21/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Fontana maggiore, un sentimento che va protetto
La Fontana è "nostra" nel senso che è anche di chi a Perugia ci ha preceduto e verrà dopo di noi e dell’intera umanità


Per capire che la Fontana Maggiore non è un semplice oggetto d'arte che mostra all’aperto la
sua bellezza e i suoi secoli di vita ma racconta noi stessi e la traccia che ha lasciato e lascerà in
noi e nella nostra comunità bisogna girarle intorno osservando la sua struttura ricca di
movimento che per vasche sovrapposte conduce lo sguardo verso il cielo.

In quella inferiore la storia dell'umanità da Adamo ed Eva ai fondatori di Roma, lo scorrere dei
tempi della natura con i mesi dell'anno e le Arti liberali fino a due possenti aquile pronte a
spiccare il volo come fece, terminata la Fontana, il loro autore Giovanni Pisano lasciando la
bottega del padre Nicola per volare autonomo nell'arte. Sopra la vasca con le sculture che
sanciscono "una sorta di parallelismo esemplare tra la storia dell'umanità e quella di Perugia, tra
la storia della Chiesa e i santi locali" (Sabina Spannocchi) e la mitologia di una città con il mitico
fondatore Euliste che guarda quanto rimasto del campanile della Cattedrale sotto il quale è
sepolto. Più in su la meravigliosa coppa bronzea di Rubeus e le tre portatrici d'acqua che
quando reggevano i due grifi alati perugini e i due leoni guelfi schizzavano verso il cielo l'acqua
prima di farla cadere nella coppa e da lì nella vasca inferiore grazie a protomi bronzei a figure
animali.

Sin dalla sua nascita era destinata a rimanere nella storia e nel cuore dei perugini. È "la nostra
Fontana", il nostro totem. Non si limita a raccontare un periodo storico ma sintetizza un pensiero
che conduce i rivolgimenti provocati dalla nascita dei liberi comuni sotto il segno dell'etica
comunale (a pensarci bene è quanto dovrebbe accadere in questi tempi di rivoluzione digitale) e
come tale simbolo tangibile e visibile di un sentimento civile e religioso, bagaglio di sensazioni e
nostalgie che continuamente si rinnovano e sovrappongono.

Ora una delle piccole sculture bronzee della Fontana staccandosi e cadendo dentro la vasca
sottostante (quanto avremmo voluto non accadesse) ci ha ricordato i rischi che la Fontana
corre, la sua età, i nostri doveri verso di essa. Ricordandoci contemporaneamente l’obbligo che
abbiamo di proteggerla dai danni che altri possano arrecargli (gas di scarico delle auto, droni
che abbiamo visto volerle sopra); dal peso degli anni con una manutenzione preventiva
costante e visibile affinché non accada più quello che è successo; il sentimento che a essa ci
lega che va rispettato e coltivato ogni giorno.

Sindaco e consiglieri comunali di Perugia, Soprintendenza, le nostre Università, associazioni e
istituzioni, ognuno di noi di là da ogni retorica o frase fatta devono chiedersi se questa
manutenzione e protezione costante valga la pena farle informando rapidamente la cittadinanza
di ogni suo esito e se il sentimento che la Fontana di piazza rappresenta valga ancora la pena
coltivarlo o se è un retaggio e un impiccio del passato del quale è meglio liberarsi.

È da queste domande che ognuno di noi deve porre alla propria coscienza e dalla risposta che
ognuno di noi si dà che verrà fuori il futuro della "nostra Fontana" che noi ci auguriamo, lungo
bello e soprattutto protetto perché se è vero che la Fontana è "nostra" lo è nel senso che è
anche di chi a Perugia ci ha preceduto e verrà dopo di noi e dell’intera umanità.

Il Consiglio di Amministrazione della



Società Generale di Mutuo Soccorso Fra gli Artisti e gli Operai di Perugia

Inserito giovedì 25 febbraio 2021


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