15/08/2022
direttore Renzo Zuccherini

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Chiedimi se (mi) batto
Domenica 14 novembre, a Perugia, si è svolto in Piazza Italia il presidio “Chiedimi se (mi) batto”, in solidarietà alle lavoratrici del sesso, contrro le ordinanze comunali di Perugia e Terni
 

Domenica 14 novembre, a Perugia, si è svolto in Piazza Italia il presidio “Chiedimi se (mi) batto”, organizzato da Reacción Desobediente, collettivo transfemminista queer universitario, in solidarietà alle lavoratrici del sesso.
Per questo siamo scesɘ in piazza in minigonna e calze a rete.
L’ordinanza anti lavoratrici del sesso emessa dal Comune di Perugia in vigore dal 9 luglio al 31 ottobre, di recente ripresa anche dal comune di Terni e che rimarrà in vigore fino a gennaio 2022, mostra per l’ennesima volta il bigottismo della nostra regione e dello Stato, che invece di permettere alle lavoratrici del sesso delle condizioni di lavoro sicure e dignitose, tenta di nasconderle dagli occhi della società.
Il Comune di Perugia ha vietato alle lavoratrici del sesso di “assumere atteggiamenti congruenti allo scopo di offrire prestazioni sessuali” e di “indossare abiti idonei a manifestare l’intenzione di adescare al fine del meretricio o che offendano il pubblico pudore” multandone i clienti, che pagando la quota di 450 euro vengono “liberati dall’illecito”.
Intanto, a Terni, è la donna ad essere multata, dai 200 ai 500 euro, da parte delle forze dell’ordine che hanno il compito di giudicare: se i comportamenti siano indecorosi, o il vestiario sia troppo provocante e mostri nudità, oppure vengano fatti segni “di richiamo, di invito e di saluto allusivo”.
I sindaci hanno giustificato le suddette ordinanze affermando che l’aumento della prostituzione in strada intacchi la sicurezza dei cittadini.
Questo tipo di ordinanze viene riemesso ciclicamente poiché deve avere “carattere di urgenza e limitato nel tempo” a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale (115/2011) in materia di sicurezza urbana.
L’utilizzo di questo strumento continua a negare un progresso dal punto di vista della regolamentazione della prostituzione, professione esercitabile legalmente in Italia, dando spazio e libertà ai comuni di continuare ad emanare provvedimenti che cullino la nostra società nelle braccia del patriarcato.
In che modo si decide che una donna è vestita “da prostituta”ɘ Queste disposizioni intaccano la libertà delle donne a vestirsi liberamente in nome di un retrogrado pubblico pudore, associando un vestiario diffuso e consueto a una professione ritenuta degradante.
Vogliamo la regolamentazione e il riconoscimento della prostituzione come professione effettiva.
Vogliamo interrompere il perpetuarsi di queste ordinanze discriminatorie e marginalizzanti.
Siamo stanchɘ di essere vittime di un sistema patriarcale che vuole nascondere i nostri corpi!
Ringraziamo tuttɘ coloro che hanno partecipato per aver fatto sentire la loro presenza e ringraziamo soprattutto coloro che sono intervenutɘ per aver fatto sentire la loro voce, rappresentando i pensieri di categorie marginalizzate e di masse inascoltate.
Hanno aderito:
Link Perugia
Uds Umbria
Omphalos Perugia
Udi Perugia
Rua - Rete Umbra per l'Autodeterminazione
Associazione Terni Donne
Beyond What They Sell

 



Inserito sabato 20 novembre 2021


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