18/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Biodigestore di Bettona: finalmente hanno gettato la maschera
Il Comitato per l'ambiente chiede che il progetto venga discusso con la popolazione


La gravissima situazione ambientale e sanitaria del teritorio di Bettona è ormai di comune dominio. Il Comitato Popolare per l'Ambiente di Bettona da tempo denuncia le irregolarità nella gestione dell'impianto di "depurazione" e le conseguenze dannose che ne derivano agli abitanti e al territorio. Più volte ha sollevato il sospetto che con la scusa della messa in regola dell'impianto si nascondesse il progetto di destinare lo stesso ad altri usi. Ora le previsioni si sono purtroppo avverate. Dal documento  readatto dal Comune di Bettona con il titolo "PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE PER L'ADEGUAMENTO, LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA E TERRITORIALE DELL'IMPIANTO CONSORTILE CODEP DI BETTONA" si manifestano le reali intenzioni dell'Amministrazione: fare di Bettona un ricettacolo di rifiuti che aggraverebbero ancor più la situazione ambientale e allo scopo di dar vita al business del trattamento dei rifiuti. Gli allevamenti zootecnici ne sono solamente la scusante alla luce della riduzione dei capi suini allevati ed alla scarsa redditività di tale attività economica.


Innanzi tutto, per avere credibilità hanno ammesso che


1)       Il territorio di Bettona "è caratterizzato da un'elevata percentuale di allevamenti suinicoli, sino ad arrivare a rappresentare circa un quinto della produzione nazionale".


2)        "ciò ha determinato negli anni, grossi disagi alla popolazione, a causa dei male odori e delle esalazioni provenienti dagli allevamenti"


3)       che "l'utilizzazione agronomica, un tempo incontrollata, degli effluenti di allevamento, spesso ha determinato disagi di carattere igienico-sanitario".


4)       che i lavori di ampliamento del depuratore dal 1997 al 2002 prevedevano "la realizzazione di un anello di condotte, parallelo a quello già esistente costruito dall'Esau Umbria, capace di servire un comprensorio irriguo di circa 1100 ha, che avrebbe permesso la miscelazione del refluo trattato, all'acqua sollevata dal fiume Chiascio". Non risulta che questo processo sia mai entrato in finzione, né che i terreni sui quali veniva effettuata la fertirrigazione, fossero mai stati nelle disponibilità degli allora gestori dell'impianto di cui trattasi, venendo meno il principio secondo il quale la produzione di effluenti di circa 80.000 capi suini dovesse essere smaltita in almeno 1100 ha.


5)       che l'impianto presenta "il deterioramento del digestore primario, attivato solo nel 2002. E' inspiegabile un danno del genere per una struttura di poco più di sei anni, a meno che, qualcuno vi abbia lucrato, usando materiali di pessima qualità".


6)       Che "lo scoppio della Malattia Vescicolare, nell'ottobre del 2008, ha comportato l'abbattimento di oltre 8 mila capi suini e il divieto di vendita e reinstallo di animali".


7)       Che nei comprensori di Bettona, Bastia Umbra e Marsciano si sono realizzati "due grandi impianti di digestione anaerobica consortili che, se da un lato, consentirono di ottenere un consistente abbattimento del carico organico, con redditizia produzione di biogas, oggi non risolvono, anzi complicano, il problema dell'eliminazione dell'azoto e dei nutrienti in genere, tanto da rendere molto difficile e costoso il raggiungimento degli standard di qualità attualmente in vigore per il recapito finale del refluo in acque superficiali e per la pratica della fertirrigazione. Inoltre, per gli standard dell?epoca, non venivano presi in preminente considerazione gli aspetti osmogenici conseguenti la diffusione dei cattivi odori, in particolare quelli provenienti dalle lagune di stoccaggio dei reflui trattati. Con il passare degli anni, l'avanzamento dell'urbanizzazione sui territori limitrofi a questi impianti, ha determinato problemi di conflittualità, in merito ai quali i temi della compatibilità e della sostenibilità ambientale hanno poco a che vedere con le possibilità tecniche oggi disponibili" (prof A. Poletti dell?Università di Perugia)


