26/09/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Col fascio al Mercato vogliono cancellare la storia
Riesumato il fascio littorio che ha campeggiato al Mercato per soli 12 anni, e poi cancellato per i successivi 75. Associazioni e sindacati della Rete 10 Dicembre insieme ad altre realtà della città e della regione chiedono che sia spostato o coperto

Con una manovra che voleva passare sotto silenzio, e con la scusa del "restauro", la Giunta comunale di destra ha deciso di ripristinare il fascio littorio che campeggiava sopra la piazza del Mercato coperto.

In realtà non c'era niente da restaurare, perché l'odioso simbolo erra stato cancellato subito dopo la Liberazione, e nessuno ne aveva sentito la mancanza. Per 75 anni, il Grifo perugino è rimasto l'unico simbolo della città.

Si ha quindi l'impressione che la Giunta voglia soprattutto cancellare 75 anni di storia democratica fondata sulla Costituzione repubblicana, che condanna il fascismo come reato. 

Il Sindaco, che come al solito tace, stavolta non può tacere, o si renderà complice di questa squallida operazione.

La città si sta sollevando, la protesta infiamma tutti gli organi di informazione e comunicazione.

Di seguito riportiamo il comunicato delle associazioni e alcuni interventi di personalità della vita civile e culturale cittadina.

  Il fascio al Mercato: dal 1932 al 1944, per circa 12 anni

  Il Mercato libero dal fascio, dal 1945 al 2020,  per circa 75 anni

Fascio littorio al Mercato Coperto: inaccettabile
Associazioni e sindacati della Rete 10 Dicembre insieme ad altre realtà della città e della regione chiedono che sia spostato o coperto

"Esporre un fascio littorio, simbolo del regime fascista e delle sue nefandezze, al Mercato Coperto di Perugia, uno dei punti di ingresso del centro storico della città, è assolutamente inaccettabile". Ad affermarlo in una nota sono associazioni e sindacati riuniti nella Rete 10 dicembre (tra cui Anpi, Cgil, Udi, Omphalos, Società operaia di mutuo soccorso, Libera, etc.) e altre realtà associative della città e della regione tra cui Altrovento, Circolo Primo Maggio, Forum donne di Amelia, etc.
"Un conto - sostiene la Rete - è restaurare un reperto storico, anche di epoca fascista, tutt'altro è esporlo in un luogo pubblico, per di più accanto al Grifo, simbolo della città. È come se in un luogo simbolo di Berlino, accanto all’Orso che rappresenta la città, comparisse una svastica: chi mai penserebbe di lasciarla esposta?”.
E se la Soprintendenza giustamente si preoccupa del restauro, "di certo non impone di lasciare il fascio in evidenza, con tutti i significati connessi e in un contesto non museale, ma di attualità, come il Mercato Coperto - affermano ancora associazioni e sindacati - Come Rete e come cittadine e cittadini di Perugia, nel rispetto della storia cittadina e delle nostra Costituzione, chiediamo dunque che il simbolo venga se possibile trasposto in un contesto adeguato, o altrimenti coperto. Perché in nessun modo il fascio littorio può essere associato al nome e al simbolo della nostra città".

