19/08/2022
direttore Renzo Zuccherini

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Impedire il ritorno della guerra in Europa
L’Unione Europea non deve farsi trascinare dal Patto Atlantico in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e ad un rilancio delle spese militari

(vignetta di Ulderico Sbarra)


Nel secolo scorso l’Europa è stata dilaniata per ben due volte, nel corso di una generazione, dal flagello della guerra che ha causato sofferenze indicibili ai suoi popoli e una degradazione inconcepibile dell’umanità fino al male assoluto della Shoah.
La profonda aspirazione alla pace, a rendere impossibile di nuovo la guerra fra le nazioni europee è stata a fondamento della nascita della Comunità europea e del percorso che l’ha portata a trasformarsi in Unione Europea.
La caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia hanno fatto venire meno le ultime conseguenze della guerra fredda in Europa e creato la possibilità della convivenza pacifica di tutti i suoi popoli, dall’Atlantico agli Urali.
Purtroppo la distensione resa possibile dalla fine della guerra fredda non è stata coltivata; non è bastata la dissoluzione dell’Unione Sovietica per far venir meno lo spirito di contrapposizione dei due blocchi militari, come poteva fare prevedere l’allargamento del G7 alla Russia, capitolo che è stato frettolosamente chiuso.
L’allargamento ad est del Patto atlantico, che ha inglobato paesi che facevano parte della ex Unione Sovietica, ha comportato il dispiegamento di un dispositivo militare ostile ai confini della Russia; ciò costituisce obiettivamente una minaccia e come tale è stata percepita.
Questa situazione ha generato una nuova corsa agli armamenti, compreso il riarmo nucleare.
Si sono create, così, le condizioni per un nuovo tipo di guerra fredda molto più pericolosa della precedente, perché non più fondata su una contrapposizione ideologica ma su pulsioni nazionalistiche ancora meno controllabili.
L’esercizio del diritto all’autodeterminazione del popolo ucraino è stato fortemente condizionato dal tentativo della Russia, da un lato, e del blocco occidentale a guida Stati Uniti, dall’altro, di trascinare questo Paese ognuno nel proprio campo di influenza.
Se la Russia ha occupato la Crimea e in seguito alimentato il conflitto del Donbass, il Patto Atlantico ha assunto una posizione vissuta come provocazione politica e militare dalla Russia quando si è dichiarata disponibile ad accogliere Ucraina e Georgia nell’alleanza atlantica.
Adesso la tensione politica e militare fra i due schieramenti è arrivata a livelli insostenibili.
Una provocazione può arrivare da qualunque parte sul terreno e fare da detonatore ad un conflitto armato non più controllabile.
E’ assolutamente urgente mobilitarsi per impedire il ritorno della guerra in Europa.
Un conflitto potrebbe avere conseguenze inimmaginabili.
Si deve operare immediatamente per un raffreddamento della tensione politico-militare e l’unica strada percorribile è quella del blocco immediato di ogni escalation militare.
L’Unione Europea non deve farsi trascinare dal Patto Atlantico  in una insensata corsa all’incremento delle minacce sul campo e ad un rilancio delle spese militari. L’Italia deve dissociarsi da questa politica e deve mandare un segnale chiaro a favore della distensione, che non ha alternative, opponendosi - com’è in suo potere - all’estensione nel territorio dell’Ucraina del dispositivo militare del Patto Atlantico e al dispiegamento in Europa di nuovi missili e armi nucleari americane. E’ interesse dell’Italia e dell’Unione Europea avviare una trattativa per arrivare a condizioni che garantiscano la Russia dalla preoccupazione di un accerchiamento e consentano all’Ucraina di sviluppare la propria autonomia nazionale, in condizioni di indipendenza dai due blocchi, com’è avvenuto per la Finlandia durante la guerra fredda. Partendo dall’attuazione dell’accordo di Minsk, occorre negoziare una posizione di neutralità per l’Ucraina, non più avamposto militare del Patto Atlantico ma terra d’incontro fra la civiltà russa e quella occidentale
Occorre agire adesso prima che sia troppo tardi.

Crisi dell’Ucraina: aderiamo alle manifestazioni per la Pace in corso
La situazione internazionale sul fronte della crisi dell’Ucraina si sta deteriorando sempre di più ogni giorno che passa. Gli attori internazionali, Stati Uniti-Patto Atlntico, Ucraina, Russia, non hanno mosso alcun passo per allentare la tensione ed avviare una de-escalation, mentre le continue violazioni della tregua fra l’esercito ucraino e le forze di difesa delle autoproclamate Repubbliche del Donbass, sono obiettivamente delle provocazioni idonee a fare da detonatore ad un conflitto armato non più controllabile.
L’Unione Europea minaccia sanzioni gravi contro la Russia in caso di intervento armato, ma non svolge alcun ruolo per disinnescare le cause politiche del conflitto, creare canali di dialogo, assumere iniziative per una soluzione negoziata dei nodi che sono sul tappeto.
Con un appello, pubblicato il 2 febbraio, abbiamo chiesto che l’Italia si dissoci da una politica che alimenta lo scontro e mandi un segnale chiaro a favore della distensione. Questo segnale non c’è stato, anzi si sono sprecate vane dichiarazioni di compattezza atlantica, che rendono nullo il ruolo dell’Italia per la soluzione della crisi.
Il diritto alla pace è il fondamento della democrazia ed è il presupposto per il godimento di tutti gli altri diritti inviolabili garantiti dall’’ordinamento: in queste ore è necessario che si alzi forte la voce della società civile per scongiurare che il nostro continente sia devastato da una nuova è insensata carneficina.
Invitiamo tutti i Comitati territoriali ad aderire alla giornata di mobilitazione per la pace convocata per sabato 26 febbraio e a tutte le altre iniziative in corso.

     La Presidenza nazionale



Coordinamento per la democrazia costituzionale

Inserito mercoledì 23 febbraio 2022


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