8)       che "La laguna di stoccaggio, a causa di una eccessiva sedimentazione dei solidi, non è più adeguata allo stoccaggio dei reflui depurati, al fine di utilizzarli nei periodi più indicati per la pratica della fertirrigazione; inoltre non è divisa in stadi separati. Necessita di bonifica totale, di rifacimento del fondo e delle pareti attraverso il posizionamento di apposito telo impermeabilizzato e va divisa con un setto centrale. Va comunque prevista, ed è fondamentale, la costruzione o di un altro invaso di stoccaggio per almeno 50.000 mc.


Preso atto che si confermano le osservazioni fatte da tempo dal Comitato, tacciato di disfattismo e di falsità, i l progetto citato prevede che, nel sito dove attualmente si trova il depuratore zootecnico, si realizzerà un impianto a biomasse su cui convogliare (testualmente):


?i. Reflui zootecnici di qualunque natura (suini, bovini, avicoli)
ii. Reflui da attività olearia (acque di vegetazione e sanse da processo a due e/o tre fasi)
iii. Reflui e scarti di mattatoio (sangue, rumine, grassi)
iv. Suini morti previa triturazione e sanificazione termica o chimica
v. Biomasse vegetali quali mais, sorgo, ecc.
vi. Residui dalle aziende enologiche
vii. Frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FOU)
viii. Conferimento programmato di rifiuti provenienti dal ritiro di alimenti scaduti e sconfezionati (codici macrofamiglie da 020000 a 020700, 190000, 190500, 200000, 200100) ?
E ciò con le assicurazioni che il nuovo impianto porterà a Bettona:

?1) Miglioramento della qualità della vita
2) Aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili
3) Maggior tutela del territorio
4) Abbattimento costi di produzione zootecnica
5) Abbattimento costi per la raccolta e smaltimento dei RSU
6) Creazione di un polo di avanguardia per lo sviluppo delle tecnologie per la produzione di ?energia pulita?

I Cittadini ricordano che quando fu realizzato l'attuale impianto fu assicurato che l'acqua contenuta dalla laguna di stoccaggio sarebbe stata limpida, che vi ci sarebbero vissuti anatre e cigni e che sarebbe quasi stato possibile farci il bagno!

La triste verità l'hanno verificata gli abitanti sulla propria pelle che da oltre trenta anni hanno avuto la vita maledetta da una puzza insopportabile. Ora si vuole concentrare a ridosso del paese una montagna di rifiuti per migliorare la qualità della vita e per una migliore tutela del territorio. Se non ci fosse da piangere per la tragica situazione sarebbe il caso di sbellicarsi dalle risa.

Il Comitato denuncia l'incoerenza dell'Amministrazione che prima ordina la costruzione di una seconda laguna da 90.000 metri cubi e ora ammette che ne occorre una da 50.000 mc. Progetti che cambiano in continuazione giocando con la salute e gli interessi legittimi dei cittadini.

Opere pubbliche di tale importanza ed interesse andrebbero comunicate con trasparenza ai cittadini e chiesta la loro partecipazione alle scelte decisionali. Se poi, correttamente informati, questi avvallano le scelte dell'Amministrazione, la responsabilità delle conseguenze diventa comune.

Pertanto il Comitato chiede che la popolazione partecipi in prima persona alle decisioni relative all?impianto di depurazione che, si ricorda, è di proprietà pubblica.

Infine il Comitato stigmatizza e conferma la più totale disistima per quanti hanno gestito nel corso degli anni l?impianto di depurazione, ripetutamente sanzionato dalla Autorità giudiziaria e che ora cercano di presentarsi come paladini della tutela ambientale. Ricordate la favola della volpe che vigila sulla salute delle galline?

  Bettona 28.05.2009

 ProgettoDepuratore-BETTONA.pdf




Il Comitato Popolare per l'Ambiente di Bettona

Inserito venerdì 29 maggio 2009


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