Il Comune, la Soprintendenza e la forza dei simboli
Mi chiedete cosa penso di questa storia del fascio littorio al nuovo mercato coperto.
Ho aspettato in silenzio perché pensavo ad un intervento risolutivo da parte del nostro sindaco.
Ma anche questa volta ha preferito tacere, come se la cosa non lo riguardasse.
E invece lo riguarda e come!
I fatti li conoscete: durante il restauro del vecchio mercato, riemergono due simboli del Partito Nazionale Fascista, due fasci littori.
A qualcuno, probabilmente l’assessore che segue i lavori, la cosa piace, quindi invece di ricoprirli, come erano stati per tanti anni, dalla caduta della dittatura, decide di restaurarli e si fa forte del parere della Soprintendenza, che definisce il fascio un reperto storico da salvare. 
Ora quel reperto di artistico ha meno di nulla, di storico invece ha molto, ossia ci ricorda venti anni di dittatura, un guerra terribile e migliaia di morti.
Il confino, le leggi razziali i campi di concentramento e altre disgrazie che ben conosciamo. 
Dopo una liberazione che costò lagrime e sangue, venne scritta la nostra carta costituzionale, dove viene messo al bando il partito fascista e se ne vieta la sua ricostituzione, sotto qualsiasi forma!
Caro sindaco, quando hai preso possesso della tua carica, hai giurato su quella costituzione, non su Topolino!
Quindi è quella carta che sei chiamato a rispettare!
Attendiamo fiduciosi una tua presa di posizione.
Ma veniamo alla Soprintendenza: non ho messo volutamente la foto del fascio, mi da uggia solo vederla.
Ma ho messo la foto della nostra Fontana, uno dei monumenti più insigni del nostro medioevo.
Da sei mesi, come vedete dalla foto, le manca una protome, caduta nella vasca e per fortuna recuperata.
Ma ancora non rimessa al suo posto, per riaprire l’acqua, al posto della protome, ci hanno messo un tappo, manco fosse un tino da adoperare per la vendemmia.
Però nel frattempo ci si preoccupava di restaurare il fascio del mercato, sembra una barzelletta, ma è tutto vero!
C’è poi qualcuno che non gradisce le proteste che sono venute dalle opposizioni e da decine di associazioni e sindacati.
Dicono: che volete fare, demolire anche gli edifici costruiti in epoca fascista?
Per poi concludere che il fascio va lasciato lì dove sta. 
È quello che si chiama, un tentativo di depistaggio.
Nessuno ha mai detto che bisogna demolire Piazza Partigiani e gli edifici che la circondano.
Se mai è questa amministrazione che ha pensato bene di demolire una costruzione di Nervi, uno dei più grandi architetti del nostro novecento, l’edificio ex tabacchi di via Cortonese, per farci un altro alveare di appartamenti, praticamente dentro una rotonda stradale!
Scusate ma dove eravate in quei giorni, a parte la voce contraria del prof. Paolo Belardi, non ne ho sentite molte altre.
Da ultimo, il nuovo mercato coperto dovrà essere una struttura accogliente e aperta alla città, pensate che con un fascio in bella vista, non succeda l’esatto contrario?
Io, per quel che vale, ve lo dico sin da ora: se non togliete quel fascio, lì dentro non ci metto piede.
E così faranno tante altre persone, alle quali chiedo di esprimere qua sotto il loro disappunto e di condividere questo post, sempre vi sia gradito.
Grazie.
Primo Tenca


Fascio al Mercato: non è restauro, è conservazione
L'imbiancatura con la quale venne cancellato il simbolo del fascio dal Mercato coperto non fu l'improvvida decisione di un imbianchino che danneggiò un'opera d'arte, ma una decisione politica e simbolica con la quale si decise di coprire un segno del regime fascista con un segno dell'Italia che stava nascendo.
La Soprintendenza dell'Umbria autorizzando che quel segno bianco che significa libertà, democrazia e repubblica venisse rimosso a favore  del segno del vecchio regime che tuttora vuol dire dittatura, leggi razziali, campi di concentramento, colionalismo, gas in Etiopia, guerra e morte ha preso una decisione che non c'entra nulla con il restauro o recupero di un'opera d'arte ma c'entra molto con la restaurazione.
Anche perché la presenza di quel simbolo di morte era ben nota da vecchie foto, quindi lo si è andati  volutamente a cercare senza informare il consiglio comunale e la cittadinanza se non a cose fatte.
Un modo di agire che getta un'ombra sulla Soprintendenza che non poteva ignorare i risvolti politici che il recupero del simbolo del fascismo avrebbe provocato.
 Sarebbe il caso che qualche deputato, deputata eletto o residente in Umbria faccia un'interpellanza su quanto autorizzato dalla Soprintendenza al ministro Dario Franceschini.
Vanni Capoccia

