06/07/2022
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A Colombo Manuelli
Due ricordi dedicati all'artista, insegnante e militante recentemente scomparso

All'artista, insegnante e militante Colombo Manuelli, recentemente scomparso, dedichiamo i ricordi di due amici e compagni, Raffaele D'Amato e Vanni Capoccia


Un altro pezzo del nostro Istituto se ne è andato: l’artista, il professore, l’amico e il compagno Colombo Manuelli, ci ha lasciato. Per noi giovani degli anni fine ‘60 che volevamo cambiare il mondo, la scuola, il nostro Istituto, Colombo è stato un punto di riferimento e ci aiutato a crescere e a formarci. Senza di lui e delle sue idee sicuramente molti di noi non sarebbero stati gli stessi. Negli anni ’69 occupammo l’Istituto e l’occupazione durò per oltre un mese, terminata ci accorgemmo di essere diversi, l’occupazione determinò l’istituzione del biennio sperimentale che dopo alcuni anni divenne quarto e quinto e Colombo fu sempre a fianco degli studenti. Ci sarebbe da dire molto altro, io sento di doverlo ringraziare per la spinta che ci ha saputo infondere per sostenere le nostre idee di cambiamento. Ciao Colombo.

Raffaele D'Amato


Colombo Manuelli e sua moglie Marika vennero ad abitare a Monteluce nel gruppetto di case dove abitavano i miei genitori negli anni delle mie scuole superiori. Aveva lo studio da scultore proprio al pianoterra dello stesso palazzo e spesso mentre ero sveglio nella mia cameretta a fantasticare su chissà cosa dalla finestra vedevo la notte che improvvisamente s'illuminava per tornare al buio e poi riilluminarsi.
Era Colombo che al saldatore creava le opere che lo stavano rendendo artista conosciuto e io pensavo "gli ha preso, è in fase creativa", e me lo immaginavo scendere di notte nello studio per questo bisogno impellente di creare.
Poi arrivarono gli anni del '68 e le nostre vite s'incrociano ad Avanguardia operaia. Diventammo amici e compagni. Colombo aveva deciso di non scolpire più e sebbene fossi già allora appassionato d'arte non gli dissi mai di quei lampi che illuminarono i miei giovanili pensieri notturni e mai gli chiesi della sua rinuncia. Allora tutto era politica e parlare d'altro era una mollezza poco militante o perlomeno pensavo che così l'avrebbero interpretata.
Di quel periodo ricordo che una volta Colombo mi prese in disparte facendomi i complimenti per un intervento che avevo fatto giorni prima. Chissà che avrò detto mai, ma detta da lui la cosa mi fece piacere.
La storia dei gruppi finì e Colombo, insegnante, rimase attivo nella Cgil dove è stato il mentore di Assuero Becherelli che diventò il segretario regionale. Sono sempre stati amici. Un rapporto intenso nato nelle riunioni, di quelli dove politica e privato si mescolano: un po' da maestro a allievo, un po' da fratello maggiore a minore, un po' da militanti, un po’ da amici che vanno insieme in vacanza. C'era un po' di tutto questo in quel legame.
Fu a un pranzo domenicale tra ex compagni rimasti amici che, parlando di Assuero, Colombo mi disse che alla Cgil alcuni avrebbero voluto ricordarlo con una scultura davanti alla sede. Che gli aveva risposto che se la volevano da lui non sarebbe stata tradizionale.
Aggiungendo che se l'idea si fosse concretizzata sarebbe andato alle acciaierie di Terni e mimando con il braccio una pressa che cadeva con forza su una lastra d''acciaio l’accompagnò con un secco e forte "Pam!". Seguì un suo e mio silenzio.
In quel momento ebbi la netta sensazione d'aver assistito ad un atto creativo, che è sempre concettuale e viene sempre prima della creazione manuale vera e propria. Se quella scultura l'avesse fatta sono sicuro che sarebbe stata una delle sue creazioni più forte, intensa e vera come il legame che lo legava ad Assuero.
Ora Assuero non c'è più da tempo, Colombo è appena morto e mi rendo conto che vivo sempre più di ricordi come in questo momento.
Un abbraccio alla carissima Marika e alla loro figliola.

Vanni Capoccia




Inserito giovedì 7 ottobre 2021


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Commenti

Nome: Daniele
Commento: MANUELLI, LUCE / NOTTE. Un'opera, una mostra, forse una delle sue ultime, forse l'ultima. A Perugia, fine novembre 2006. Conservo una copia che regalò agli amici, ai compagni: un grande doppio foglio in bianco e nero (nero su bianco / bianco su nero); un cartoncino di quattro paginone della dimensione atipica di 29 x 41 cm. In fondo a destra nell'ultima, una brevissima dedica: "A Daniele Crotti che ascolto volentieri". Con la sua firma, Colombo. Non ho avuto modo né tempo né spazio di conoscerlo personalmente in maniera approfondita. Ma mi resta questo suo dono, sentito e sincero, così come le note presenti nel "documento", che ne attestano le qualità artistiche, umane, sociali, politiche. Lo ricordo con un vero piacere seppure velato da indubbia malinconia.

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