26/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Ma che bella città! Ecco la nostra: Perugia
Invece di produrre progetti ispirati alla sostenibilità, alla transazione ecologica e alla tutela ambientale, ci si ostina a rispolverare obsoleti progetti di più di cinquanta anni fa, improntati a incrementare la circolazione automobilistica

“Povera Patria”, cantava Franco Battiato: “Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni”. 
Anche Guccini in “Dio è morto” cantava “Una politica che è solo far carriera”.
Battiato e Guccini hanno ben evidenziato il problema di una classe politica dirigenziale poco preparata e concentrata prevalentemente nel mantenimento dei propri “interessi”.
Tutto ciò non sarà mica dovuto al fatto che la classe dei dirigenti è una classe “senza scuola”?
Non “sono solo canzonette”, ma un invito a riflettere su un progetto di futuro dove si sorride di più, un progetto che va maturato ed elaborato per essere poi realizzato in maniera adeguata altrimenti va a finire che si spendono tanti soldi per opere che potrebbero offrire importanti servizi per la città ma che invece rimangono inutilizzate e perfino non accessibili. Gli esempi non mancano di certo nella nostra Perugia: l’Auditorium di San Francesco al Prato, l’ex cinema- teatro Turreno e Turrenetta, il cinema teatro Lilli, l’ex Mercato coperto, le ex Carceri di piazza Partigiani e gli Arconi di via della Rupe. E che dire della Nuova Monteluce? Non è ancora finita e già cade a pezzi. La tanto decantata rigenerazione di Fontivegge non è altro che un ammasso amorfo e sempre più marginale. E se vogliamo aggiungere qualcosa sul degrado non possiamo non citare i marciapiedi sconnessi, le strade groviera, i parchi e giardini non strutturati, la mobilità pubblica fantasma, le automobili private che si infilano dappertutto, lattine, cocci, vomito e urina che sommergono la città storica.
In questi ultimi anni i progetti di trasformazione della città mal coordinati, calati dall’alto, hanno creato inevitabilmente divisioni e conflittualità, un terreno adatto a quella classe dirigente che si avvale della legge del “Divide et impera”. Il quadro che ne esce è il seguente: ci sono quelli che lavorano alacremente all’affare, all’ “orticello del business”; ci sono poi quelli che gridano: “andate un po’ più in là, non nel mio giardino”. Ci sono poi anche quelli, che purtroppo sono poco ascoltati, che aspirano a un modello di sviluppo per un benessere dignitoso e rispettoso per tutti.
Avevano ragione i nostri antenati quando dicevano che se un regno è diviso al suo interno, quel regno sarà destinato a non restare in piedi.
In altre parole, è come dire “se una casa è lesionata, quella casa sarà destinata a crollare”. Una massima che torna attuale a proposito delle splendide parole pronunciate dal Presidente della Repubblica recentemente: “Gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità”. Parole ineccepibili e impeccabili, ma che non sortiscono alcun riscontro pratico anzi, sono la prova lampante di come i concetti di paesaggio, luogo, ambiente siano ancora scarsamente assimilati, dal momento che i tanto declamati principi teorici, vengono poi regolarmente disattesi nella pratica.
C’è da chiedersi in che consista la tanto celebrata svolta epocale del “post - covid”. Da un lato stiamo assistendo a una pandemia paragonabile alla piaga delle cavallette in Egitto, dall’altro fioccano ingenti somme di denaro “a sacchi”, elargite a piene mani dall’Europa, a mo’ di “manna dal cielo”. Analogamente, invece di produrre progetti ispirati (che siano veramente ispirati) alla sostenibilità, alla transazione ecologica e alla tutela ambientale, ci si ostina a rispolverare annosi, barbosi, obsoleti progetti di più di cinquanta anni fa, improntati a incrementare la circolazione automobilistica. Si pretende di applicare stantie e desuete metodologie che finiscono per deturpare, consumare,  distruggere i luoghi e l’ambiente che li caratterizza. Volete qualche esempio eclatante? Eccolo: le gallerie di Ponte Rio e il nodino… collo di bottiglia di Collestrada. Sarebbe opportuno costituire una “società per azioni” ove le azioni non siano pure speculazioni di borsa, bensì iniziative votate primieramente al bene comune, come possono esserlo temi quali: casa e bottega, parco e scuola, mobilità e sostenibilità, pedonalità e commercio, e tanti altri con progettazione sinergica tra le varie competenze. Vogliamo una Perugia capolavoro? Si, ma senza il solito “divide et impera”.



Mauro Monella


Inserito giovedì 1 luglio 2021


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