11/08/2022
direttore Renzo Zuccherini

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Guarda, io sono nato lì
La fregola di ammassare appartamenti in ogni dove ha provocato la trasformazione del cittadino in succube residente, e cliente da supermercato. La città rigurgita fasci di cavi e buio culturale. Stupisce che i pastori del Palazzo siano interessati, più che alla celebrazione natalizia, alla esaltazione del consumo e allo spreco

Come ogni città, anche Perugia possiede una sua luminosità tipica, naturale, discreta: è quella che si diffonde nel complesso tessuto dei molteplici scorci, dal più sbalorditivo e appariscente, a quello più sobrio e garbato.
L'abitudine agli incanti, si sa, è cosa ben rara, eppure, anche per i più abituati e avvezzi, c'è la possibilità di imbattersi in piccoli, preziosi, segreti che questa città, più o meno gelosamente, custodisce tra i suoi meandri.
Perugia è disseminata di angoli e spigoli che meriterebbero di essere decifrati e ammirati, sì ma, con una opportuna illuminazione che non sia invasiva, abbacinante e debordante.
Angoli sotto gli occhi di tutti, ma che sfuggono alla vista distratta, in quanto malamente nascosti, occultati da ogni sorta di corpi estranei, deturpanti e fuori luogo: tabelle, tabelloni, segnaletiche, insegne e molto altro.
Di angoli normalmente trascurati da chi governa la città, se ne contano in abbondanza in ogni borgo: avete mai avuto occasione di ammirare certi spigoli, in pietra, ben torniti, arrotondati a dovere? Furono lavorati, con fatica e perizia, per impreziosire la scena urbana, con i suoi vicoli, le sue piazzette, le scalinate e i tanti ingressi di case e botteghe. Una città viva, in cui hanno sempre cooperato economia, cultura, socialità amalgamandosi perfettamente.
E gli abitanti, dove sono finiti? Sono stati fatti sciamare a valle, negli omologati e anonimi agglomerati consumistici, e così facendo è finita per scemare la partecipazione alla pulsante vita collettiva, che però non si è mai estinta del tutto, anzi addirittura si è conservata nella memoria, se è vero che capita sovente di osservare qualcuno mentre indica con fierezza all’amico o al famigliare, una finestra, pronunciando queste parole: “Guarda, io sono nato lì, proprio vicino alla bottega di Paride, il falegname; e lassù c’era Rodolfo, lo stagnino. Mi ricordo anche di Orlando, Baffone, il rigattiere, e poi la Delfina, la parrucchiera… e Liliana, quella piccolina che girava con un piccione sulla spalla. Come scordarsi del caldarellaro Umberto? E mo’ ch’è Natale, ripenso anche a Natalino il campanaro. Eravamo un vero presepio vivente con tanto di albero tutto l’anno”.
Ecco, tanti abitanti, di case e botteghe, povere finché si creda, ma straricche, di laboriosità, di saperi, di perizia, di sagacia, di porte aperte.
Solo ora ci accorgiamo di quale immenso valore ci stiamo privando, trascurando tutte le buone opportunità che potrebbero essere attuate.
Se ci fosse stato qualcuno che a suo tempo avesse spiegato la città come si deve! Ma si è preferito, e si continua a preferire, di riempire sempre più case su case in periferia, con conseguente svuotamento e abbandono dell’intera acropoli, con tutti i suoi borghi.
La fregola di ammassare appartamenti in ogni dove, ha provocato la trasformazione del cittadino in sterile e succube residente, e non solo, perfino supino cliente da supermercato, acquirente di fette di prosciutto cotto in bustina di plastica. Quegli stessi supermercati che decretarono la morte delle botteghe.
L’affollato deserto che appellano Perugia, come direbbe la celebre Violetta, potrebbe agevolmente tornare ai fasti di un tempo e a un novello Rinascimento. Basterebbe una semplice illuminazione, ma che sia interiore e costruttiva e non si riduca a un’intricata proiezione di fasci di indecifrabili e confondenti luccichii sparati a forma di albero natalizio sui tetti del Borgo d’Oro, inutili, costosi ed effimeri.
Il tempo passa, scorre irreparabilmente, ma si continua sfacciatamente a propinare lucciole per lanterne ...e insignificanti alberi sui tetti.
Se il Natale è la festa della luce, e della rinascita, il modo migliore di celebrarla è quello di creare le condizioni per tornare ad appendere fiocchi azzurri e rosa all’uscio di casa, e allo stesso tempo, istituire botteghe-scuola di formazione artigianale per i giovani. Ma si continua purtroppo, a riverberare chiacchiere.
La città rigurgita fasci di cavi e buio culturale.
Stupisce che i pastori, non quelli del presepio, ma quelli del Palazzo, siano interessati, più che alla celebrazione natalizia, alla esaltazione del consumo e allo spreco.




Mauro Monella

Inserito domenica 9 gennaio 2022


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