17/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La nuova piazza Danti a Perugia
Incredibile ma vero: ci sarà anche un semaforo! Prima non si fa niente per non dequalificare, applicando la regola della deregolamentazione, e poi gli stessi de-qualificatori si spacciano a gran voce per ri-qualificatori

 

(nella foto: piazza Piccinino intasata di auto)

In questi giorni è stato presentato Il progetto per la piazza Danti a Perugia dove emerge come obiettivo primario la regolamentazione del traffico motorizzato.

È veramente incredibile, la nuova sistemazione prevede addirittura l’installazione di un semaforo regolatore del traffico posto all’ingresso tra piazza Francesco Piccinino e via del Sole.
L’intervento proposto porterà inevitabilmente ad un aumento del traffico, dell’inquinamento e alla scomparsa della memoria dei luoghi. E’ stato totalmente ignorato il sistema delle tre piazze, cioè quella sorta di continuità indissolubile esistente tra Piazza Danti, Piazza Piccinino e Piazza Quattro Novembre. È assurdo che si trasformi Piazza Danti in uno svincolo stradale e che la bellissima Piazza Piccinino continui ad essere sempre più un parcheggio.
Provate ad immaginare Piazza Piccinino senza macchine e circondata da una costellazione di accoglienti locali di ogni tipo, non vi ricorda la romana piazza di Spagna? E la lunga scalinata che sale per via Mattioli a fianco della cinquecentesca chiesa della Compagnia della Buona Morte se fosse inondata da calde e accoglienti azalee color bianco e lillà, non ricorderebbe la scenografica scalinata che sale verso trinità dei Monti?
Da una diffusa e completa tolleranza per la sosta incivile, si è passati a trasformare una piazza in impianto, anzi “pianto” stradale.
Siamo di fronte a un paradosso: prima non si fa niente per non dequalificare, applicando la regola della deregolamentazione, e poi gli stessi de-qualificatori si spacciano a gran voce per ri-qualificatori.
E’ retorico dire che un intervento diretto sulle piazze storiche dovrebbe essere sempre eseguito a favore non delle macchine ma dei cittadini, della città e dei sui beni artistici e storici.
Dominano ormai le tre fantasmagoriche “P”: piazza-pista-parcheggio.
Ormai, quasi ovunque, le piazze non sono più a misura d’uomo ma a misura del preponderante traffico motorizzato. Anche nelle nuove piazze della città contemporanea predominano aiuole spartitraffico come a Fontivegge o pavimentazioni in griglie metalliche da cui fuoriescono i gas inquinanti del sottostante parcheggio come nella nuova Monteluce.
Anche Fontivegge e Monteluce, veri e propri “centri storici”, pagano le conseguenze di scelte, irrispettose e disancorate dall’insieme, che hanno prodotto irriconoscibilità, frammentazione e banalizzazione soppiantando la specificità dei luoghi e ignorando completamente il “genius loci” , prerogativa essenziale, ideale e formativa di ogni contesto cittadino.
Torniamo a piazza Danti: sconcertante ulteriore paradosso è che si ha la presunzione di trasformare in pista automobilistica una piazza originariamente adibita a mercato delle erbe e propaggine sia dell’altisonante platea magna, oggi piazza Quattro Novembre, sia dell’adiacente, ridente e paolina piazza Piccinino, ex piazza del Giglio. Testimonianze eloquenti di questo insieme di autentici tesori evidenti e viventi, sono i due spigoli del piano gotico del palazzo del Turreno, ove tuttora fanno bella mostra di sé due mani scolpite che impugnano altrettanti mazzetti di spighe ed erbe. Poco distanti alle due mani si aggiungono i Grifi in cotto del Biscarini e la testa lapidea del leone alessiano, che aumentano la peculiarità del posto.
Terzo paradosso: la piazza non è più lo specchio della comunità dei cittadini, ogni identità storica e attuale di piazza viene dissolta, vanificata, perduta, con notevole sperpero di risorse pubbliche.
C’è purtroppo penuria di teste pensanti. Una volta vigilava sulla città la Commissione di Pubblico Ornato, composta da autorevoli esperti di varie discipline, veri garanti dell’individualità e dell’autenticità del contesto urbano. Perugia deve necessariamente dare la priorità alla rifondazione di tale istituzione per assicurare la consequenzialità delle scelte, il rispetto del cittadino e dell’ambiente urbano, con notevole miglioramento della qualità della vita.
A proposito di piste: siamo di fronte a un bivio che ci impone di scegliere tra banalizzare o valorizzare.
Cari concittadini, se è vero che esiste ancora qualche possibilità di giudizio obiettivo, a voi la scelta giusta.



Mauro Monella

Inserito venerdì 11 dicembre 2020


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