06/07/2022
direttore Renzo Zuccherini

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Il potere della musica
Figli delle pietre in una terra difficile: un libro sicuramente illuminante per chi ha a cuore la “questione palestinese”



Non è mia abitudine consigliare libri da leggere. A parte pochissime eccezioni, in primis Mario Rigoni Stern, “antico” quanto “modernissimo” uomo e scrittore di montagna e sentimento, e, in particolare, libri, di natura varia, che parlino della Palestina, di questa terra e di questo suo popolo, martoriato, vilipeso, offeso, incarcerato dalla colonizzazione israeliana.
Ecco, questo che consiglio è uno di questi ultimi. Un libro bellissimo, toccante, un romanzo storico, diverso quanto realistico, e per questo diventa difficile definirlo romanzo, anche se l’amore traspare, pervade l’opera, amore inteso come amore per la propria terra rubata, amore per la famiglia e i propri cari, amore per le vere amicizie, amore per la musica.
Sì, perché, e perdonatemi se utilizzo parole altrui (d’altronde sono incapace di recensire, criticare, commentare i testi di qualsivoglia natura), questo poderoso libro “È una storia sul potere della musica ma anche sulla libertà e il conflitto, la determinazione e la visione. Un vivido ritratto di vita quotidiana in mezzo a posti di blocco e occupazione militare, un crescente movimento di resistenza non violenta, la possibilità di collaborazione musicale attraverso il conflitto israelo-palestinese, e infine la prova che la musica può aiutare ovunque i bambini a vedere nuove possibilità per le loro vite”.
La musica può servire come riscatto, come mezzo per affrancarsi dalle violenze subite quasi quotidianamente, come formula per ritrovare la pace, e la speranza di una autonomia e autodeterminazione, ancora negata – é ancora un tangibile fantasma – da un potere, che in quanto tale, democratico non può essere.

Il libro di ben oltre 500 pagine è diviso in due parti. La prima, la più corposa (ben oltre le 400 pagine) è il romanzo vero e proprio, se romanzo, ripeto, vogliamo definirlo, ovvero “La storia di Ramzi che riflette la fiducia dell’individuo nel potere della musica e della cultura di trasformare le nostre vite”; la seconda, con alcune emozionanti fotografie, è un certosino resoconto delle documentazioni riportate nella prima parte, note, di fatto, ad ogni paragrafo e capitolo in cui affermazioni e osservazioni storiche vengono riferite. E a completare in alcune pagine vengono infine riportate tutte le fonti consultate. A dire che tutto è “vero”!.
L’autore dell’importantissimo libro (per me meglio di molti altri spiega cosa sia successo in questa terra martoriata di Palestina dal 1948 a oggi) è Sandy Tolan. La traduzione dall’inglese di Luciana Galliano. La casa editrice è HAZE (del 2021 l’edizione italiana).
Sandy Tolan è autore del libro da cui è stato tratto il film imperdibile “Il giardino di limoni”, per farvi capire la sua formazione e le sue competenze.
Ma nel libro c’è tanto altro.
Ne avevo letto la recensione di Luca Pakarov nel quotidiano il Manifesto qualche mese fa, nella quale sottolinea che dell’opera “protagonista è Ramzi Hussein Aburedwa, uno shabab, un bambino palestinese immortalato nel 1988 – jeans, giacca con colletto di finta pecora e sassi in mano – in una delle foto più iconiche dell’intifada pubblicata in tutto il mondo, «raffigurando la rabbia e l’apparente temerarietà dei bambini delle pietre»”.
Attento alla questione palestinese da sempre, non ho fatto in tempo a leggere la critica e subito l’ho acquistato, per tenermelo caro, dopo averlo letto con emozione e indubbio interesse.
Non voglio riportarvi quanto scritto in quarta di coperta, anche per non essere prolisso, però desidero comunque concludere questo mio suggerimento di lettura con quanto letto nella parte finale dell’articolo di Pakarov; è questo: “Sembra un predestinato, in arabo Ramzi significa «simbolico», ma è un riscatto che non vuole solo per sé. Senza non poche difficoltà apre in Palestina le scuole di musica Al Kamandjati (Il Violinista), i musicisti di tutto il mondo arrivano per contribuire al suo utopico progetto. Un’opera notevole in cui l’opprimente quotidianità dell’occupazione da fa da contraltare al desiderio di una vita migliore”.
Per chi ha a cuore la “questione palestinese”, ma non solo per questi, la lettura di questo imponente libro (che si legge facilmente tutto di un fiato) è e sarà sicuramente illuminante nonché foriera di migliore comprensione di quanto in quel lembo di medio oriente da tempo sta succedendo, e non sempre ne veniamo correttamente e onestamente informati.



Daniele Crotti


Inserito domenica 2 gennaio 2022


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