23/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Passo dopo passo...
...Ecco così il tempo, trovato o ritrovato, per realizzare il mio quinto album escursionistico

FOLIA   FLUCTUANTIA

PASSO DOPO PASSO

Sono le ultime a cadere, per permettere di ridare a primavera nuova vita, le foglie delle querce, Quercus (L, 1753), siano esse di rovere o roverella, di cerro o farnia, o diverse ancora.

In queste settimane di fine novembre e di dicembre, se vi guardate attorno, nelle campagne tra le nostre colline, o lungo un sentiero che sale verso montagne non d’alta quota, è uno spettacolo l’uniformità degli insiemi, siano essi viali, boschi o altro, che caratterizzano il panorama arboreo rappresentato dalle nostre “cerque” che illuminano nelle rare giornate di sole, o tacciono in queste giornate piovose, la natura che ci circonda.

Momenti di pausa. Di riflessione. Di scritture. Per saperci. Per esserci. E leggere. Per trasmettere sensazioni, sentimenti, pur anche informazioni, curiosità. Un amico diceva: osservare, guardare, vedere. Non necessariamente capire. Se mai con – prendere, comprendere.

E allora anche la sosta è necessaria, può essere… utile? sapiente? virtuosa? necessaria?...

«Impossibile è però incamminarsi ignorando l’importanza della sosta, non solo resa indispensabile per quanto di prevedibile o di inaspettato la via può riservarci. Per riprendere le forze, per chiedere ospitalità, per incontrare e fermarsi ad ascoltare e a raccontare le proprie storie. La pausa fa parte della filosofia del camminare anche come contemplazione e meditazione. Inoltre, è momento della preghiera per il pellegrino. Le soste – nel vagabondare – posseggono sempre anche un valore simbolico: di carattere temporale, estetico e riflessivo. Sono momenti scelti in base alle circostanze favorevoli alla pausa, che conferiscono senso alla maniera privilegiata del camminare. Infatti vagabondare è “prendersi tutto il tempo” che si ritenga indispensabile e possibile concedersi. Senza fretta, smania di arrivare e raggiungere. È attendere che il cammino ci chieda di fermarci per meglio ammirare, conoscere da vicino, apprezzare quanto, senza distinzioni preconcette, strada facendo susciti il nostro interesse. Inoltre, è indispensabile sospendere il viaggio per meditare, raccogliersi, scrivere e leggere» (da Duccio Demetrio. Foliage. Vagabondare in autunno).

Ecco così il tempo, trovato o ritrovato, per realizzare il mio quinto album escursionistico. Dei primi quattro e del sesto (il quarto e questo sesto figli, vittime, prodotto, una sorta di partenogenesi del SARS-CoV-2) ne abbiamo già trovato spazio in archivio (un archivio vivo peraltro).

Parlando con il Brozzo è scaturita l’idea di presentarlo, questo album quinto, in forma (o formula?) più accattivante. È così pertanto che ve lo propongo, lo partecipo, lo compartecipo. E lo ringrazio, il carissimo Francesco. Solerte, attento, sensibile, partecipe.

PAGINA DOPO PAGINA

Scrive sempre il nostro Demetrio:

«L’autunno ci chiama: non solo a riprendere l’infaticabile passo. A scrivere. Ci invita, tra le altre sue suggestioni, a scoprire il piacere di non smarrire i ricordi di questi mesi. A rileggerli e a leggerli a chiunque… Non soltanto per le nostalgie che ricompaiono a tua insaputa, e che se le accogli facendo spazio alla tenerezza, che non conosce rancori e fughe, mentre rivivi quei ricordi, ti senti più vivo e nel giusto. Perché rispondi a un richiamo avendo la possibilità di raccontarlo in altre parole, di conservarlo non solo per te, di tornare a rileggerti. A scrivere. Senza ambizioni, per il puro appagamento e il benessere di sapere che hai vissuto in un altro tempo che ti ha condotto fin qui, che c’eri, e che il rimpianto non è uno scatto malevolo, ma un ritorno commosso. All’infanzia, agli amori, a quanto si è perduto o smarrito per caso. Si scrive per affidare alla pagina immagini che ti camminano accanto, che vuoi difendere dall’oblio. Allo scopo di riprovare, quando sarà, il bene raro e prezioso della malinconia e della nostalgia in forma di parole. Da rileggere al ritorno dai vagabondaggi, dalle escursioni con carta e penna; da condividere anche con chi preferisca invece fotografare, possibilmente non vittima delle compulsività nevrotiche in voga.

La scrittura è la modalità più adatta a fermare l’autunno sia come stagione, sia come stato d’animo, tra le infinite possibilità che ci offre e alle quali si può andare incontro…  È possibile in prosa, per esempio sulle orme di Mario Rigoni Stern. Il quale scrisse nel suo ultimo libro, Stagioni, che “è nell’autunno che il bosco si fa leggere con chiarezza: lo sviluppo delle crescite annuali degli alberi, la maturazione dei frutti e delle drupe nel sottobosco”. Inoltre aggiungeva: è in questi istanti che accade imprevedibilmente di ricordare: “Arrivammo il pomeriggio […] le mele erano state raccolte, l’uva pigiata e nei masi alti aspettavano l’inverno”. E ancora: “Le foglie degli aceri montani hanno preso la luce dall’ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e alle tordelle”. In questi vagabondaggi, tutto ciò, d’autunno – “l’ora e la stagione, e i ricordi che ti accompagnano – ti fa intensamente partecipare a un mondo che senti esclusivamente tuo, che ti aiuta a capire le stagioni della tua vita che nessuno mai potrà rubarti”… ».

Vi ringrazio dell’attenzione.

FOGLI COME FOGLIE, FOGLIE COME FOGLI

… PAGINE …

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Daniele Crotti

Inserito giovedì 10 dicembre 2020


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