24/01/2021
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Sanità una sfida liberale per il paese
S.Garattini - Il Messaggero - 12-05-09
[Nota della redazione www.leviedellasalute.com
Facciamo notare che lo stesso Garattini afferma “…. la spesa farmaceutica ospedaliera è determinata per quasi il 40 % da farmaci antitumorali che hanno un’attività marginale”
Quando si prenderà atto che per anni è stata seguita una strategia farmacologica fallimentare ? Fino a quando dovremo tollerare che le casse della regione e dello stato vengano drenate per scelte sanitarie marginali?
Non sarebbe saggio convertire quanto prima tutta la oncologia verso le cure palliative, la qualità della vita, il corretto rapporto fra medici familiari e pazienti ?
E non sarebbe opportuno valorizzare le antiche competenze sacerdotali del buon accompagnamento alla morte ? La morte evoca terribili paure e scompensi nelle persone e queste dimensioni della malattia vanno affrontate non evitate.
Non siamo d’accordo con Garattini quando si oppone alle medicine integrate. Esse funzionano sulla base di meccanismi diversi, e valorizzano l’aspetto soggettivo con meccanismi che sfuggono all’analisi oggettiva e che pure sono parte della scienza non dogmatica. Questi meccanismi li stiamo affrontando ed analizzando progressivamente sul nostro sito. Essi hanno molto da offrire proprio in una ottica di responsabilizzazione del cittadino e del paziente. E’ tuttavia vero che, anche su queste tecniche, bisogna essere cauti e fare anche sistematiche non condizionate dai pregiudizi. Ma la delicata ricerca interiore è parte della salute e non è facile misurarla].

Sanità una sfida liberale per il paese
di S.Garattini - Il Messaggero - 12-05-09

Il Libro bianco riguardante il welfare presentato dal ministro Sacconi merita di essere molto più commentato di quanto non sia accaduto finora. Si tratta di un documento molto equilibrato, soprattutto per quanto riguarda la parte del lavoro e delle pensioni, ricco di buon senso e privo del populismo che spesso contraddistingue gli scritti dei politici. Tuttavia è utile fare alcune considerazioni, con spirito costruttivo, per mettere più a fuoco alcuni problemi che riguardano la parte del documento che si riferisce alla salute.
Una parola che ricorre frequentemente nel testo con aggettivazioni preoccupate è la "sostenibilità". In altri termini come sostenere nel tempo il Servizio sanitario nazionale considerando che la spesa cresce inevitabilmente per la maggiore richiesta di salute da parte della popolazione, per l`aumento della durata di vita con la sequela delle conseguenti malattie, per lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie biomediche.
La diagnosi delle difficoltà che si incontrano nel mantenere la sostenibilità è molto puntuale, ma la terapia sembra consistere in un atteggiamento di inevitabile resa.
Se il sistema sanitario tende a costare sempre di più diventerà assolutamente necessario - secondo il libro bianco - che i cittadini facciano la loro parte integrando la spesa attraverso forme assicurative.
Si tratta di una risposta che tende ad amplificare una situazione già in atto e che si può riassumere in modo esplicativo dicendo che chi ha soldi avrà più possibilità di cura rispetto a chi è povero (intendendo con questo aggettivo non solo l’aspetto economico) in contrasto con le caratteristiche di universalità, equità e gratuità che sono alla base del Servizio sanitario nazionale.
Rispetto alla tesi del libro bianco si può proporre un`altra soluzione basata su tre direttive.
1) La prevenzione. Occorre sottolineare che la maggior parte delle malattie non piove dal cielo ma è frutto delle abitudini di vita individuali e collettive. Sei dodici milioni di italiani che fumano interrompessero questa "cattiva abitudine" molta patologia tumorale, cardiovascolare e respiratoria diminuirebbe drasticamente con conseguente riduzione della spesa e delle strutture sanitarie.
Analogamente cambiamenti nell’assunzione di alcol, nell’attenzione all’alimentazione e al mantenimento del peso corporeo e così via, cambierebbero il quadro delle preoccupazioni relative alla sostenibilità. Tutto ciò non può avvenire spontaneamente, deve essere determinato da uno sforzo corale di tutte le componenti della società.
Cosa si fa attualmente in questa direzione? Quasi nulla, perché il Servizio sanitario nazionale non spende neppure l`1 per cento delle sue risorse per la prevenzione.
2) Il sistema sanitario deve fornire solo i trattamenti che hanno una base scientifica. In altre parole i livelli essenziali di assistenza devono essere valutati sulla base del rapporto benefici-rischi ed a parità di situazioni tenendo conto del rapporto costi-benefici. Oggi esistono notevoli sprechi nell`impiego di farmaci diagnostici, dispositivi medici ed interventi riabilitativi, perché molti di questi trattamenti costano troppo rispetto alla "quantità" di salute che producono, mancano quasi del tutto studi comparativi per stabilire cosa sia più vantaggioso tra le varie soluzioni prospettate dalle conoscenze mediche; la spesa farmaceutica ospedaliera è determinata per quasi il 40 per cento da farmaci antitumorali che hanno un’attività marginale.
Molte delle attività riabilitative mancano di basi scientifiche, si pagano ancora le cure termali e c’è la tendenza - già operativa in alcune Regioni - di pagare anche i prodotti della medicina alternativa, in primis fitoterapia e omeopatia che non hanno alcuna base scientifica. Il Servizio sanitario nazionale può essere sostenibile solo se imboccherà la via del rigore scientifico anziché accontentare i produttori del mercato della medicina.
3) La ricerca scientifica. Il termine ricerca ricorre frequentemente nel testo ma quasi con un po di fastidio come se rappresentasse un attentato alla sostenibilità. La ricerca è vista in termini passivi come se fosse solo una spesa e non invece una componente essenziale di progresso e in definitiva di risparmio e di migliore allocazione delle risorse. Che questo sia il caso è evidenziabile dalla considerazione in cui è tenuta la ricerca in Italia. La spesa per la ricerca pone il Paese come fanalino di coda in Europa con conseguente penuria di ricercatori ed emigrazione intellettuale. Conce è possibile pensare di sostenere il sistema sanitario senza un adeguato intervento della ricerca scientifica? Un sistema così straordinariamente complesso che spende oltre 100 miliardi di curo all’anno non può prescindere dal dedicare una percentuale significativa delle sue risorse per migliorare il suo modo di operare.
In altre parole la ricerca è il principale strumento per mantenere non solo la sostenibilità ma anche per evitare che l’Italia sia solo un "mercato della salute" dominato dall’importazione. La sostenibilità è perciò possibile attraverso vie che sono certamente difficili e complesse ma che dovrebbero essere le vie portanti del libro bianco per la salute al fine di mantenere il Servizio sanitario nazionale quel grande bene
innovativo e rispettoso dell’equità che ne aveva determinato la realizzazione.


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Inserito sabato 30 maggio 2009


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