26 ottobre 2020


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