12/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Dar voce ai malati fragili è dovere e diritto dei sanitari
Oramai è sempre più raro sentire quella di medici e infermieri che segnalano manchevolezze o si fanno portavoce di diritti negati ai loro pazienti, perché temono di subire provvedimenti
In questi giorni a Perugia s’è creato un certo movimento che tenta di dar voce al diritto di malati fragili a essere vaccinati secondo un principio basilare: che il vaccino deve essere un bene comune a partire dai più deboli la cui voce non può che essere flebile e lo è ancora di più se nessuno l’amplifica.
Se questo accade è perché in Umbria è flebile persino la voce dei sanitari. Oramai è sempre più raro sentire quella di medici e infermieri che segnalano manchevolezze o si fanno portavoce di diritti negati ai loro pazienti. Le uniche voci che si sentono sono quelli di infermieri o medici con ruoli sindacali o politici che in qualche maniera li proteggono.
Succede anche perché temono di subire provvedimenti in difesa “dell’onore dell’azienda” da parte degli attuali capi della sanità regionale.
Provvedimenti che toccano diritti acquisiti dai lavoratori, libertà d’espressione e soprattutto il dovere supremo che ogni sanitario ha: agire “secondo scienza e coscienza”.
E se le conoscenze che hanno gli dimostrano che non si fa quello di cui un loro assistito, o un malato in generale, ha bisogno devono ubbidire alla coscienza che impone di agire a favore del malato  denunciando, se necessario, che gli vengono negati diritti.
Un dovere che dovrebbero sentire per primi gli attuali vertici della sanità regionale attivandosi per garantirlo invece di sciupare energie nel tentare di zittire chi tenta di rompere il silenzio.
Così come noi cittadini dobbiamo sentire di dover sostenere non solo il diritto del malato ma pure quello di chi curandolo si prende cura di loro non solo assistendoli ma dicendo pubblicamente i loro bisogni.


Vanni Capoccia

Inserito sabato 13 marzo 2021


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