Si è superato il limite perché la storia non si cancella ma i crimini non si esaltano
A Perugia, da diversi giorni, ha fatto discutere (con numerosi e più o meno sensati pareri) il risanamento conservativo di una decorazione del mercato coperto che rientra nel più ampio intervento di riqualificazione della struttura. Mi astengo da riferimenti specifici. Sennonché, quel risanamento conservativo ha fatto riapparire il simbolo di un passato ahinoi ancora recente e purtroppo invadente. Un simbolo che si associa ad un regime totalitario. Era stato ricoperto dall'intonaco; i responsabili del progetto di ristrutturazione hanno deciso di rimuovere la scialbatura. Fin qui poteva anche starci (ammesso e non concesso, avrebbe detto il principe della risata). Però si sono spinti ben oltre risolvendo che quella decorazione su cui il tempo edace aveva esercitato il proprio morso dovesse essere riportata allo splendore originario, neanche fosse un'opera d'arte illustre (per nobilitarla si è azzardata infatti l'attribuzione, subito smentita per fortuna, ad un genio pittorico assoluto di indiscutibile prestigio seppure implicato come tanti altri in quell'infame e infamante lordura, pittore che peraltro in circostanza e contesto ben diverso non aveva esitato ad intervenire sulla propria opera). Allora si è superato il limite perché la storia certo non si cancella ma i crimini non si esaltano. Quel simbolo perciò non doveva essere restaurato ma lasciato naturalmente degradare. Assistiamo invece ad un degrado del dibattito pubblico (in cui ben pochi si distinguono) a livelli ormai - altro che riqualificazione! - inqualificabili.
Luigi M. Reale

Perugia, anno 99 del fascismo
Restaurando il Mercato Coperto di Perugia alcuni sovrintendenti assecondati dai politici (e viceversa!) hanno ben pensato di riportare alla luce un fascio littorio di una certa dimensione (anzi, in grande evidenza e in bella mostra, così come lo presentarono i seguaci di Mussolini nel 1932, anno della costruzione del Mercato Coperto).
Il problema è abbastanza chiaro. È giusto tollerare un simbolo così evidente e grande del ventennio? È opportuno esporre in bella mostra un simbolo così tragico per la città di Perugia e per l'Italia?
No. È bene ripeterlo, NO. Si devono restaurare monumenti, simboli ed edifici, ma restaurare quel simbolo e lasciarlo svettante alla vista di turisti e cittadini sarebbe grave, oltre che nauseante (questo episodio serve a evidenziare il basso livello culturale e politico che ormai il capoluogo umbro sta toccando).
Evitare l'esaltazione di quel simbolo (si può facilmente immaginare il tour di selfie fascistoidi di nostalgici del ventennio da tutta Italia) coprirlo, anche con istallazioni mobili, è un dovere civile di chi amministra questa città. Se questo non dovesse accadere sarebbe un fatto grave, una scelta politica chiara, su cui è inutile tergiversare e tirare in ballo Istituzioni quali la Sovrintendenza. La politica ha un ruolo chiaro e può benissimo risolvere questo, ripeto, nau
Luca Gatti


Restaurare un fascio littorio non è filologia, ma provocazione
A Perugia da anni si sta faticosamente riqualificando il vecchio Mercato Coperto, e adesso sono stati riportati alla luce, accanto alle due immagini del Grifo, antico simbolo della città, due brutti fasci con tanto di datazione fascista: l'anno decimo, secondo quella buffonata di calendario, cioè il 1932. Il Comune, governato da una maggioranza trainata da Fratelli d'Italia e Lega, dice che l'indicazione è arrivata dalla Soprintendenza, e se fosse vero allora la Soprintendenza avrebbe sbagliato. Certi sprovveduti hanno poi già evocato la 'cancel culture': la Storia, dicono, non si cancella. Ma la verità è che a cancellare il fascismo è stata proprio la Storia, ed è alla Storia che si fa un torto inaccettabile grattando via l'intonaco che da decenni ricopriva opportunamente quei simboli nefasti.
Insomma, il fascio littorio in bella mostra nel cuore della città non ci può stare. Nemmeno apporgli una lapide con parole di censura accanto va bene: le immagini sono più forti delle parole, e nessuno gli darebbe il peso necessario. Quei fasci vanno riconsegnati all'oblio, e, vedrete, è quello che in un modo o nell'altro succederà.
Giovanni Dozzini




Inserito mercoledì 4 agosto 2021


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