26/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Arconi come Antiquarium
Arconi: che farne? Un’idea ci sarebbe: quella di utilizzare gli Arconi per realizzare una esposizione dell’ingente patrimonio archeologico, da sempre confinato in magazzini e quindi invisibile


Cari Arconi, ma che razza di fine vi fanno fare?
I lavori sono finiti, ma le porte per il momento, restano chiuse.

Già, gli Arconi: per chi si fosse perso qualche puntata precedente, ricordiamo che si tratta di strutture architettoniche, e monumentali, veri contrafforti che, sostenendo la scarpata della Rupe che guarda verso Assisi, hanno consentito la realizzazione, e quindi la conservazione, della soprastante, vasta, piazza del Sopramuro, oggi piazza Matteotti.

Potenti e rassicuranti avambracci con la precipua funzione di sorreggere e salvaguardare l’intera scarpata del Pincetto. Questa primaria vocazione, recentemente, ha finito con l’essere sminuita, occultata e deturpata dal noto e discutibile riuso improprio degli spazi, indebitamente frazionati e parcellizzati da un progetto di riuso improvvisato e privo del necessario supporto storico.

In tanti si sono domandati: “Dopo che abbiamo speso una esorbitante cifra a sei zeri per questo lavoro, quale sarà mai il destino dei grandi Arconi?”
Hanno appena tirato fuori dal cilindro, niente po’ po‘ di meno che un progetto simile agli “idea store” londinesi, un che di ibrido dove si legge, si gioca e ci si infarina!

Perché cercare soluzioni tanto lontano, quando potremmo essere noi d’esempio per tanti altri? Se ancora siamo in tempo, un’idea ci sarebbe: quella di utilizzare gli ambienti degli Arconi per realizzare una giusta dimora dedicata all’esposizione, alla rassegna dell’ingente patrimonio archeologico, da sempre confinato all’interno di anonimi, asfittici magazzini e quindi invisibile.

Un occasione per accompagnare il pubblico, e in modo particolare i più giovani, alla lettura e alla comprensione dei manufatti prodotti dalle civiltà locali che ci hanno preceduto. Uno spazio didattico utile per poter prendere parte consapevolmente, alla vita culturale della comunità.

Questa idea produce un duplice vantaggio, sia per gli Arconi, sia per il patrimonio archeologico invisibile: un efficace e istruttivo allestimento per la conoscenza delle abbondanti tracce del passato che il sottosuolo ci regala e continua a regalarci.

Va considerato che ciò che vediamo esposto all’interno dei musei non è che una porzione infinitesimale di ciò che la storia ci ha tramandato e consegnato.

Tutto ciò ci invita a cambiare il modo di pensare, a favore di una auspicabile strategia di valorizzazione sia del patrimonio confinato, “nascosto” nei depositi, sia dei siti, anch’essi nascosti, ignorati e invisibili e invece salienti, importantissimi per restituire informazioni inedite e insospettabili. Quale area migliore se non quella sottostante Piazza Matteotti? Oltre il “murus civitatis”, in fondo agli Arconi, oggi occultato dagli interventi recenti, c’è tutto un mondo sconosciuto da scoprire.

Fin qui la proposta, ma per renderla effettivamente realizzabile ci sarebbero alcune cosette da fare: ci sarebbe da riportare il tutto allo stato originario, il che è fattibile, e intanto nell’attesa, si potrebbero segare le escrescenze, cioè, i gabbiotti di vetro malamente sporgenti a invadere l’antistante terrazzamento del Pincetto. Poi, a coronamento del tutto, si dovrebbe apporre una targhetta commemorativa dell’intricata e tribolata vicenda dove tutti hanno dichiarato, e continuano a dichiarare: “Io non sono stato, io non c’entro niente”.



Mauro Monella

Inserito lunedì 26 aprile 2021


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